Design

La sensazione di essere a casa

Zoe Chan e Merlin Eayrs sono una coppia di architetti che sta cambiando il modo di pensare l’abitare, basato su un approccio più umano e personale. Ogni progetto è la sintesi di un rapporto speciale che i due costruiscono con il luogo che andranno a ristrutturare, vivendolo, reinventandolo, per poi, infine, venderlo. Ad affiancarli da un po’ di tempo, la figlia Max, anche lei membro attivo nel processo abitativo
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Foto di Harry Crowder

Da sempre, il mondo dell’architettura contemporanea segue un modello pressoché uguale, basato sul rapporto tra architetto e committente - un rapporto che spesso definisce la natura stessa del progetto, dall’estetica alla funzione dei suoi elementi. A Zoe Chan Eayrs e Merlin Eayrs, questo sistema è sempre sembrato un intralcio al lavoro di architetto, e attraverso il loro studio hanno sviluppato un nuovo modo di fare architettura, basato su un approccio più umano e personale all’abitare. Un’“architettura slow”, che ribalta i canoni classici del costruire rendendo ogni progetto intimo e organico. «Creiamo case con le nostre menti, mani e anima», spiegano i due, che dal 2014 a Londra hanno progettato quattro case, documentandone il progresso e abitando per un periodo in ognuna, infondendole così di elementi personali e carattere. «Per noi, la casa è una sensazione», aggiungono. «Sensazione di amore, sicurezza, conforto; molto più di quattro mura e un tetto sopra la testa. È il luogo dove si trovano le connessioni fisiche più emozionali». Ogni loro progetto si sviluppa attorno a un rapporto speciale con il luogo, scelto per la particolare luce o per la storia degli edifici. Il modello si ripete sempre allo stesso modo: la coppia trova un sito, lo reinventa abitandolo, e dopo qualche anno, lo vende, passando al successivo, in un susseguirsi di progetti che ridefiniscono le regole dell’architettura domestica.

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La sala da pranzo che gli architetti hanno ricreato nella Beldi House, una ex fabbrica di scarpe situata in un palazzo ottocentesco, nel quartiere di Spitalfields, a Londra Est, completamente ripensata dal duo formato da Zoe Chan e Merlin Eayrs.

L’ultima casa creata dalla coppia, dove hanno vissuto nell’ultimo anno assieme alla figlia Max, è stata ricavata dagli spazi di una vecchia fabbrica di scarpe a Spitalfields, a est di Londra: un grande loft con ampie finestre su quattro lati, le cui stanze non sono delineate da pareti bensì dal pattern delle piastrelle sul pavimento. Il progetto riunisce i temi chiave della loro opera, sviluppati negli anni con tre case che gli architetti hanno rinnovato e abitato. 
Il primo progetto, eseguito da Zoe Chan Eayrs in solitario appena terminati gli studi, è una casa creata dal nulla in un vecchio garage derelitto, caratterizzata da un uso ornamentale del mattone. Lo stesso pattern si ritrova anche nel progetto inaugurale della coppia, una serie di loft in una zona di creativi a sud della città. Un’oasi di pace ispirata ai colori del Marocco (dove i due si sono sposati, e che rimane di forte ispirazione per ogni progetto) che mescola elementi poetici e funzionali.

(Nell'immagine: un ritratto di Zoe Chan e Merlin Eayrs)

Nel 2016 la famiglia si allarga, e decidono che è tempo di cercare una casa che accomodasse il nuovo stile di vita in tre. Si spostano quindi a Spitalfields, in una via caratterizzata da case ottocentesche costruite dagli Ugonotti Francesi: un progetto radicalmente diverso dai precedenti, con un forte elemento storico che la coppia interpreta in chiave moderna. Terminata nel 2018, la Beldi House (chiamata così in onore delle piastrelle tipiche del Marocco, un motivo che si ritrova negli interni della casa) è una sorta di sintesi di elementi essenziali dello studio, come l’uso decorativo del mattone, i colori soffusi, la scelta di materiali molto tattili.

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Un overview degli interni della maison. Chan ed Eayrs hanno cercato di ambientare la casa basandosi sulle tonalità del quartiere londinese dove è ubicata: verde e turchese ad esempio si ispirano ai colori del parco di fronte all’abitazione.

È anche il progetto che ha confermato l’abilità della coppia di creare case uniche nella cura dei dettagli, un talento incoraggiato dall’esperienza di vivere l’ambiente. Inizialmente, la superficie dell’edificio era divisa in più stanze, il primo passo degli architetti è stato quello di abbattere tutti i muri, per poi osservare la luce nello spazio. La palette della casa è basata su diverse tonalità di verde e turchese (declinati su intonaco, elementi tessili, finestre e arredi) ispirate ai colori del parco che si vede dalle finestre; «sembra di vivere in una casa sugli alberi», spiegano, mescolate con la semplicità estetica di materiali come legno e argilla.

 

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Il salotto della Beldi House; battezzata in questo modo dagli architetti, per l’utilizzo delle piastrelle tipiche del Marocco, dove la coppia si è sposata.

«Per noi la casa è una sensazione di amore, di sicurezza, di conforto; molto più di quattro mura e un tetto sopra la testa. È il luogo dove si trovano le connessioni fisiche più emozionali», spiega la coppia di architetti

Tutti gli spazi sono cosparsi di oggetti e arredi scelti dalla coppia e spesso creati in collaborazione con artigiani e designer locali, come la panca verde del collettivo artigianale “The New Craftsmen”, insieme a pezzi vintage, dalla sedia anni ottanta di Peter Maly Zyklus ai piatti dell’artista inglese Christopher Magarshack. È proprio il rapporto personale con il progetto che permette agli architetti di sviluppare le idee in modo intimo. La Beldi House è ora disponibile al pubblico per brevi soggiorni, mentre lo studio si prepara ai prossimi progetti; un’abitazione per trasferire la loro famiglia (questa volta in pianta stabile) a nord di Londra, e una casa ecosostenibile a St Ives, sulla costa della Cornovaglia. «Quello che più mi attrae dell’essere architetto è la possibilità di prendere qualcosa di brutto e renderlo bello», spiega Zoe Chan Eayrs. Missione verrebbe da dire compiuta, creando un’eredità di bellezza in continua evoluzione e un modo tutto nuovo di intendere l’architettura. 

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