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In viaggio nell'Australia che non ti aspetti, tra Canberra e Melbourne

Quando si pensa all'Australia la mente corre subito a Sydney, ma questa terra immensa cela la sua anima più autentica in mete lontane dal turismo di massa. Come Canberra e Melbourne, l'una verdissima capitale e l'altra concentrato di energia: l'itinerario di viaggio alla scoperta dell'Australia meno conosciuta
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Photo courtesy of Gianluca Bruno

Sono circa le sei del pomeriggio quando Canberra svela il suo lato migliore. La nostra guida lo ha promesso: "Guardate nel bush, si nascondono proprio lì, tra i cespugli". Un uomo tutto d'un pezzo, barba e capelli bianchi, il cappello australiano sulla testa, dotato della testardaggine che ci vuole per avvicinare animali tanto affascinanti quanto timidi. Dopo tre tentativi falliti le nostre speranze sono al minimo, ma non le sue. Sa bene che, superata una curva nel cuore della capitale australiana, potremmo osservarli liberi, come solo in questa città è possibile. E così accade: i canguri sono lì, davanti ai nostri occhi, la luce del sole come una carezza sulla loro pelliccia. Perché Canberra, fedele al movimento delle città giardino imperante negli anni Dieci del secolo scorso, più che un capoluogo sembra un parco con le strade, disseminate di cartelli che indicano il possibile attraversamento dei canguri da lì a una manciata di chilometri, come sulle Alpi italiane accade con le mucche. 
 

Canberra, l'itinerario nella verdissima capitale australiana
 

Arriviamo a Canberra dopo un viaggio eterno, alleviato dall'esperienza di lusso della Business Class di Qatar Airways che, dal 1° luglio 2018, ha reso disponibile la pluripremiata Qsuite anche sui voli da e per la capitale australiana. Atterrati, ci appare subito chiaro quanto questa città non sia tra le destinazioni di prima scelta del turismo internazionale. Al nostro arrivo, l'aeroporto è deserto: solo io, i miei compagni di viaggio e una mamma in attesa della figlia con tanto di cartello Welcome Home. Nessun altro. Possibile che una capitale sia così fuori dal giro? Possibile, specie se si pensa alla sua storia, ma forse è proprio per questo che vale la pena di essere visitata.

All'inizio del Novecento il dibattito su quale città fosse la più meritevole di prendere il titolo di capitale era accesissimo, con Sydney e Melbourne avversarie e la palla al centro. Nessuna delle due la spuntò, tanto che Melbourne divenne capitale ad interim e fu deciso che un nuovo capoluogo sarebbe stato costruito tra le due città. L'area scelta fu quella di Canberra, il cui nome deriva dalla parola aborigena Ngunnawal Kambera, luogo d'incontro: si racconta, infatti, che in antichità ospitasse un corroboree, cerimonia ricorrente volta a celebrare il transito delle farfalle Bogong. E così, dopo la cessione da parte del Nuovo Galles del Sud, il governo federale indisse un concorso internazionale per la progettazione della città. Vincente fu quello di Walter Burley Griffin che, nel 1913, diede il via alla costruzione di Canberra. 
 

La National Gallery of Australia, dove l'arte occidentale dialoga con quella aborigena
 

Oggi sede del Parlamento e di altri monumenti e istituzioni come l'Australian War Memorial, la National Library of Australia e i National Archives of Australia, per rendersi conto di quanto sia la sintesi di diverse culture il museo da visitare è la National Gallery of Australia. Il dripping di Pollock è affiancato a opere d'arte aborigena, l'Infinity Room The Spirits of the Pumpkins Descended into the Heavens di Yayoi Kusama in esposizione fino al 2020, la meraviglia della luce che filtra attraverso l'installazione Skyspace di James Turrell, protagonista indiscussa del giardino. Ma è soprattutto The Aboriginal Memorial a colpire, testimone di una storia che nessuno, qui, ha la pretesa di dimenticare. Posta all'ingresso del museo, costituita da 200 simboliche bare aborigene, ricorda gli indigeni che, a partire dal 1788, hanno perso le loro vite cercando di proteggere questa terra. E se il sentiero che attraversa l'installazione è ispirato al Glyde River, le decorazioni sulle bare sono chiari riferimenti alle differenti tecniche pittoriche dei clan che, prima degli occidentali, hanno abitato, amato e difeso questi luoghi.
 

Canberra, lo spettacolo della natura visto da una mongolfiera
 

Al di là dei monumenti, la vera bellezza di Canberra sta nel suo rapporto viscerale con la natura. Verdissima, al posto dei piccioni che affollano la quotidianità milanese nel suo cielo volano cacatua rosa, al posto della densità di edifici tipica delle grandi metropoli ha prati e colline a perdita d'occhio, preservate dalla possibilità di costruire solo in pianura. A farci rendere conto di tutto questo è una sveglia puntata alle 4.30 di una fredda mattina d'inizio marzo quando, ancora buio, ci siamo diretti al punto di decollo della mongolfiera di Balloon Aloft Canberra. Sollevati a mezz'aria in un volo lieve come una piuma, l'incanto del sole rosso a intiepidire la città, i bambini appena svegli che ci salutano dalle finestre di casa, il freddo pungente di chi sta a centinaia di metri d'altezza senza rendersene conto, perché volare in mongolfiera può far paura a pensarlo, ma non a viverlo. 
 

Melbourne, l'eclettica capitale dello stato di Victoria
 

Arrivando a Melbourne da Canberra ci troviamo catapultati in un altro mondo. La città è in fermento: d'altronde, il mese di marzo in Australia è chiamato Mad March, soprannome che sta a indicare quanto, da Nord a Sud, il calendario di eventi sia fittissimo. E Melbourne è in prima linea, soprattutto per merito del primo Gp del Mondiale di F1 2019, che il 17 marzo ha visto sventolare la bandiera a scacchi sul circuito dell'Albert Park, e del Food & Wine Festival, rassegna di degustazioni, show cooking e attività culinarie in tutta la città.

Le molteplici anime della capitale dello stato australiano di Victoria si palesano alla prima occhiata. Lo skyline e gli edifici in mattoni rossi che ricordano New York, la Royal Arcade dal gusto tipicamente anglosassone, la società multiculturale evidenziata dai locali che affollano le strade, ora d'ispirazione italiana, ora asiatica, ora incentrati sul bbq, grande passione in tutta la terra australiana. Il comun denominatore è solo uno: il "diverso" vissuto come valore aggiunto e non come intrusione, perché Melbourne è una città che vive di molteplici storie. E, forse anche per questo, è anche una delle migliori al mondo in cui vivere. A dimostrarlo il suo secondo posto nell'annuale classifica delle città migliori del 2019 di Time Out Index: a essere sottolineati, l'indole creativa e l'approccio inclusivo. 
 

L'AC/DC Lane e la street art, cuore creativo della città
 

Camminando nei dintorni di Federation Square, il cuore della città, lo sguardo viene rapito da un graffito raffigurante Jimi Hendrix circondato da serpenti multicolori. E, più avanti, un omaggio a Black Sabbath, principesse Disney avvolte in un bacio saffico, una saetta formata da un numero indefinito di piastrine dedicate ai grandi del rock. È l'AC/DC Lane, galleria d'arte a cielo aperto diventata un luogo di culto e dedicata all'omonima band nel 2004, visto che nella vicinissima Swanston Street, nel febbraio del '76, fu girato il video di It’s A Long way to the top. Di vicoli sulla stessa scia, gioielli creativi lontani dalla folla, Melbourne è piena. Come Presgrave Place, una viuzza diventata un totem contemporaneo in cui si trova qualsiasi cosa. Graffiti politicamente scorretti, disegni incorniciati e appesi alle pareti degli edifici, l'insegna italiana di un sali e tabacchi, una minuscola porticina di legno da cui solo Alice nel paese delle meraviglie potrebbe passare (rigorosamente dopo aver bevuto la pozione). 
 

Dove fare shopping a Melbourne: Block Arcade e Royal Arcade
 

Melbourne cambia volto a ogni passo, nella contrapposizione che distingue le grandi metropoli. Travolgente e colorata grazie alla street art, sofisticata e d'altri tempi con le Arcade, gallerie dello shopping ispirate tanto al gusto inglese quanto a quello italiano, milanese per la precisione. È il caso della Block Arcade, storicamente il primo vero centro commerciale in città, costruita nel 1891 col preciso obiettivo di dar vita a uno spazio commerciale di lusso, sull'esempio della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. "I padri fondatori desideravano un luogo magnifico in cui fare i loro acquisti e la vostra Galleria era l'ispirazione perfetta - ci racconta Karen, la nostra guida di Visit Victoria - Se osservate il pavimento, il nesso è chiaro". E, in effetti, quel mosaico a perdita d'occhio ha molto di familiare. Ad affollare tanto la Block Arcade quanto la Royal Arcade, l'una a pochi passi dall'altra, i negozi e i locali più autentici della città. Come The Hopetoun Tea Rooms, antica sala da tè che venne costruita nel 1892 per la Victorian Ladies Work Association e, successivamente, dedicata a Lady Hopetoun, moglie del governatore dell'epoca. La carta da parati sui toni del verde, il servizio in porcellana e l'atmosfera d'antan fanno di questo il luogo ideale per assaporare il tipico dolce australiano: la Pavlova, dedicata alla ballerina Anna Matveyevna Pavlova e leggera come un tutù.
 

Melbourne, il ricordo vivo di un'eredità indimenticata
 

Al di là dell'architettura, oltre l'arte e lo shopping, l'essenza di Melbourne sta ben sotto la superficie. Lo intuisco quando, col naso all'insù tra gli edifici che affollano il centro, mi sento osservata. Il volto di un uomo domina la città, incastonato nella facciata di un palazzo. È il Swanston Square, la torre progettata da ARM Architecture e sviluppata da Grocon che, in un gioco di prospettiva e contrasto, porta il volto di William Barak, storico leader aborigeno. Una celebrazione, un monito, un ricordo che non ha bisogno di giornate internazionali per affollare le menti: l'Australia ha memoria e il suo popolo ama portarla alla luce.

Ed è Den, la guida nativa che ci accompagna durante l'Aboriginal Heritage Walk al Royal Botanic Gardens, a confermarlo. A ogni passo, gli alberi raccontano le abitudini e la storia di un popolo antichissimo dall'epilogo drammatico: i riti di iniziazione svolti arrampicandosi sull'Araucaria bidwillii, un gigantesco fusto dalle foglie appuntite come coltelli, l'uso del tea-tree come rimedio a tutti i mali, il profumo dell'eucalipto e del lemongrass, ingredienti del tè con cui Den ci congeda. Dalla sua borsa in pelliccia di canguro estrae la bandiera degli australiani aborigeni, disegnata nel '71 dall'artista luritja Harold Thomas. "Il nero, in alto, è la pelle scura dei nativi, il rosso, in basso, la terra su cui camminano e il giallo, al centro, il sole - racconta - La nostra storia, più viene ricordata, più acquisisce forza. Non dobbiamo e non vogliamo dimenticare, perché solo guardando al passato possiamo imparare come stare uniti su questa Terra, nostra madre universale". 
 

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