Intervista a Jeanne Damas, special guest Jacquemus - L'Officiel
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Intervista a Jeanne Damas, special guest Jacquemus

A ventisei anni, è riuscita a distinguersi dalle altre it-girls del momento, incarnando uno stile che non è soltanto parigino, ma straordinariamente francese. Un'attitudine che la diretta interessata ha voluto chiarire, a due voci, a "L'Officiel" con l'aiuto dell'amico Simone Porte, direttore creativo di Jacquemus.
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Ben prima dell’avvento di Instagram e Snapchat, Jeanne Damas - alias Crevette Liloo - è stata tra le prime e più giovani fashion blogger della piattaforma Skyblog. Mentre frequentava ancora le superiori su quello spazio condivideva con sconcertante franchezza la sua visione della moda. Poco meno di un decennio più tardi, grazie agli oltre 900.000 follower su Instagram, è diventata una delle più importanti influencer francesi. Al suo attivo vanta un contratto con l’agenzia di modelle Viva, una capsule collection per La Redoute, l’incessante attenzione riservatale da marchi quali Comptoir des Cotonniers e Gucci, un’apparizione nel film “Rock’n’Roll” di Guillaume Canet, un libro scritto in collaborazione con la giornalista Lauren Bastide, “À Paris” (Grasset). E per finire, tra gli altri progetti, il lancio di una linea di cosmetici il prossimo novembre. Secondo una delle sue migliori amiche, la designer di lingerie Yasmine Eslami: «Jeanne è nata e cresciuta a Parigi e a Parigi è sempre stata fedele come rivelano i suoi gusti e i suoi angoli preferiti della capitale, ma incarna soprattutto la proverbiale libertà della donna francese».

In effetti non rappresenta solo lo chic parigino, ma più in generale l’eleganza made in France. «Jeanne si distingue per il portamento, il fisico “moderno” e l’irresistibile simpatia», sostiene Mathilde Favier, direttrice delle pubbliche relazioni della Maison Christian Dior. Nonostante la giovane età e la grande popolarità, non ha pretese da diva». La si potrebbe accostare alle icone più fresche dei sixties come Jane Birkin. Sebbene Jeanne si schermisca e respinga il paragone, non si può fare a meno di notare le somiglianze. Stessa chioma castana, stessa immutabile frangetta, identica finezza di tratti. In breve, due donne cui tutte vorremmo somigliare.

Niente di più semplice: lanciando Rouje, due anni fa, ha dato a chi la apprezza l’opportunità di regalarsi i capi che indossa anche lei. Secondo l’amica Nathalie Dumeix, stilista della griffe, l’idea era «creare modelli per il guardaroba ideale di Jeanne, prendere spunto dal suo dress code. E la nascita di Rouje ha costituito per lei anche l’occasione di circondarsi delle donne di cui apprezza il talento. Il suo senso dell’amicizia è d’altronde ciò che la distingue dagli altri influencer. Di più, come sottolinea Mathilde Favier: «Il suo gusto è davvero raro: ha sempre il giusto look, il trucco perfetto. È stimolante. E ha un animo garbato, lo si avverte in ciò che fa e in ciò che indossa», sempre in maniera disinteressata. D’altra parte non è legata a Dior da nessun contratto. Per quanto riguarda il successo di Rouje, Nathalie Dumeix lo attribuisce «alla freschezza delle sue proposte e al suo modo di valorizzarle. Da It-girl a It-griffe».
Le donne cui si ispira Jeanne Damas? La madre, le sue amiche, le attrici italiane e la sorella Louise, creatrice di gioielli, che ricambia l’ammirazione: «Ciò che mi colpisce di più di Jeanne è la sua spontaneità. È istintiva e tutto sembra ovvio nel suo percorso. Penso che sia quello il segreto del suo successo». Il suo credo? La femminilità, sempre e comunque. Una visione che condivide con uno dei suoi amici più cari, Simon Porte Jacquemus. Per la prima volta, queste due figure di spicco dell’attuale moda francese si prestano al gioco dell’intervista incrociata.

L’OFFICIEL: Come vi siete conosciuti?
Simon Porte Jacquemus: «Da adolescenti avevamo ciascuno il proprio blog. Mi sentivo abbastanza isolato dove vivevo e Internet mi ha aiutato a scovare altri appassionati di moda, uno su tutti Jeanne. Comunicavamo via mail e un giorno abbiamo deciso di incontrarci. La prima volta che sono venuto a Parigi, ho dormito da lei». Jeanne Damas: «Come tanti altri ragazzi della nostra generazione abbiamo incontrato i nostri migliori amici grazie a Skyblog e Myspace. Quando avevo quattordici anni, nel mio giro di amicizie non c’era nessuno che avesse interesse per la moda, a differenza di Simon. Lui come me scattava un sacco di foto, immortalava look, ambienti, vacanze».

L’O: Il vostro primo ricordo comune legato alla moda?
J.D.: «Quando Simon ha lanciato il suo marchio ero ancora al liceo, ma ho posato per lui. Per lo shooting abbiamo scelto un quartiere modernissimo, Beaugrenelle, distante dai cliché della Parigi haussmanniana. Ricordo di essermi truccata in fretta e furia in un parcheggio».

L’O: Cos’altro vi unisce oltre all’interesse per la moda?
J.D.: «Ci somigliamo nel modo di vivere la quotidianità, ci piace essere circondati dai nostri cari, condividiamo il desiderio di viaggiare, di educare il nostro sguardo. E siamo entrambi sempre a caccia di immagini interessanti da diffondere attraverso i social network, è una vera ossessione».

S.P.J.: «Sì, condividiamo questa curiosità. Un altro punto in comune è che abbiamo entrambi mantenuto i piedi ben saldi per terra. Ho sempre visto Jeanne insieme alla sorella, con il padre o la madre, in una cornice familiare molto semplice».

L’O: Qualità e difetti in comune?
J.D.: «Siamo entrambi molto impazienti, estremamente diretti. La cosa poteva costituire un problema, ma la scelta di non fare concessioni si è invece rivelata un vantaggio. Con il tempo, io che ero sempre del tutto franca, senza filtri, sono diventata più posata, pacata. Una dolce nonnina».
S.P.J.: «Non è con lei che voglio ballare!» (ridono)

L’O: Jeanne, il credo da seguire se si vuole star bene nella propria pelle?
J.D.: «Giocare con i propri difetti. Le francesi sanno bene come si fa: non sono ossessionate dalle messe in piega e non si preoccupano se hanno i denti un po’ storti. Bisogna amare le proprie particolarità perché se si cerca di cambiare tutto di se stessi, non ci si accetterà mai. A me piacciono anche cose che in genere vengono considerate di cattivo gusto: il rossetto che deborda un po’, la bretella del reggiseno in bella vista...». 

L’O: E qual è, secondo te, il capo indispensabile in un guardaroba femminile?
J.D.: L’abito incrociato. L’ho visto dappertutto, indossato da donne di tutte le età e di ogni corporatura. È universale.

L’O: Simon, un dettaglio che ti affascina in una silhouette femminile?
S.P.J.: Mi piacciono le grandi scollature, le bretelle sottili, le gonne molto corte...

L’O: Simon, perché pensi che Jeanne sia la nuova incarnazione dello chic francese?
S.P.J.: Ho sempre pensato che la sua bellezza sia universale. Potrebbe piacere a mia nonna come a mio fratello o a mio zio. E quando la si conosce si scopre anche quanto sia divertente il suo modo di fare, di interagire con le persone. Finge innocenza e commette gaffe spettacolari!

L’O: Jeanne, cosa ti dicono le creazioni di Simon?
J.D.: Simon e io, condividiamo la stessa visione della donna: sensuale, impertinente, istintivamente sexy, spensierata. Senza seguire le tendenze, Simon propone abiti che si possono far propri, in cui ci si sente libere, più forti.

L’O: Simon, qual è la tua opinione su Rouje?
S.P.J.: Lo ammetto, sono rimasto spiazzato quando Jeanne mi ha informato che avrebbe lanciato un suo brand. Le ho detto: “Ma davvero, sei una stilista adesso?” Poi, vedendo quante ragazze indossavano i suoi vestiti, ho capito dove voleva andare a parare. Il suo marchio è lei. Un po’ come Inès de la Fressange negli anni Ottanta, Jeanne incarna la donna francese in questo preciso istante.

L’O: Jeanne, a cosa ti ispiri per le tue proposte?
J.D.: Rouje insinua nello stile parigino – giacche e jeans da maschiacci – un tocco di femminilità, ma non troppo calcolato. Un corpetto o una gonna lunga da portare con una morbida crocchia, un fiore di plastica tra i capelli.

L’O: Come spieghi l’eccellente accoglienza riservata a Rouje?
J.D.: Non mi aspettavo tutto questo successo. Ci ha spiazzato un po’. È imprescindibile che io ami e indossi tutti i capi che proponiamo perché spetta a me pubblicizzarli. I creativi di Rouje sono tutti dei cari amici, sono le stesse persone con cui ceno e vado in vacanza. Il mio modo di comunicare ha probabilmente contribuito anch’esso all’affermazione della griffe, so come mostrare le cose. Per il libro À Paris ho voluto semplicemente scattare delle foto dove vivevo, niente di sofisticato. Non ho nessuna intenzione di crearmi un personaggio, voglio solo restare il più fedele possibile ai miei gusti.

L’O: Jeanne e Simon, la vostra amicizia è per la vita?
J.D.: Certo, Simon e io siamo proprio “fuori moda” per quanto riguarda l’amicizia, ci vediamo spesso tra noi, non aspettiamo di incontrarci ai cocktail. Ci siamo guardati crescere nel corso degli anni, un po’ come capita tra compagni di scuola.
S.P.J.: E so che tra dieci anni ci frequenteremo ancora, che ci saremo sempre l’uno per l’altra. All’inizio delle nostre carriere ci siamo aiutati a vicenda, ma nessuno dei due ha mai cercato di sfruttare l’altro. La nostra è un’amicizia senza secondi fini.

Gioielli Tiffany&co

Foto Daria Kobayashi Ritch

Styling Chris Horan

Jeanna Damas

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