Hommes

The Now Icon: Ricky Martin

Oltre 90 milioni di album venduti, 500 nominations, hits come “Livin’ la vida loca” e “Maria” gli hanno valso il titolo di re del Pop latino. Ma anche l’impegno contro la tratta di esseri umani
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TOM FORD Bomber di pelle e maglia di cotone traforato.

Trentasette anni di carriera (ha ini- ziato a 12 anni con la band Me- nudo), 90 milioni di album venduti, 500 nominations, compreso un Emmy per il suo ruolo nella serie tv “The Assassination of Gianni Versace”, un marito (l’artista Jwan Josef) e quattro figli che lo tengono occupato 24/7. Eppure Enrique Martín Morales IV, alias Ricky Martin, King of Latin Pop, autore di hits quali “Livinʼ la vida loca”, “Shake your bon bonˮ, “La bombaˮ, “Mariaˮ sembra sempre uguale, sia per aspetto fisico che entusiasmo, a com’era nel video di “Non siamo soli”, girato nel 2009 a fianco di Eros Ramazzotti. Lo intervistiamo on the road, mentre è impegnato nel Movimiento Tour, partito a febbraio da Portorico, dove è nato, con una schedule fittissima di concerti previsti (Covid-19 permettendo) in tutta l’America Latina. Seguito, a partire da settembre, da un tour con Enrique Iglesias, #EnriqueRickytour.

Come sta andando il tour?
Bene, bene, siamo molto contenti. Siamo stati a Portorico, Barranquilla in Colombia, e al festival di Viña del Mar in Cile, un evento che amo molto. Poi andremo in Argentina, Uruguay, Messico e saremo in Europa durante l’estate. Poi Stati Uniti in au- tunno e Canada.

Qual è l’ispirazione per Movimiento?
Dopo il terremoto dell’anno scorso a Portorico c’è stata una protesta di massa contro il governatore Ricardo Rosselló, lʼennesimo politico corrotto. Ho scelto di partecipare perchè era l’occasione giusta per riconnettermi con la mia terra e la mia gente. Il fatto che non vivo a Portorico non significa che ho dimenticato le mie radici. In quell’occasione ho cercato di capire come potevo aiutarli a cambiare la situazione, non sono un politico, ma con la mia musica posso arrivare al cuore della gente e contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica. L’album che sto scrivendo nasce dalla passione globale della gente per la voglia di giustizia, ma è anche un album romantico e positivo, il primo singolo, “Tiburonesˮ, esterna questo sentimento... La realtà è che la mia musica farà sempre ballare, ma questo non significa che le mie liriche debbano essere senza significato. Questa canzone è una metafora sulla frustrazione del mio popolo, che descrive le cose che saremmo disposti a fare per stare insieme, per sopravvivere, potremmo anche pensare di nuotare allegoricamente... con i tiburones, aka gli squali. Purtroppo questo è un problema globale non solo di Portorico, dobbiamo lottare e unirci per far trionfare la giustizia. Le proteste dei francesi dei giubbotti gialli, quelle a Hong Kong o delle donne Messicane contro la violenza di genere e i femminicidi, sono tutte conseguenze di una situazione che non è più sostenibile, a cui è giusto ribellarsi. Sono atti che nascono per equilibrio e amore della giustizia. Sono uno spirito latino, e ogni giorno vivo di passione, in qualsiasi forma.

Che rapporto hai con l’Italia?
Amo l’Italia e la musica Italiana. Ho cantato con Eros Ramazzotti, ho lavorato con Laura Pausini, partecipato ai Festivalbar e Sanremo, tutti i tour nel vostro Paese sono sempre stati un successo, perchè gli Italiani sono come noi Latini, amano la vita. Ho sempre avuto una bella relazione con l’Italia. “Vuelveˮ, una delle mie canzoni di maggior successo è stata scritta da Franco De Vita.

Ci sono dei musicisti che ti fanno sognare?
Mina. Ha una voce stupenda che trascende il tempo. Mi piace molto il suo gusto per le copertine dei suoi album, sempre innovative, provocatorie, raffinate e all’avanguardia. Trovo fantastica la sua collaborazione con Mauro Balletti. E poi David Bowie, perchè la sua sessualità ambigua mi ha sempre ispirato, quando guardavo quello che faceva mi sentivo bene.

Dal 2016 vivi a Los Angeles. Perchè?
Dopo essermi sposato con Jwan Yosef abbiamo cercato la città giusta per condividere la nostra vita familiare. Inizialmente pensavamo a Londra o a New York. Poi abbiamo avuto la possibilità di passare del tempo a LA e ci siamo innamorati del clima e dell’atmosfera rilassata. Ho conosciuto Jwan perchè sono un collezionista e la sua arte concettuale mi piace molto. Abbiamo comprato una casa disegnata da Gregory Ain, perfetta per la nostra collezione d’arte e i nostri quattro figli. Los Angeles mi ha anche dato l’opportunità di tornare a recitare in televisione. Lavorare con Ryan Murphy nella serie sull’assassinio di Gianni Versace è stata una bellissima esperienza, culturalmente molto interessante perchè Ryan è un vero renaissance man, enciclopedico, curioso di tutto. Ammiravo molto Versace, non solo come stilista, ma come uomo.

Qual è il rapporto con i tuoi figli?
Sono bambini, vorrei che non avessero pensieri almeno fino all’adolescenza. Cerchiamo di educarli ad avere una cultura, senza essere troppo attaccati alle cose materiali. I miei figli possono essere viziati solo dai nonni.

Quando hai cominciato il tuo lavoro filantropico e come hai coltivato il tuo attivismo?
Ho creato la mia fondazione più di venti anni fa, per una battaglia che continua ancora oggi contro il traffico di esseri umani. A quei tempi non avevo idea di quanto fosse esteso il problema di questo crimine orrendo. Il mio attivismo è centrato sul benessere dei bambini vittime della tratta, costretti a prostituirsi e a sottomettersi alla pornografia perchè sono vulnerabili e cercano di proteggere i propri familiari. Spesso i bambini diventano vittime di questo crimine dopo un disastro naturale, ed è lì che interveniamo noi per dare supporto fisico ed emotivo, portando cibo e riparo, proprio per evitare lo sfruttamento delle vittime. Per contribuire: rickymartinfoundation.org.

Foto Nicolas Wagner
Testo Roberto Croci
Styling Douglas VanLaningham
Hair stylist Joey Nieves @The Only Agency
Make-up artist Hanic Arias @The Only Agency
Assistente fotografo Ruby Jun
Assistenti stylist Jeremy Friend e Monica Murillo

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