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Little River

Oltre i grand hotel, le spiagge di South Beach, i garage patinati di Wynwood, le boutique del Design District, esiste un’altra Miami, in cui è l’arte ad andare in avanscoperta
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Testo e foto di Laura Taccari

Se digitaste Little River sulla tastiera scoprireste che rispondono a questo nome una comunità indipendente di Mendocino, California, una contea dell’Arkansas, una rock band di Melbourne, oltre a quel tratto di pennarello azzurro che sulla cartina di Miami, all’altezza di Silver Blue Lake, scivola verso Sud disegnando tre curve pacate prima di tuffarsi nell’acqua salata di Biscayne Bay. Il “vostro” Little River, che è allo stesso tempo fiume, confine acquatico e nome di uno dei quartieri emergenti dell’odierna città, dove per emergente non si intende tempestato di ristoranti stellati ma colto “nel sorgere”. La prima a raccomandarvi di spingervi a Nord di Wynwood, era stata Silvia, amica di una cara amica, oggi curatrice del The Wolfsonian, imperdibile museo e istituzione dell’Art Deco District, che colleziona un secolo di arte principalmente nordamericana e europea, dal 1850 al 1950.
In effetti, vagando tra quei block sotto il fiume, avevate sperimentato la sensazione di percorrere le strade di un pianeta ospitale ma riservato, poco avvezzo ad accogliere turisti a passeggio. Il quartiere è un ordinato ripetersi di incroci tra avenue e street, case basse, cortili a turno impeccabili o selvaggi, pickup parcheggiati sui vialetti, di cantilene rap oltre le zanzariere e di bandiere a stelle e strisce, affidate ai capricci della brezza salina. Se vi erano tornate in mente le periferie di Los Angeles non ne avevate sentito come al solito la mancanza, perché il tempo trascorso in questo rettangolo di Florida svelava qualcosa di maggiormente ipnotico e di meno addomesticato. Qualcosa di simile a ciò che avevate colto il giorno prima a Little Havana, usciti da Versailles, sazi di “moros rice” e “yuca fries”, in quella parte dell’Ottava dove valeva ancora la pena fare un salto. 

La vostra guida d’eccezione, Kathryn Mikesell, fondatrice insieme al marito Dan della Fountainhead Residency e collezionista, intensamente impegnata nella promozione culturale della città, aveva tutta l’aria di possedere le risposte che stavate cercando. Solare e ciarliera, in abito di maglia blu marina, i capelli color grano e la pelle ambrata, sembrava condividere con il quartiere la medesima energia femminile delicata e potente. Era stata lei a spiegarvi che la città si sta sviluppando ovunque, da Miami Beach a North Beach e oltre, a Coral Gables e Coconut Grove a sud e a ovest di Alapattah e Doral. Ma voi eravate già pronti a giurare che, pur guidando in tutta la contea per ore e ore, pur notando indizi di fermento in ogni punto cardinale, l’indomani avreste scelto di tornare a camminare tra i marciapiedi polverosi di Little River. 
Kathryn vi aveva accompagnato alla Bill Brady Miami e poi alla Mindy Solomon Gallery, facendovi strada tra i lavori in corso in quel segmento di Second Avenue in cui in autunno sorgerà The Citadel, evoluto format di centro commerciale tra le mura di un’architettura MiMo, edificata nel 1951 per ospitare una banca. E a farvi salire i gradini di uno dei primi neo-bistrot ad aver messo radici quassù. Lo Sherwood's, il cui menù vi aveva deliziato con una fantastica miscellanea culinaria, che riuniva le ricette di almeno tre continenti, da assaporare tra tappezzerie degli anni settanta e murales, piante esotiche e arredi in midollino.

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Lo skyline di Miami a Nord del Design District, tra Little Haiti e Little River

Per poi condurvi un poco più a sud, in quell’idilliaca porzione di baia chiamata Morningside, il primo historic district della città, «un mare di verde che si affaccia su Biscayne Bay», come lo aveva decritto Kathryn. «Poche ville si assomigliano», vi aveva spiegato, «e la maggior parte dei vicini si conoscono». È qui che vive con la sua famiglia in una casa-galleria, sempre aperta ad accogliere amici e un florido via vai di artisti ospitati nell’adiacente Fountainhead Residency.
«Il progetto è nato dal nostro amore per l’arte e dall’impegno nei confronti della comunità, e si è sviluppato attraverso un dialogo che necessitava di andare oltre i confini». A oggi la residenza ha ospitato oltre 340 artisti provenienti da quarantadue paesi. Il loro unico “lavoro” durante la residenza è investire in se stessi. Mentre è proprio a Little River che la coppia ha scelto di ambientare The Fountainhead Studios, pensato per offrire uno spazio aperto agli artisti locali. «Little River o Little Haiti», aveva precisato Kathryn. Perché se i confini tra loro sono stati definiti, pochi sanno precisamente dove sono. «Ma questa è Miami e tutto può cambiare domani».

Si ringrazia American Excursionist, boutique travel agency specializzata in viaggi high-end in Usa, Canada e Caraibi (www.excursionist.com), Kathryn Mikesell, la Fountainhead Residency (www.fountainheadresidency.com), Silvia Barisione (www.wolfsonian.org) e LeMiami (www.lemiami.com). Ha collaborato Guglielmo Fabian.

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