Woman

Mariela Garriga

Nata a Cuba, 29 anni, a 20 arriva a Milano, parte con la moda e poi inizia a recitare. Oggi, lavora tra Los Angeles e l’Italia. L’avete vista nell’ultima serie dei “Delitti del BarLume“: «Che tipi, quei vecchietti»
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Abito di cotone e seta, Dsquared2

Foto Kin Coedel
Styling Laura Francis & Emilie Pereira

Nel suo sguardo traspare sempre il sorriso, come fosse un’attitudine innata alla gentilezza. Mariela Garriga non ci rinuncia mai, anche quando il tema del discorso si fa serio o commovente: «È la migliore qualità di noi cubani. Affrontiamo tutto con il sorriso perché siamo sempre stati costretti a inventarci un modo per sopravvivere». 
Mariela ha iniziato a costruire il suo futuro fin da ragazza: è cresciuta nella periferia dell’Havana, dove ha studiato scienze dell’alimentazione e lavorato come modella e ballerina. «Il mio sogno era quello di diventare un’archeologa, ma la scuola era lontana da casa e la mia famiglia aveva bisogno di me». La malattia della madre, il fratello più piccolo da crescere, Mariela racconta delle sue giornate: «Eravamo chiusi in una bolla, non sapevamo molto del mondo se non quello che sentivamo dal telegiornale o ci permettevano di vedere al cinema». Finché si è decisa: ha intravisto l’opportunità di partire per Milano e ha preparato i documenti di nascosto da tutti. Un giorno si è presentata dalla madre e le ha detto che sarebbe partita. Il distacco dalla famiglia, a vent’anni, è stato difficile e quel mondo sconosciuto l’ha messa in difficoltà ancora di più: «Non avevo mai visto un tram, i rumori della città di notte mi spaventavano e poi faceva freddo. Dopo un mese sono tornata a casa». Era il 2009, in piena crisi economica: «Non c’era molto lavoro, così mi sono fatta forza, ho venduto tutto quello che avevo e mi sono ripromessa di provarci sul serio». Milano è diventato presto un luogo famigliare: «Una città che mi ha insegnato anche un’altra cosa importante», dice Mariela, ridendo, «a vestirmi. A Cuba vivevo in maglietta e infradito, poi ho scoperto le quattro stagioni ed è stato bello scegliere cappotti e stivali». 

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Giacca con abbottonatura nascosta in ottoman di seta color polvere, Giorgio Armani, orecchini in corda con inserti di metallo e castoni, Dsquared2

Dopo un anno la moda ha lasciato spazio alla recitazione: «È successo quando ho frequentato il mio primo set. Mi sono sentita finalmente utile. Ero grata alla moda, ma si trattava solo di indossare vestiti. Così ho iniziato a studiare». In Italia e a New York: il risultato è una carriera in entrambi i continenti. “Amici come noi” di Enrico Lando, “Miami Beach“ di Carlo Vanzina, “Chi m’ha visto”, al fianco di Pierfrancesco Favino e Beppe Fiorello, un noir italiano di prossima uscita dal titolo “Gli uomini d’oro” e “I delitti del BarLume”, serie tivù tragicomica tratta dai romanzi di Marco Malvaldi, che ha come protagonisti un gruppo di anziani: «Mi piace lavorare in Italia, è una seconda casa per me. È stato divertente stare sul set con i miei vecchietti», sorride, «abbiamo parlato molto. C’era sempre qualcosa da imparare da loro. L’isola d’Elba poi è meravigliosa». Anche se Mariela ha scelto di vivere a Los Angeles: «Ci sono molte possibilità per una latina come me. Ogni giorno crei qualcosa in più che ti dà la sensazione di fare un passo in avanti nella tua carriera. È tutto organizzato per noi attori: possiamo vedere i film in anteprima e abbiamo un sindacato che ci tutela». 
 

«Non avevo mai visto un tram, i rumori della città di notte mi spaventavano e poi faceva freddo. Però Milano mi ha insegnato una cosa importante: a vestirmi. A Cuba vivevo in maglietta e infradito»

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Camicia militare di cotone, pantaloni a vita alta di tessuto tecnico, pump color cachi di anguilla con elastico nero, cintura bicolor di pelle e orecchini pendenti di ottone color argento, tutto Givenchy.

“Bloodline“ è il titolo della sua più recente esperienza americana, un film horror diretto da Henry Jacobson: «È stato un ruolo che mi ha dato molta soddisfazione, perché ho interpretato una donna diversa da me, una moglie che giustifica il marito anche se è un criminale e vive la maternità. Il processo della gravidanza e il parto sono due momenti complessi da comprendere se ancora non ne hai esperienza». Lo ammette: l’incontro con l’Italia è stato così potente perché è il luogo dove ha conosciuto il marito Stefano. «Ci siamo fidanzati quasi subito e ora siamo sposati da cinque anni. Quando si arriva in un paese nuovo si rimane sempre stranieri finché non c’è qualcuno che ti permette di integrarti nella sua cultura», racconta Mariela: «Il matrimonio è rispetto e comunicazione. Sappiamo tutto l’uno dell’altro e ci sosteniamo a vicenda. Senza di lui non ce l’avrei fatta, perché questo lavoro è imprevedibile, pieno di decisioni da prendere», fa una pausa, «e forse arriverà un punto in cui mi fermerò per formare una famiglia». 
Cuba le manca. È una mancanza antica, che parla di odori, sapori, ma soprattutto di volti conosciuti: «Mi chiedo sempre se stia perdendo tempo», dice Mariela: «I miei famigliari non ci saranno in eterno e non possono nemmeno viaggiare. Se chiedono un visto le autorità pensano che si vogliano trasferire e glielo negano, quindi non mi rimane che cercare di tornare un paio di volte l’anno». Il volto sorride malinconico: non è la solita bellezza proiettata su uno schermo, è quella autentica, di una donna che non ha interesse a mettere in scena la parte migliore di sé, come tanti attori. «Siamo tutti affascinanti in modi diversi e tutti abbiamo una motivazione che muove le nostre azioni. Recitare significa capire quei meccanismi ed entrare in empatia con le persone invece di giudicarle». Lo ha imparato osservando i volti delle persone, immergendosi in quel mondo che a vent’anni le è stato rivelato e che ora attende solo di vederla felice. 

Mariela Garriga@womentalentsmilano. Hair stylist Frankie Payne@Opus Beauty.
Make up artist Melissa Murdick@Opus Beauty

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