Fashion

Givenchy: A Love Letter

Le passioni tormentate di Virginia Woolf e una dichiarazione d‘amore a monsieur Hubert de Givenchy. Clare Waight Keller sceglie note romantiche per comporre il pentagramma haute couture della Maison
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Giulia Theller @ Whynot Models: abito con volant plissettati, di pizzo, organza e tulle. Anna Herrera @ Supreme Management: abito bustier di seta jacquard e maxi cappello. Sophie Martynova @ Ford Models: abito asimmetrico di organza plissettata dipinta a mano. Ajok Madel @ Oui Management: abito di pizzo, organza e tulle plissettati. Hakima Duot @ Girl Management: abito di organza. Lina Zhang @ Elite Paris: abito bustier in taffeta cloqué jacquard, maxi cappello. Caterina Ravaglia @ IMG Models: abito completamente ricamato con paillettes, lustrini e fiori in dégradé. Sara Blomqvist @ Viva Paris: robe manteau di gazar di lana e seta double con gonna a tulipano. in queste pagine Anna Herrera @ Supreme Management: abito con bustier e gonna monumentale di seta jacquard con coda, cintura di vernice e maxi cappello in strati di organza sovrapposti. In tutto il servizio abiti e accessori, Givenchy Haute Couture.

Un romanticismo struggente. Una lettera d’amore. Come quella scritta da Virginia Woolf al marito prima di sucidarsi. O come le parole, colme di passione, dedicate allʼamata poetessa Vita Sackville-West. Clare Waight Keller, direttrice artistica della Maison, parte da qui per raccontare la trionfale alta moda portata in passerella per Givenchy. L’ispirazione è l’amore e tutti i suoi colori. «Questa collezione racchiude molte delle mie emozioni e lʼincredibile relazione sentimentale tra Vita e Virginia. Ho cercato di trasmettere questa intensità attraverso il colore, gli jacquard e i ricami alternati alle linee pulite di Hubert de Givenchy, al quale in un certo senso ho voluto scrivere la mia lettera d’amore, dedicandogli questa collezione», ha spiegato la designer. «Per rendere omaggio allʼopera di monsieur, alle sue creazioni dei primi anni Cinquanta ma anche al lavoro straordinario che ha portato avanti con i suoi atelier, sublimando la silhouette delle donne». Le emozioni scivolano delicate, vestendo il colonnato del Couvent des Cordeliers di Parigi. Lʼaria vibra sulle note di un’orchestra da camera, magicamente sospesa, che intona le composizioni di Philip Glass per “The Hoursˮ. Gli occhi si chiudono e la mente trova ristoro in un giardino onirico. «È una metafora... Un segnale di vite vissute. Di amicizia, nutrimento, di passato e amore. Di storie e passione», ha detto ancora. Per il suo racconto si è ispirata anche ai segreti botanici della Sissinghurst house, curati dalla stessa Sackville-West – «uno dei posti più romantici di tutta lʼInghilterra... ne sono ossessionata» –, e ai giardini che monsieur Hubert amava, come quello della sua residenza estiva, Clos Fiorentina, nel sud della Francia. E prendono vita nelle sale di quello che fu uno dei luoghi simbolo della rivoluzione francese, dove incedono figure maestosamente regali. Indossano gonne ricamate di fiori 3D dagli strascichi chilometrici. Cappe dalle spalle vestite di crine svettanti. Tuniche che diventano arricciature architettoniche. Jupe a cupola incrostate da cascate di fiori. Esplosioni di rouches dai colori vividi, che mimano le fioriture primaverili. Ma anche vesti immacolate scolpite nel pizzo o pepli fluttuanti dalle cromie estreme. A incorniciare il volto sono i cappelli: parabole giganti di organza stratificata, con un fascino da diva d’altri tempi. E accompagnano le ball gown ma anche la sposa vestita di pizzo virginale. «Una maison come Givenchy deve creare moda; deve sollecitare desideri e aspirazioni attraverso pezzi speciali che non si trovino ovunque. Eleganza per me è cura del dettaglio, precisione della linea, non la rigidità delle regole del tempo passato. Il mio Givenchy voglio che sia così, lavoro sul lungo termine perché il messaggio diventi chiaro. Le rivoluzioni immediate non fanno per me», ha concluso. «La couture è davvero lʼessenza più pura della moda, è la quintessenza di una Maison. Ed è a questo universo di sperimentazione, eleganza e lusso che tutti guardano. È e deve essere lʼapice onirico della moda».

Foto Pierre-Ange Carlotti
Testo Giampietro Baudo

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