Fashion Week

Invito a casa Chanel

La griffe porta in scena a Parigi la prima collezione Métiers d’art immaginata da Virginie Viard. Ricreando lo storico atelier e l’appartamento di mademoiselle sotto le arcate monumentali del Grand Palais.
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Paris, 31 rue Cambon. Lo storico atelier di mademoiselle Gabrielle Coco Chanel diventa il punto di partenza della prima collezione Métiers d’art immaginata da Virginie Viard per la maison Chanel. Che va in scena sotto le monumentali arcate del Grand Palais in una suggestiva ricostruzione degli ambienti che hanno accolto la designer durante la sua vita e, soprattutto, dell’iconico salone specchiato e della scalinata che hanno accolto il suo trionfo e la sua ascesa nell’Olimpo della moda. Il racconto della collezione è un abbecedario dell’universo creativo della griffe, scandito dalle 71 uscite che scendono sinuose dalla scalinata fascinosa per incedere raffinate sulla moquette beige della sala, sotto i grandi chandelier di cristallo brunito. Sotto gli occhi estasiati di Penélope Cruz, Kristen Stewart, Marion Cotillard, Lily-Rose Depp, Yara Shadid e Anna Mouglalis incedono le raffinate mademoiselle immaginate dalla Viard, storico braccio destro di Karl Lagerfeld e oggi al timone estetico della maison. A raccontare i look, la maestria dei 25 métiers d’art gelosamente custoditi da Chanel e riuniti per preservare un savoir faire tutto francese. Che si tratti dei ricami di Lesage o delle calzature di Massaro, dei piumaggi di Lemarié o delle plissettature di Lognon. Insieme in un gioco di squadra che ha portato ai singoli pezzi saliti in pedana a diventare oggetti di pret-à-couture dall’attitudine tutta parigina. Dal primo all’ultimo look della sfilata, indossati dalla musa-top model Vittoria Ceretti. Che si tratti del coat nero notturno, ricamato di ramages d'oro in vita o della giacca-bolero del finale, ricoperta di camelie di tessuto lavorate a mano. In mezzo, un crescendo di eleganza. Scandito dai capisaldi dell’universo Chanel. I bouclé dai colori fondant. Il sartoriale al maschile. I giochi di bianco e nero. I metallizzati delicatamente glam. E poi gli accessori. Le catene a cascata e le perle a profusione. I matelassé delle borsine dalle linee semplici. In un mix che profuma di anni 70. Vagamente androgino. Per dipingere un ritratto moderno e anticonformista di mademoiselle Coco. "Questa collezione è un ritorno al primo show della collezione Métiers d'art del 2002 che si era svolto propio nei saloni dell'atelier, al 31 di rue Cambon", ha spiegato Viard, "è stato un momento terribilmente emozionante, con le modelle che fumavano ascoltando Lou Reed... Più che un tema, era il racconto di un'attitude. Perché come ricordava Mademoiselle, la moda cambia ma lo stile resta". 

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