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Movie Treasures

Come dive, Xenia Tchoumi e Clio Raffalli, due tra Les Filles de L'Officiel, indossano pellicce Fendi protagoniste di film memorabili. Pezzi unici, in mostra, con altri tesori della Maison, fino al 29 Ottobre.
Fendi

Quello che affascina noi esseri umani sono le storie: quelle intriganti, grandiose, piene di azione e di sorprese. Perché le storie sono vita, e si vive un po’ più intensamente attraverso le immagini, i colori, i suoni. Ecco spiegato l’amore universale per il cinema. E quale storia migliore di una giornata passata ad indossare alcune delle più iconiche pellicce Fendi in una delle città più ricche di Storia al mondo, Roma? Arrivata sul set in tarda mattinata, la prima cosa che ho notato è stato il guardaroba custodito con cura dalla costumista. Senza neppure prendere fiato, mi sono buttata a ammirare e toccare con mano quei pezzi unici, che raccolgono in sé sia la memoria di ogni scena cinematografica, sia - forse chissà - il profumo delle dive del cinema che le hanno indossate. Correndo, ballando e sfilando fra le mura del Palazzo della Civiltà Italiana, nonché il quartier generale di Fendi abbiamo scattato, filmato ed intravisto pezzi della filiera della creazione, dalle modelliste alle sarte, fino ad arrivare al laboratorio delle pellicce, prodotte interamente all’interno dell’edificio-monumento. Le stesse pellicce che grazie all’affinità naturale tra Fendi e il cinema sono state viste in pellicole memorabili. Ed è proprio la capacità del brand di creare collaborazioni tradizionali e spericolate allo stesso tempo, che ha attratto costumisti di rango come Pietro Tosi, che fece indossare pellicce Fendi a Silvana Mangano in “Gruppo di famiglia in un interno” di Luchino Visconti. La capacità di Fendi di adattare capi a personalità, situazioni e storia di vita è sintomo di una creatività autentica. E mentre Clio (la mia collega de Les Filles de L’Officiel), vestita in un cappotto ad astuccio, riviveva la ieratica personalità di Marisa Berenson in “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino, io mi sono ritrovata all’ultimo piano del colosseo quadrato, nella luce morbida del tramonto, a ballare come una bambina che ha rubato la pelliccia più preziosa della mamma. Interpretavo il savoir-faire sperimentale e spregiudicato della Maison, indossando il famosissimo trench di visione che Gwyneth Paltrow porta ne “I Tenenbaum” di Wes Anderson (per ammirare queste e altre creazioni della Maison c’è la mostra “Fendi Roma - The Artisans of Dreams” a Palazzo della Civiltà Italiana di Roma fino al 29 ottobre). Scattare vestita con capi di questa importanza non è solo un lavoro da modella, ma un gioco di reinterpretazione di personaggi e scene che sono entrare a far parte dell’immaginario collettivo. Un po’ divam un po’ imperatrice romana.

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