arte

UNDER OVER THROUGH: un'indagine sulla percezione

by Valeria Montebello
03.04.2018
RITA URSO artopiagallery presenta UNDER OVER THROUGH, la mostra che mette insieme le opere di Emiliano Aversa, Jesse Benson, Adam Henry, Beatriz Olabarrieta, Naoki Sutter-Shudo e Priscilla Tea.

La collettiva è curata da Domenico de Chirico che, citando il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty, descrive l'esposizione come una riflessione sul concetto di percezione intesa non come il risultato di una serie di sensazioni casuali ma come una dimensione attiva, di originale apertura al mondo. Merleau-Ponty sviluppò la teoria secondo cui "tutta la coscienza è percettiva", sottolineando che l'ontologia deve essere ricollocata alla luce del primato della percezione: il corpo non è solo una cosa, un potenziale oggetto di studio scientifico, ma è anche la condizione necessaria dell'esperienza. Gli artisti esposti, in linea con questo pensiero, indagano le possibilità dinamiche, di movimento della materia: sopra, sotto, e attraverso. Il movimento rappresentato è a volte silenzioso, altre volatile, rumoroso, o in preparazione. Naoki Sutter-Shudo esplora il potenziale dell'espressione, che, grazie alla sua potenza, va oltre quella della comunicazione. I dettagli sono al centro: le sue opere oscillano continuamente tra il presente e il passato, tra organico e artificiale, funzionalità e pura formalità.

Un tunnel magmatico, verde fuori, pieno di vegetazione, e una teiera su un vassoio che guarda ingiù e versa fiamme nere a terra. Priscilla Tea descrive gli spazi nel loro momento di transizione, tra lo stato solido e gassoso, l'allentamento e la costrizione, la protezione e il disorientamento. Un panorama etereo, dai colori tenui, che non si trova da nessuna parte, che sta in mezzo fra il reale e il virtuale – se c'è ancora una differenza. Attraverso la duplice pittura che incorpora tecniche digitali insieme a regole analogiche  propone nuove prospettive, spazi metafisici ed estensioni meditative. Adam Henry, con il suo orientamento geometrico ispirato alla pittura concreta modernista, ottiene risultati ai margini dell'onirico. Il colore occupa piani o livelli rigidamente separati sulla tela in modo che i suoi dipinti giochino con l'idea della chiarezza. Mezzelune sfumate nere su fondo rosso, forme e atmosfera, creano enigmi visivi.

 

Il lavoro di Beatriz Olabarrieta, inteso come uno spazio organico di trasmissione e ricezione, è connotato da una mobilità letterale e metaforica. La scultura, logografica e schematica, si apre verso l'esterno. Esiste un lessico di forme semplici e suggestive come il profilo di un volto. I materiali, spesso scolpiti per creare silhouette, spazi aperti e fori compongono superfici scivolose. Emiliano Aversa, cerca, con il suo lavoro, di eliminare il binomio spazio-temporale focalizzandosi sull'evoluzione del concetto di durata che si realizza all'interno di uno spazio circoscritto, rifiuta ogni tipo di attraversamento perché tutto ciò che deve essere dichiarato è già trovato in superficie. Jesse Benson, invece, attraversa esteticamente il fotorealismo, l'iperrealismo e il surrealismo e si sviluppa su un'unica superficie su cui convivono situazioni, movimenti e spazi diversi. Un omicidio, una simulazione, qualcuno che si allena in palestra: tutto succede simultaneamente, sul piano della sua tela.

 

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Adam Henry, Untitled (A3TR2), 2018
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Adam Henry, Untitled (A3TR2), 2018
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Naoki Sutter-Shudo, Mossy Tunnel, 2017
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Beatriz Olabarrieta, It Goes Both Ways (tele-drawing 2)
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Beatriz Olabarrieta, It Goes Both Ways (tele-drawing 2)
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Beatriz Olabarrieta, It Goes Both Ways (tele-drawing 2), 2017
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Naoki Sutter-Shudo, Untitled (Teapot), 2017
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Jesse Benson, Bureau Painting 11, 2016
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Emiliano Aversa, The Diaramma, 2017, 4K Ultra HD video color, 8'31'', loop, aluminium frame, display dimension 43”
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Priscilla Tea, Untitled(spaces), 2018
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Emiliano Aversa, The Diaramma, 2017, 4K Ultra HD video color, 8'31'', loop, aluminium frame, display dimension 43”
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Jesse Benson, Bureau Painting 11, 20162. Jesse Benson, Bureau Painting 11, 2016

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