interviste

#TalkingWith Barnaba Fornasetti

Nato a Milano nel 1950, Barnaba Fornasetti è il figlio di Piero Fornasetti, fondatore dell’omonimo marchio di design Made in Italy - tra le principali aziende dell’alto artigianato italiano - celebre in tutto il mondo per la sua grafica inconfondibile.
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È nel 1988, in seguito alla morte del padre, che Barnaba Fornasetti prende in mano le redini dell’azienda. Da allora porta avanti fedelmente l’eredità paterna e, con lo stesso spirito pioneristico e la stessa passione, ne ravviva l’incredibile linguaggio visivo realizzando quelle che lui stesso ama definire “reinvenzioni”, ossia oggetti progettati ex novo utilizzando prevalentemente temi tratti dal ricchissimo archivio storico. Sempre el rispetto della tradizione artigianale, Barnaba Fornasetti avvia da diversi anni nuove collaborazioni e licenze: piastrelle in ceramica, tessuti, profumi per la casa, cravatte, lampade, tappeti, parquet e carte da parati, fino alla recente capsule collection realizzata con il brand giapponese COMME des GARÇONS. La sua inventività e il suo rigore gli valgono nel 2017 il MAD Visionaries! Award, il premio che celebra innovazione, eccellenza e creatività nel campo dell’arte e del design.
Desideroso di applicare la decorazione ad altre discipline, oltrepassando i confini del design, Barnaba Fornasetti ha curato mostre, edizioni monografiche sulla storia di Fornasetti (« Fornasetti: l’artista alchimista e la bottega fantastica », edita da Electa, è una vera Bibbia per gli amanti del marchio! ndr) e collabora da anni con l’universo del teatro e dell’opera lirica, passione familiare, quest’ultima, da varie generazioni. Appassionato di musica da sempre, e di musica lirica più di recente (grazie all’amico Simone Toni, poi Direttore d’orchestra nel Don Giovanni che Fornasetti ha prodotto nel 2016, ndr), Barnaba è anche un DJ super trendy e infiamma il dance floor delle feste più esclusive durante il Salone del mobile. Le sue serate sono un vero must e la crème de la crème della design week sgomita per avere un invito. Elegantissimo, dal fascino e dal talento fuori dal comune, Baranaba é un uomo che ama raccontarsi in modo generoso e informale. 

Raccontaci un po’ la storia del marchio Fornasetti. Tuo padre era un grande artista, vero?
Mio padre è nato artista, aveva la creatività nel sangue. Era scultore, pittore e amava tantissimo tutte le tecniche di stampa: incisione, acquaforte serigrafia... Allora un giorno si è comprato un torchio ed è diventato uno dei migliori stampatori in Italia negli anni ’30-‘40. Venivano da lui tutti i grandi dell’epoca - De Chirico, Manzù, Campigli - per stampare libri d’artista. La curiosità di mio padre per l’impiego di tecniche nuove l’ha portato a stampare anche su tessuto. Ha creato tantissimi foulard di seta con disegni eccentrici e molto innovatori per l’epoca. Da lì ha iniziato una collaborazione con Gio Ponti che è andata avanti fino agli anni ’50.

I disegni eccentrici di cui ci parli erano tutte idee originali di tuo padre?
Certo, lui aveva un’immaginazione infinita, ci ha lasciato un archivio visivo immenso.

Aveva fatto l’Accademia di Brera, giusto?
Sì, era iscritto a Brera. Un giorno l’hanno cacciato perché era troppo ribelle, poi però lo hanno ripreso e gli hanno pure dato una borsa di studio! E lui coi soldi della borsa, invece di metterli da parte, sposarsi e mettere su famiglia, ha preso un biglietto per un mercantile ed è partito per l'Africa. È stato là qualche tempo, poi è tornato all’accademia. Si è parecchio incavolato quando ha scoperto che a Brera avevano abolito il disegno dei nudi. Era l’epoca del fascismo e la cultura “ufficiale” era un mix tra puritanesimo cattolico e totalitarismo. Anche mio nonno paterno non voleva mandare mia madre a Brera che era considerato come un luogo di perdizione perché c’erano le donne nude.

È vero che in Italia, con la Chiesa, siamo sempre un passo indietro! Parlavi di tuo nonno, anche lui era un personaggio eccentrico come tuo padre Piero?
Sul nonno materno, non c’è un granché da dire a parte che era un gran conservatore, un fervente animalista (una volta se la prese con un cocchiere che frustava il proprio cavallo! ndr) e che fu campione italiano di ginnastica. Il nonno paterno, invece, era un personaggio, un tipo speciale. Amava la lirica ed era baritono, basso, tenore… faceva un po’ di tutto, diciamo che si adattava! Era anche importatore di macchine da scrivere tedesche, fu uno dei primi. 

Da questo nonno speciale, nasce un figlio ancora più originale: tuo padre. Non deve essere stato facile per te gestire il suo carattere fuori dagli schemi, ma allo stesso tempo deve essere stato una grande fonte di ispirazione.
Sì, ammetto che all’inizio era durissima, litigavamo sempre. Lui aveva un carattere intrattabile. Me ne sono andato di casa a 20 anni e ho lavorato per un po’ a Milano dallo stilista americano Ken Scott. Disegnavo tessuti per lui e in parallelo mi occupavo anche di stampa underground. Nel 1988 mio padre venne a mancare e fu un grande shock, non me lo aspettavo. Con la sua morte improvvisa non c’è stato un vero passaggio di consegna. È stata durissima. Ma dopo dieci anni di lotta è arrivata l’ora della crescita, della fama internazionale e ora il marchio va molto bene.

A proposito di fama, chi è la famosissima donna raffigurata nelle vostre stampe?
Lina Cavalieri, una cantante lirica.

Perché tuo padre l’ha scelta come icona?
Un giorno ha visto un suo ritratto sul giornale ed è stato affascinato dal suo volto. Un colpo di fulmine… diventato poi un colpo di genio! Ha preso quel viso, l’ha rivisitato a modo suo e l’ha trasformato nel «marchio di fabbrica» del design Fornasetti. Poi ha fatto anche delle ricerche approfondite su Lina Cavalieri, era diventata per lui una passione-ossessione. Ha scoperto che era una soprano di fine ’800 inizio ‘900: una star e allo stesso tempo una donna incredibile. Ci vorrebbe un articolo intero solo sulla sua storia. Aveva una vita piena di passioni, di uomini (D’Annunzio fu tra i fortunati, ndr), di scandali. Insomma, un personaggio incredibile! Non so se lo sapete, ma la morte di Lina Cavalieri è spettacolare come la sua vita. Un bombardiere americano che sorvolava Firenze sganciò la bomba proprio sulla sua villa. Lina aveva previsto di scappare, ma all’ultimo momento si era ricordata che non aveva preso i suoi amatissimi gioielli. Quando è rientrata per recuperarli, la bomba è esplosa… una morte tragica, ma da vera diva! I cittadini americani, tra cui c’erano molti fani di Lina Cavalieri, si sono arrabbiati quando hanno scoperto che una delle loro star preferite era stata uccisa da un loro aereo. E la risposta del governo è stata « La Cavalieri era una fascista ». Soltanto perché si era fatta accompagnare de Mussolini a fare un tour di Roma.

Caspita…era una vera eroina d’altri tempi! Senti, ma parliamo un po’ della tua musica ora. Perché noi ti abbiamo conosciuto la prima volta grazie alla tua attività da DJ. Quando hai iniziato?
Ho iniziato a fare musica negli anni ‘70, anche se sono sempre stato un appassionato melomane, grazie a mio padre. A casa ascoltavamo di tutto: musica classica, flamenco, cantautori francesi... Inoltre avevo un cugino più grande che ascoltava Elvis Presley e tutto quel filone Rockabilly. E poi sono arrivati i Rolling Stones e lí sono impazzito. Ho iniziato a mixare per amici, a delle feste, ma non ho mai veramente suonato uno strumento. Mio padre avrebbe voluto ma sai, quando si è giovani, si vuole fare sempre l’opposto di quello che i genitori ti consigliano.

Testo: Sara Waka & Federica Forte @ WAKAPEDIA

Photo: Tomaso Lisca

 

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