Fashion Week

Viva la couture, viva Valentino

L’ultimo giorno dell’alta moda di Parigi incorona Pierpaolo Piccioli e la collezione creata per l maison romana, in un trionfo di glam e raffinatezza. Applausi a scena aperta anche per la collezione Artisanal di Maison Margiela, dove John Galliano racconta una borghesia cyber-industriale
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Glam is back. And it’s Very Valentino 

«I grandi couturier non avevano temi da seguire, creavano con libertà… In questa collezione ho cercato di lavorare su una couture dell’inconscio… Ho voluto sottolineare l’idea di unicità. D’altronde come diceva Carl Jung: L’unicità è ciò che rende identici tutti gli esseri umani». Nel pensiero di Pierpaolo Piccioli, anima creativa di Valentino, c’è tutto quello che l’ha guidato nel creare la magnificente collezione della maison che ha chiuso la settimana della haute couture parigina. Una processione di creature uniche, speciali e sorprendenti. Accomunate da un solo linguaggio: quello di un certo glamour anni 70 e 80, da diva. Un gala very Valentino, modernamente hollywoodiano e raffinatamente contemporaneo. Per creature sontuose e regali, che incedono maestose riempiendo la stanza con il loro portamento fascinoso. Figlie del vocabolario estetico del fondatore, Valentino Garavani, ma traghettato nell’oggi. Tra volute di ruches e cespugli di volant, piegature architettoniche e cromie sorprendenti, strascichi maliardi e scolli provocanti, circonferenze aristocratiche e vite affusolate. La sinfonia d’insieme è un crescendo di bellezza. Con Stella Tennant, fasciata in una gonna a sirena e velata da un blusa di rosa impalpabile, ad aprire lo show e Adut Akech a chiuderlo, incorniciata da un aureola di piumaggi delicati. In mezzo giochi di optical, fioriture astratte, bagliori da red carpet e ricamature preziose. Ma soprattutto quegli acuti di rosso, colore feticcio della maison romana. Che diventa l’emblema di un ponte tra passato e futuro, tra una storia gloriosa e un domani importante. Hannelore Knuts indossa una tunica scarlatta, in un unione inattese di voile e velluto, con il busto velato e un grande manto che avvolge morbidamente la figura. In testa una corona di coralli, quella stessa corona che le modelle indossavano nel 1967 durante uno show a Capri della maison, documentato dal fotografo Paolo di Paolo, presente in prima fila allo show e chiamato a raccontare il nuovo targato Piccioli. Un racconto onirico. Decisamente Very Valentino

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La memoria borghese dell’Artisanal di Maison Margiela

Gesti della memoria. Raffinatezze delicate che raccontano un passato glorioso. Per la nuova stagione della collezione Artisanal di Maison Margiela, John Galliano sceglie di raccontare una borghesia cyber-industriale, unendo due opposti in un racconto speciale. Che prende vita nelle sale decadenti di un cantiere bourgeois tinteggiato di fucsia. Delicate ed eteree si muovono le sue creature che popolano lo show co-ed della griffe. Con le sottovesti laserate, dalle cinte di scotch, e i coat diroccati, scomposti e riassemblati, o completi formali che si ingentiliscono di trasparenze e fiocchi. Il profumo che ammanta lo show è quello di un’antichità regale. Fatta di tessuti gloriosi, di costruzioni monumentali, di architetture da atelier e mise sartoriali. Che perdono ogni frammento di perfezione per diventare note di un pentagramma apparentemente stonato, ma pronto a suonare una sinfonia avanguardista tutta nuova. Che conquista. 

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La casa nella prateria di Viktor & Rolf

L’upcycling tanto di moda diventa il cuore pulsante del pensiero di Viktor & Rolf. Perché i due designer olandesi per raccontare la couture della primavera-estate 2020 scelgono di guardare a La casa nella prateria e al mondo delle Holly Hobbie per immaginare la loro nuova collezione couture. Che si materializza sontuosa su un tappeto di paglia intrecciata. Svelando una parata di bamboline wild, dal corpo ricoperto di tattoo, ma vestite di patchwork delicati, fanciulleschi. In un turbinio di fiorellini e piccoli motivi delicati che tanto sarebbero piaciuto a Laura Ashley. A completare il look, fatto di vestine a ruota, di gonnellino gitani e di baby doll childish, sono cappelloni giganti in carta stagnola. A creare lussuosi scarecrow in versione femminile. Perché nell’atelier di Viktor Horsting e Rolf Snoeren l’alta moda sconfina nel territorio dell’arte. E gli abiti sono destinati a entrare in musei e gallerie private piuttosto che negli armadi di qualche ricchissima cliente dell’alta moda. 

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