interviste

Due chiacchiere con Vìen

by Cristiana Rivellino Santella
12.10.2017
Vìen, in occasione dell'ultima mfw, ha presentato una delle nostre collezioni preferite. Abbiamo incontrato Vincenzo Palazzo, mente creativa che in questa intervista ci ha svelato che...
Vìen PE 2018

L'OFFICIEL: Ciao Vincenzo, raccontaci delle tue origini e del tuo percorso. 

VP: Sono nato in Puglia, a Putignano e sono molto legato alla mia terra, dove tuttora vivo. Come spesso capita, a19 anni sono “scappato” dal mio piccolo paese e ho iniziato un’esperienza di vita che mi ha portato da Milano a Londra, passando per Chicago. A 20 anni mi sono fermato a Milano, mia seconda casa. Ho sempre inseguito la mia passione per l’arte - specialmente il disegno - la musica e questa mia “ossessione” per gli abiti. Ho vissuto per anni nell’ambiente musicale, prima come musicista e spettatore, poi ho trasformato questa passione in un lavoro. Da anni organizzo eventi musicali e ho un club a Putignano dedicato alla musica elettronica, il Kode1. Gli abiti sono una vera e propria ossessione, fin da piccolo, nata seguendo le mani di mia nonna che faceva la sarta. Disegnavo cappelli e abiti e la pregavo di realizzarmeli. Una curiosità che mi ha sempre spinto a cercare di capire i cartamodelli, il taglio, la confezione; provare gli abiti, capire cosa c’è negli armadi della gente e poi investire ogni risparmio in vestiti, sneakers e musica sono passaggi che mi hanno portato a definire il progetto Vìen. Ho provato più volte a concretizzare questo sogno, senza però riuscirci. Tutto è partito quando ho incontrato Elena Nitti: senza di lei Vìen non sarebbe Vìen. Il nome del brand viene infatti dall’unione tra per  di Vincenzo e le iniziali En di Elena Nitti. Tutto questo ci porta qui, ad una collezione che è alla sua seconda stagione, in calendario a Milano Fashion Week.

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Elena Nitti, braccio destro di Vincenzo Palazzo

L'OFFICIEL: Quando hai deciso di realizzare una tua linea? 

VP: La prima volta che ho pensato di concretizzare il mio progetto è stato 12 anni fa ma i tempi non erano maturi. Cinque anni fa ho incontrato Elena (appena laureata in modellistica) e con lei che ha condiviso la mia visione, ho dato vita al progetto. Elena è una amica prima che una collega e riesce a interpretare alla perfezione la mia visione, le collezioni di Vìen sono il risultato della nostra sinergia ed è la cosa che mi rende più felice ogni volta che un capo prende vita. Lei è la metà perfetta di Vìen.

L'OFFICIEL: Chi ti ha supportato nella tua crescita professionale? 

VP: Vengo da una famiglia di imprenditori lungimiranti. Mio padre e mia madre sono persone speciali, più fratelli maggiori che genitori, che mi hanno incoraggiato a seguire i miei sogni con tenacia. Mia madre mi affianca nel progetto Vìen per la parte amministrativa e commerciale, nonostante i suoi mille impegni lavorativi. Le donne della mia vita sono figure chiave come mia madre Antonella e Elena che lavora con me sulla collezione.

 

 

 

L'OFFICIEL: Da cosa sei ispirato? 

VP: La mia creatività è nutrita dalle mie visioni, da ciò che mi circonda, dalla mia vita di tutti i giorni. Quando progetto le collezioni raccolgo gli input del momento, che mescolo con i ricordi del passato. Tutto prende vita la notte, quando chiudo gli occhi prima di addormentarmi o al risveglio. La veglia è quel momento di quiescenza in cui tutto prende forma. Dopo un primo momento di raccolta di idee, il momento di massima creatività è dato dalla concentrazione e dal silenzio in cui riesco a unire tutto come in un grande puzzle. Poi metto tutto su carta e discuto con Elena ogni singolo capo e ogni particolare da sviluppare e trasformare in abito, come un dipinto a quattro mani. 

L'OFFICIEL: Sembra di capire che la musica sia parte integrante del tuo processo creativo: che rapporto hai con questa? 

VP: La musica è sempre stata linfa vitale, la colonna sonora di ogni mio ricordo, il sottofondo di ogni istante. La musica mi accompagna e mi attraversa, mi conosce e io conosco lei come una vecchia amica. Fin da quando uscivo per andare a scuola mettevo le cuffie per isolarmi dal mondo e immergermi nel suono; passavo più tempo nel negozio di dischi di Putignano che a scuola, spendevo tutti i soldi anche quelli dei libri per la musica. Un’adolescenza passata a suonare la chitarra e sognare di diventare il “the next big thing”. Una devozione e amore nei confronti della musica nata dai miei zii con i quali ho passato la mia  adolescenza: le loro camere erano piene di ritagli di fanzine della musica di Michael Jackson, Spandau Ballett, Tears for Fears, The Smiths. La musica e lo stile della New Wave anni 80 attraversano le collezioni di Vìen: dall’omaggio a Morrissey nel finale della prima sfilata al titolo della collezione SS18: “Out of the Blue, out of the black” omaggio a Neil Young e Kurt Cobain. Amo la musica e la sub culture che ne derivano. Ogni scena musicale ha sempre avuto la propria divisa, il proprio grido di rivolta, che cerco di esprimere in ogni capo. Sopratutto quell’anima Punk che non mi abbandona mai.

 

 

L'OFFICIEL: Quanto sei influenzato dai social media?

VP: Minimamente: li vedo come una grande opportunità di condivisione, un potersi esprimere al mondo e nel mondo, in una maniera capillare e sempre più diretta e veloce. Capisco però che dà un accesso e una visione istantanea di ciò che accade intorno a noi, nel mondo, eliminando le distanze fisiche. Ora basta uno smartphone per vedere cosa succede nella moda, cosa la gente mangia o ascolta da una parte all’altra del mondo. Preferisco però sempre l’esperienza diretta e fisica del reale, toccare con mano, poter vedere con i miei occhi senza uno schermo di mezzo, sentire dal vivo i suoni e profumi: la creatività vuole essere nutrita da esperienze reali e non mediate. Preferisco di gran lunga fare un viaggio, andare ad un concerto, stare su una spiaggia piuttosto che guardare le vite degli altri su Instagram. 

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