UNDER OVER THROUGH: un'indagine sulla percezione - L'Officiel
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UNDER OVER THROUGH: un'indagine sulla percezione

RITA URSO artopiagallery presenta UNDER OVER THROUGH, la mostra che mette insieme le opere di Emiliano Aversa, Jesse Benson, Adam Henry, Beatriz Olabarrieta, Naoki Sutter-Shudo e Priscilla Tea.
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La collettiva è curata da Domenico de Chirico che, citando il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty, descrive l'esposizione come una riflessione sul concetto di percezione intesa non come il risultato di una serie di sensazioni casuali ma come una dimensione attiva, di originale apertura al mondo. Merleau-Ponty sviluppò la teoria secondo cui "tutta la coscienza è percettiva", sottolineando che l'ontologia deve essere ricollocata alla luce del primato della percezione: il corpo non è solo una cosa, un potenziale oggetto di studio scientifico, ma è anche la condizione necessaria dell'esperienza. Gli artisti esposti, in linea con questo pensiero, indagano le possibilità dinamiche, di movimento della materia: sopra, sotto, e attraverso. Il movimento rappresentato è a volte silenzioso, altre volatile, rumoroso, o in preparazione. Naoki Sutter-Shudo esplora il potenziale dell'espressione, che, grazie alla sua potenza, va oltre quella della comunicazione. I dettagli sono al centro: le sue opere oscillano continuamente tra il presente e il passato, tra organico e artificiale, funzionalità e pura formalità.

Il lavoro di Beatriz Olabarrieta, inteso come uno spazio organico di trasmissione e ricezione, è connotato da una mobilità letterale e metaforica. La scultura, logografica e schematica, si apre verso l'esterno. Esiste un lessico di forme semplici e suggestive come il profilo di un volto. I materiali, spesso scolpiti per creare silhouette, spazi aperti e fori compongono superfici scivolose. Emiliano Aversa, cerca, con il suo lavoro, di eliminare il binomio spazio-temporale focalizzandosi sull'evoluzione del concetto di durata che si realizza all'interno di uno spazio circoscritto, rifiuta ogni tipo di attraversamento perché tutto ciò che deve essere dichiarato è già trovato in superficie. Jesse Benson, invece, attraversa esteticamente il fotorealismo, l'iperrealismo e il surrealismo e si sviluppa su un'unica superficie su cui convivono situazioni, movimenti e spazi diversi. Un omicidio, una simulazione, qualcuno che si allena in palestra: tutto succede simultaneamente, sul piano della sua tela.

 

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