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Emily Kennedy

28 anni, americana, è stata inserita nella lista di Forbes tra gli imprenditori under 30 più influenti del 2019. Con Marinus Analytics, la sua azienda tutta al femminile, utilizza l’intelligenza artificiale per scovare le vittime della tratta di esseri umani
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Un ritratto di Emily Kennedy, fondatrice di Marinus Analytics, società informatica che ha sviluppato un dispositivo che utilizza l’intelligenza artificiale per rintracciare le vittime di traffico sessuale

Emily Kennedy studia discipline umanistiche alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh in Pennsylvania. Il destino, però, non è d’accordo. La spinge quindi a seguire un corso di programmazione Java. Queste lezioni le aprono gli occhi sulle enormi potenzialità del codice. Scocca la scintilla. Inizia a lavorare con i programmatori dell’Istituto di Robotica della sua Università. Qui capisce come il machine learning e l’intelligenza artificiale possano risolvere enormi problemi sociali. Si laurea e insieme a Cara Jones fonda Marinus Analytics. Questa società sviluppa un applicativo chiamato Traffic Jam che utilizza l’intelligenza artificiale, come Amazon Rekognition, per aiutare le agenzie governative a identificare le vittime della tratta di essere umani e del traffico sessuale online. No, Emily e Marinus non sono i protagonisti di una nuova crime series dai toni sci-fi. Sono reali. «All’Auton Lab del mio istituto, alcuni ricercatori stavano usando l’apprendimento delle macchine per risolvere alcuni problemi legati al rilevamento delle epidemie, delle minacce nucleari e della sicurezza alimentare. Mi sono resa conto che chi si stava occupando di far luce sul traffico sessuale online aveva un problema simile: troppi dati, troppe fonti e una vittima da rintracciare. Come cercare l’ago in un pagliaio». In quel momento capisce che le stesse tecnologie potevano fornire la soluzione. Oggi dopo anni di sperimentazioni, attraverso la funzione di riconoscimento facciale “FaceSearch” di Traffic Jam, gli investigatori utilizzano l’analisi delle immagini computerizzate per setacciare milioni di informazioni in pochi secondi. Il problema della tratta degli esseri umani colpisce Emily all’età di 16 anni durante un viaggio nell’Europa dell’Est. «Ci siamo imbattuti in alcuni bambini, vittime di trafficanti, che stavano mendicando per strada. Sarebbero stati puniti se non avessero raggiunto la loro quota giornaliera. Bambini della mia età e più giovani, che venivano sfruttati. Solo dopo aver parlato con gli operatori della mia chiesa - trasferitisi in Cambogia per salvare i bambini dal commercio sessuale - ho capito che dovevo fare qualcosa».

 

«Mi sono resa conto che i professionisti che si stavano occupando di far luce sul traffico sessuale online avevano un problema: troppi dati e una vittima da rintracciare. Come cercare l’ago in un pagliaio», spiega la giovane “start-upper” sull’utilizzo dell’I.A. nel sociale

Emily, infatti, è profondamente convinta che l’impegno di ognuno di noi possa avere un forte impatto sulla società. «I miei genitori mi hanno mostrato i problemi del mondo e insegnato che è davvero importante aiutare gli altri. Persone come me, che hanno ricevuto così tante benedizioni, hanno il dovere e l’opportunità di aiutare gli altri. È gratificante vedere il proprio lavoro influire sugli altri e migliorare le loro vite», afferma Emily, inserita da Forbes nella lista dei 30 imprenditori social under 30 più influenti del 2019. Ma tutto questo non le basta. La ventottenne americana è anche in prima linea per rendere le donne più consapevoli del loro potere di cambiare il mondo: empowering women to change the world. «Il mio lavoro mi ha portato a parlare su molti palcoscenici e in diverse occasioni - come per esempio l’ “International Women’s Day” - e a incontrare donne incredibili che stanno realmente cambiando il mondo. Mi hanno così ispirata che ho cercato il modo di diffondere il loro lavoro». Ecco come nasce “The Empower Podcast”. Sulla piattaforma della mela morsicata, Emily conversa con donne e uomini straordinari - amministratori delegati, attivisti, tecnologi, artisti, ecc. - che da zero hanno costruito movimenti sociali e imprese. Tra queste Rosanna Myers Ceo di Carbon Robotics o l’alpinista Alex Honnold. «Spero che gli ascoltatori, dopo aver sentito il podcast, si sentano spinti a raggiungere i loro obiettivi senza aver paura del fallimento, perché il fallimento serve solo a fare esperienza. Senza cercare l’approvazione degli altri. Se si ha un sogno, lo si deve perseguire». Uno strumento, il podcast, che oltre a permetterle di poter approfondire determinati argomenti con donne illustri, le ha dato il coraggio di affrontare le sue paure, tipo parlare. Perché non è la protagonista di una fiction, è vera. «Prima non l’avevo. Gran parte della mia capacità di parlare è cresciuta semplicemente con l’esperienza, specialmente da quando ho fondato questa start-up. Se non sei tu a parlare per te stesso, nessun altro lo farà. Ho imparato che per far crescere la mia azienda e per facilitare il cambiamento, dovevo essere disposta a mettermi in prima linea per me e per gli altri. La capacità di comunicare di fronte ad un pubblico è migliorata negli anni». E a chi se lo stesse chiedendo, Traffic Jam - già attivo in Usa, Canada e Uk - ora è in fase di sperimentazione anche in Europa. 

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