fashion

Ottimista Modernista

by Silvia Vacirca
27.10.2017
Strutture sartoriali, abiti formali con sotto maglie da “ciclista”. Cappotti con maniche di pelliccia e scritte ironiche. L’uomo di Silvia Venturini Fendi stravolge l’apparenza con la realtà

 Look della collezione fall-winter 2017-18 scattate nel backstage della sfilata. Courtesy Fendi 

La collezione Fendi Uomo autunno-inverno 2017-2018 stupisce per eleganza, sportività, spensieratezza. L’architettura razionalista, i volumi e il rigore delle geometrie del Palazzo della Civiltà Italiana, headquarter romano di Fendi, sono ingentiliti e come elettrificati da crepitii di colore, da scatti di zip in struttura sartoriale. «Voglio che siano abiti da vivere», afferma Silvia Venturini Fendi. «Come prima, il completo formale ha un posto molto importante all’interno del guardaroba maschile, ma credo che nel tempo si sia evoluto. Per questa collezione ho deciso di mixare abiti formali con uno street-athletic style. Per esempio i nuovi pantaloni in nylon multicolor creati con tecniche avanzate vicine al mondo dello sport, o la presenza delle maglie “ciclista” presentate sotto numerosi capi classici. Ormai anche i white-collar vestono casual a lavoro». Silvia Venturini Fendi, direttore creativo della divisione uomo e accessori di Fendi, ha un profilo professionale che, ormai, si colloca al di là della gloriosa ma pure ingombrante storia aziendale e familiare. Non dev’essere stato facile, ma la collezione Fendi Uomo autunno-inverno 2017-18 conferma questa visione di donna forte e divertita che trasfigura la tradizione, con spirito indomito. «Non ho mai vissuto l’Uomo come una sfida, disegnarlo è naturale, non amo le barriere e le categorie. L’Uomo Fendi in questi anni ha avuto una grande espansione. È cresciuto in maniera silenziosa, come un passaparola. Abbiamo avuto il coraggio di cambiare molto, di smettere di sfilare, di trovare formule alternative e affermare nel tempo la nostra personalità». La collezione Fendi Uomo autunno-inverno 2017-18 esprime una visione ottimistica del futuro, memore di valori umanistici come l’amicizia, la fiducia, l’amore e la speranza. Lo fa giocando con “il Fendi Vocabulary”. Parole universali come Love, Try, Hope, Listen che, nella loro semplicità, hanno un significato importante e longevo. Anche le scritte “Pink” sulle borse rosa e “Yellow” sulle borse gialle sottolineano l’evidenza e la semplicità di alcune cose». Evitando gli intellettualismi, Fendi lancia un messaggio che, senza ironia, avrebbe rasentato il banale contenutismo. «Abbiamo sempre fatto cose eccentriche che hanno precorso i tempi», ricorda Silvia Venturini Fendi. Del resto, all’origine del rapporto tra Fendi e la moda maschile c’è l’immagine di Helmut Berger in pelliccia, nel film di Luchino Visconti “Gruppo di famiglia in un interno”. «L’Uomo Fendi vuole sperimentare. Un decoro in pelliccia, un inserto, una lavorazione unica, sono dettagli importanti, esclusivi. C’è una foto ormai famosa dove sono ritratta io a tre anni, era la stagione autunno-inverno 1967-68, la prima collezione disegnata da Karl Lagerfeld per Fendi. Ci sono un uomo, una donna e una bambina (io) vestiti identici con pellicce unisex, tre fotoco- pie, era la prima parità dei sessi. Tutto è cominciato da lui, Karl, che è uscito dal coro senza paura». Anche l’Uomo Fendi è uno che i rischi se li prende, un modernista allegro in viaggio che si compiace di «stravolgere l’apparenza con la realtà».

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