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"Women out of joint" day 2

Arte e donne
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Un'altra giornata entusiasmante per tutte le donne è andata in scena a Roma alla Galleria Nazionale! 

Womem out of joint, 3 giorni dedicati al femminismo, sta portando nella capitale, dei momenti di riflssione e di discussione ma non solo, padrona della seconda giornata è l'arte. Attraverso le performance visive e percorsi nel mondo della pittura. 

Mattatrice della serata è stata Michela Murgia, scrittrice e personaggio del web, che ha stregato la platea parlando delle sue "donne peggiori", le guastafeste che però sono indispensabili, quelle donne che abbiamo incontrato almeno una volta nella vita e che, qualche volta, siamo state.

Day 2

Lea Vergine. Ininterrotti transiti Videoproiezione con Annarosa Buttarelli

Carla Lonzi Out of Joint Presentazione di Annarosa Buttarelli con Maria Luisa Boccia. Segue tavola rotonda
Pensarsi donna, pensare il mondo da donna. Vivere da donna nel mondo. Non uomo, non persona o individuo neutro. E’ qui la radicalità del femminismo di Lonzi che inaugura la rivoluzione esistenziale e simbolìca del femminismo della differenza sessuale. L’estraneità e il separatismo dal mondo maschile. “la mia vita è la mia opera” afferma Lonzi per significare la presenza di distanza. Fare della vita un’opera è l’opposto di innalzarla a Valore assoluto, astratto. Vuol dire dare forma e significate alle esistenze e all’agire nel mondo nel segno della libertà femminile. E’ un gesto che va fatto personalmente, e in comune. Sapendo fare e disfare le tradizioni, culturali, politiche, affettive, a cominciare da quella femminista. per non fare del patrimonio ereditato una ricchezza immobile, ma trasformarlo in rapporto alle mutate esigenze del presente. C’è bisogno di rilanciare il gesto di Lonzi con rinnovata e mutata radicalità. Annarosa Buttarelli

Angela Marzullo. Listen: Radical feminism Videoproiezione con l’autrice
Trascrivere e tradurre l’archivio audio delle sessioni di autocoscienza del movimento femminista radicale italiano degli anni 70 è un esercizio difficile che aiuti però a stabilire l’equilibrio tra trascrivere le parole che corrono il rischio di essere perse e preservare la natura orale delle conversazioni. In effetti, l’oralità è una delle caratteristiche essenziali dell’archivio. Registrando le discussioni che hanno avuto luogo durante le sessioni di autocoscienza, le femministe italiane hanno dimostrato l’importanza e valore del lavoro svolto. Nello stesso momento, la scelta di registrare le loro conversazioni pone alcune domande: Avevano l’intenzione di trascrivere le loro sessioni? Avevano immaginato una specie di «maratona di trascrizione»? L’hanno realizzato? Se si, cos’è successo con la documentazione scritta? È stata persa o distrutta? Se invece non avevano l’intenzione di trascrivere le registrazioni, erano consapevoli delle qualità femminili e femministe intrinseche del medium orale?

Il femminismo è una performance: poetiche del divenire donna Raffaella Perna.
Negli ultimi anni il rapporto tra arte e femminismo in Italia è stato al centro di una nutrita serie di ricerche e di mostre che, prendendo le distanze dalla storiografia consolidata, hanno posto in luce la centralità del pensiero femminista nel lavoro di numerose artiste attive nel nostro Paese nella seconda metà degli anni Sessanta e soprattutto nei Settanta. Alla luce dei recenti studi, l’intervento intende riflettere sull’opera di alcune autrici italiane, non necessariamente coivolte in prima persona nei movimenti femministi, ma nella cui opera è possibile rintracciare pratiche e tematiche strettamente connesse con la riflessione femminista e con la critica al sessismo del sistema artistico occidentale. Insieme al lavoro di autrici come Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Tomaso Binga, Paola Mattioli, Cloti Ricciardi, Libera Mazzoleni e di collettivi come Il Gruppo del Mercoledì o la Cooperativa di Via Beato Angelico, l’intervento propone inoltre una riflessione sull’esperienza di alcune critiche d’arte e curatrici italiane, come Anne Marie Sauzeau e Romana Loda, che hanno favorito con i loro scritti e le loro mostre precoci scambi tra le ricerche artistiche italiane e quelle internazionali, e hanno contribuito al fiorire di un dibattito ‒ in Italia presto interrotto ‒ sul legame tra arte e genere.


Arte e femminismo in Italia negli anni Settanta: le artiste, la critica, le mostre Paola Mattioli.

Ci vediamo il mercoledì, gli altri giorni ci immaginiamo Eli Vásquez.
La “Marcha de las Putas” (“Slutwalk”) è nata in Canada nel 2011, a fronte delle dichiarazioni del poliziotto Michael Sanguinetti durante una conferenza sulla sicurezza cittadina, avendo affermato che “le donne devono evitare di vestirsi “da puttana” per non cadere vittima di violenza sessuale”. “La Marcia delle Puttane” è una denuncia pubblica contro tutte le forme di violenza verso le donne e contro la struttura sociale e istituzionale che la riproduce e la giustifica. La marcia ha percorso, fino ad oggi, più di 60 Paesi.

Alternativismo: cinque conversazioni Francesca Perani. RebelArchitette. Empowerment e attivismo digitale

Julia Antivilo. Lacrime di sangue Performance. 
Performance musicale in cui un tango dal titolo Lágrimas de sangre (Lacrime di sangue) viene cantato a due voci (maschile e femminile). Così come nei vecchi spettacoli di varietà, vengono incarnati due generi in un corpo solo, una riflessione sull’amore romantico e sulle sue violenze nei rapporti di coppia.

Rosa Ferré. 1000 mq di desiderio Assolo

Michela Murgia. Le donne peggiori Assolo

Cocktail d’amore Aperitivo
#metoo #youtoo #wetoo. Parole Out of Joint Poetry event a cura di Eva Macali con Alessandra Carnaroli, Sara Davidovics, Bianca Menna, Jonida Prifti, Lidia Riviello, Sara Ventroni, Valentina Vella

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