Hommes

American Dream

“L'onestà è il primo capitolo del libro della saggezza” (Thomas Jefferson)
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La Corvette non è un’automobile. È una leggenda. L’incarnazione americana della velocità su quattroruote. È un simbolo. È una dichiarazione d’intenti.

La prima Corvette nacque nel 1953 quando Harley Earl, uno dei più importanti designer automobilistici statunitensi, convinse General Motors a realizzare una vettura sportiva a due posti. Si chiamava C1. La produzione non si è mai fermata e oggi siamo alla settima generazione (C7). Da sempre quindi, è la vettura sportiva statunitense per antonomasia.

 

Riuscire ad averne una in prova, su suolo europeo, è piuttosto difficile. L’opportunità di stringere il volante di questa Stingray ci è arrivata da Cavauto, che essendo il più grande dealer italiano del marchio, ha ottenuto da General Motors la possibilità di avere un ampio parco stampa. Fondato nel 1980, Cavauto è oggi distributore ufficiale dei marchi Cadillac, Corvette e Chevrolet US, Dodge e RAM, MILITEM ed è anche importatore per Chrysler, Ford US, GMC, Lincoln e Jeep US. 

Ecco la nostra “Vette”. È bianca - o meglio, è color Artic White. È convertibile, quindi diventa spider. Ha degli enormi cerchi neri (19" all'anteriore e 20" posteriormente, ndr) che lasciano intravedere le pinze dei freni gialle.

È bella, è bellissima. Le Corvette sono sempre state belle, ma questa è un piccolo capolavoro. Sì, ha quattro terminali di scarico e ha un cofano anteriore che molto muscoloso, stile body builder. Sembra un giocattolo, di quelli che si sognano da bambini. E non c’è niente di male: anche una Huracan, una 488 o una R8 lo sembrano. La Stingray però, da questo punto di vista, sembra più proporzionata. È davvero bella. Non c’è che dire. Il nuovo telaio in alluminio, più leggero e più rigido del precedente, sostituisce quello in acciaio. Le strutture in fibra di carbonio e materiale composito riducono ulteriormente il peso.

Per accenderla poi, non è nemmeno necessario entrarci: basta tenere premuto il pulsante della sua chiave elettronica per svegliare il suo V8 da 6.2 litri e iniziare a sorridere. Così, senza nemmeno essere saliti a bordo.

Questo modello è dotato di sedili Competition Sport in carbonio. Bastano due regolazioni minime alla seduta e una al volante ed per la posizione di guida perfetta. Fatto più unico che raro. Al centro della consolle centrale il selettore della modalità di guida: si parte in Economy. Naturalmente dopo centro metri si sorvola la modalità Touring e ci si ferma su Sport. La nostra preferita. Le impostazioni di guida sono in tutto cinque: Weather, Eco, Tour, Sport e Track; consentono di adattare questa Stingray alle proprie esigenze e alle condizioni del fondo stradale. 466 cavalli e oltre 600 Nm di coppia la fanno passare da 0 a 100 in 4.2 secondi e le fanno raggiungere una velocità massima di oltre 280 km/h. L'Active Fuel Management - progettato per garantire la massima potenza quando necessario e l’efficienza nei consumi quando richiesto - disattiva quattro cilindri durante il tragitto e offre tutti e gli otto cilindri con un tocco all’acceleratore. E’ utilizzabile o disabilitabile a discrezione del guidatore. Una vera chicca.

Quindi decidiamo di portarla in quota, quasi in cima al Mottarone già innevato. La strada Borromea in salita è tortuosa e ricoperta da aghi di pino, sconnessa e - per fortuna di eventuali motociclisti e per sfortuna degli animali che popolano il bosco circostante - priva di traffico.

La Stingray sa fare molto bene quasi qualsiasi cosa e nelle curve di qualunque raggio (supporta accelerazioni laterali fino ad 1.03 g, ndr), non è da meno. Discretamente agile nonostante la sua mole, è in realtà a suo agio ovunque. Con le gomme termiche sta bene anche sulla prima neve di stagione. Chi l’avrebbe mai detto? Certo, è cosi bassa che il suo muso “gratta” anche in presenza della più lieve asperità del manto stradale, anche se se si procede a passo d’uomo. Non importa quale modalità di guida si abbia scelto, è sempre rigida. A lei piace così. E a noi anche.

Una convertible a due posti con oltre 400 cavalli che suonano come il settimo cavalleggeri di un western Hollywoodiano e che incarna una leggenda non si pagherà poco, penserete voi. E invece, rispetto alle sue concorrenti europee, costa circa il 60% in meno. Certo, il suo V8 non consuma poco. Ok, siamo d’accordo. Ma procedendo in autostrada a 135 km/h, in ottava marcia e con il cruise control, questa Stingray sorprende. È una sportiva vecchia maniera, è pura. Quindi è anche onesta. E l’onestà, si sa, paga sempre. 

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