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Universo Var/City

Partito da un capo icona, il brand di Marta Bonometti ha creato uno stile fatto di classici rivisitati in chiave glamour-sartoriale
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Var/City

Un uomo sfreccia in una cava di sabbia a bordo di un’Alfa Romeo Montreal anni 70. Indossa un bomber. È solo, in uno scenario rarefatto. Quell’uomo è Brando De Sica. Il bomber è un pezzo Var/City, marchio italiano protagonista di una storia tutta da raccontare, che nasce proprio da un video.

È stato un frame di una clip ad aver ispirato Marta Bonometti, imprenditrice e fondatrice di Var/City, portandola ad un cambio di rotta professionale.

Dopo una formazione in Economia e Commercio, muove i primi passi nel commerciale di aziende prestigiose, come Giorgio Armani. 

Questo mondo, però, non le permette di esprimere al meglio la sua vena creativa. Decisivo è il video Lil Buck di Jacob Sutton, dove il noto ballerino danza all’interno di un box di legno: «Sembrava la sintesi di un qualcosa che continuavo ad immaginare», confessa Marta.

Inizia così a progettare il suo brand: i primi disegni hanno come protagonista il varsity, il giubbotto college americano; è già decisa sulla scelta dei materiali da utilizzare, di prima qualità e Made in Italy.

Il successo arriva subito con Pitti Uomo nel gennaio 2013, con la prima collezione A/I 2013/2014.

Nei tre anni successivi il brand si è evoluto, non è più un gioco di parole studiato sulla mera assonanza, « va al di là del capo varsity, presentato alla prima stagione, oggi si riferisce a un preciso stile di vita», racconta Marta Bonometti.

Chi sceglie un Var/City, vuole un capo iconico ma rivisitato in chiave urban-chic, dove il lusso risiede nel design del prodotto: nelle texture grafiche (sotto, un look della collezione uomo autunno-inverno 2016-2017), nelle costruzioni sartoriali, studiate per chi cerca trasversalità in ciò che indossa, senza mai essere overdressed o sottotono. È un uomo cosmopolita che ama la novità, ma anche la tradizione.

Marta ha definito, nel corso del tempo, un proprio stile, unico e riconoscibile, che unisce il sense of glamour di Sean Penn alle esigenze estetiche e sartoriali da sempre ricercate da suo marito Massimo, che sin dall’inizio l’ha accompagnata in questa avventura imprenditoriale.

In che cosa Var/City è un brand innovativo? In che cosa è tradizionale?

«L’innovazione di Var/City sta nell’alzare “l’asticella” passo dopo passo, senza sconvolgere, dando il tempo di abituarsi ad ogni nuova proposta. Partiamo sempre da originali del guardaroba maschile che decliniamo seguendo i nostri capisaldi estetici-sartoriali. Design pulito, produzione sul territorio e materiali di prima qualità. Il Made in Italy è più una presa di posizione: senso di appartenenza e volontà di contribuire al paese in cui vivo. Ed è lì che sta la tradizione».

Qual è il vostro approccio stilistico? «Il brief che passo di stagione in stagione al mio team è molto semplice: “Date il massimo, sperimentate senza esagerare, affidatevi solo a fornitori di alta gamma e pensate ad un uomo di città che vuole piacersi ed essere comodo. Ogni stagione partiamo da capi iconici, come il bomber, il peacoat, il parka o lo ski-pant, e li adattiamo ai codici Var/City: tessuti ricercati e preziosi, tagli e costruzioni sartoriali, dettagli pratici che danno un twist urbano e funzionale senza mai essere banali».

Questi frame sono tratti da un video in cui il giubbotto è indossato da Brando De Sica.

«Brando incarna benissimo il tipo di uomo che ci piace vestire: atteggiamento deciso, stile innato, semplicità».

Brando De Sica non interpreta nessun personaggio nel video, è solo se stesso. Studi di cinema (regia) a LA, prima assistente di Pupi Avati e poi di Matteo Garrone, girerà a ottobre il suo primo film. Un traguardo ottenuto da solo, senza regali, figlio di un grande talento e non di un cognome schiacciante. Un bomber, una vecchia Alfa Romeo Montreal che sfreccia in una cava di sabbia. «E poi ci sono io, Brando, che faccio gli stunt e mi diverto come un bambino (ride, ndr). Ho sempre avuto la passione per le vecchie macchine. Mentre, riguardo al giubbotto che ho indossato, devo confessare che ho la passione per il bomber: lo porto da sempre e penso che non passi mai di moda».

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