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In the Mod

Gli anni 50 e il deserto, Frank Sinatra e la sua villa, Sean Connery in 007. Protagonisti del modernismo, in interni ed esterni. Uno stile che incorpora la natura e i colori dell’ottimismo californiano nel modo di vivere. E che ogni febbraio si riaccende nella “Modernism Week“. Tra visite guidate, cocktail e pièce a tema
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Lui sorride, comodamente adagiato su un un divano dalle forme essenziali a bordo piscina, lei, seduta su una sedia dalle linee morbide ricambia con un cocktail in mano. Lo sfondo è una casa modernista; volumi netti, materiali in contrasto e un grande albero che la trafigge riconnettendo il cielo, lo spazio privato e la natura circostante. Un’immagine idilliaca, quasi un sogno, che cattura lo spirito ottimista e progressista di uno dei momenti più felici dell’era contemporanea: la California ruggente degli anni 60.

Dal primo dopoguerra ad oggi lo stato americano è diventato simbolo di libertà, benessere, innovazione, stile e voglia di abbracciare la vita in tutti i suoi colori. Qui sono fiorite le tecnologie e le innovazioni che oggi portiamo in tasca, da qui si sono diffuse le campagne per i diritti civili del nostro tempo, qui una nuova generazione di imprenditori e creativi visionari ma anche star del cinema e della musica hanno trainato una rivoluzione che ha superato i confini nazionali. In due parole, un mito: Dreaming California. Una vera e propria Dolce Vita a stelle e strisce, un imprinting che continua a pulsare nel campo dell’innovazione, dell’architettura e del design. 

Per viverne a pieno lo spirito originario più mondano basta noleggiare un’auto, e intraprendere un viaggio, direzione Palm Springs, a solo due ore da Los Angeles. È qui che negli anni 50 e 60 architetti e interior designer come Richard Neutra, Albert Frey e Arthur Elrod hanno contribuito a trasformare un villaggio assediato dal deserto in una mecca dell’architettura contemporanea. Ma non solo.

Ogni anno nella seconda metà di febbraio, Palm Springs ospita la Modernism Week, un festival che celebra l’heritage Mid-Century Modern nell’arte, nell’architettura e nell’interior e landscape design. Fino al 26 febbraio, la 14º edizione comprende talk, party a tema anni 60, rassegne cinematografiche e anche esclusive visite guidate in iconiche residenze - molte delle quali private - che sono generalmente chiuse al pubblico. Focus di quest’anno è l’interior design: l’appena restaurato “Christopher Kennedy Compound” ospita il lavoro di 12 prominenti creativi mentre la “Cree House” di Albert Frey apre per la prima volta al pubblico. C’è anche spazio per il teatro: l’acclamato regista teatrale e screen writer hollywoodiano Tom Lazarus presenta “The Princes of Kings Road” - I principi di Kings Road  - che racconta con ironia e pathos l’incontro tra un anziano Richard Neutra e il collega Rudolph Schidler. Per i collezionisti è in programma anche un vintage furniture market e mostre fotografiche.

Da non perdere i tour guidati, spesso accompagnati da cocktail a bordo piscina. Tra gli edifici da visitare, la Kaufmann House (1946) di Richard Neutra e “Twin Palms” (1949) che Frank Sinatra commissionò a Stewart Williams. Le ville sono tra le prime di una serie di proprietà di star della musica e del cinema in cerca di un’oasi di pace a due passi da Los Angeles. In poco più di dieci anni, Palm Springs diventa un laboratorio di sperimentazione architettonica e di interior design, nasce il “Desert Modernism”, uno stile nuovo che unisce il paesaggio arso del deserto con l’imprinting minimalista dell’architettura Mid-Century Modern. Tonalità pastello e forme arrotondate si alternano, integrandosi con volumi netti. Un esempio è passato alla storia del cinema: nel film “Cascata di Diamanti”, James Bond/Sean Connery è vittima di un agguato acrobatico nella Elrod House progettata da John Lautner nel 1968. Un soffitto conico sovrasta l’area living centrale: lame di luce e interni minimalisti guidano lo sguardo verso una terrazza panoramica con piscina. La casa dell’architetto Albert Frey è “appoggiata” su un podio in cemento, un tetto a zigzag e pareti scorrevoli in vetro la riconnettono con il paesaggio. Tra i progetti da esplorare anche la Steel House di Donald Wexler (1961); concepita per resistere al clima desertico e diventare un’innovativa unità abitativa è l’unico esempio costruito di un intero quartiere mai realizzato.

Un patrimonio architettonico così ricco non poteva che attrarre fotografi da tutto il mondo. Nella serie “The Modernist Mecca” il francese Ludwig Favre cattura la luce e i toni predominanti della città alternando progetti icona e costruzioni più contemporanee di evidente ispirazione modernista. Tra queste anche The Saguaro Palm Springs Hotel: progettato da Stamberg Aferiat + Associates nel 2011, il complesso è composto da edifici nei toni dei fiori selvatici locali che abbracciano un’ampia corte con palme, bar e piscina. Anche la fotografa australiana Kate Ballis ha catturato l’architettura della città ma esasperandone i toni con gli infrarossi; la serie Infra-Realm rivela infatti un effetto candy-coat e surreale. Tra gli scatti più insoliti un esempio di “Futuro House“, un progetto visionario del finlandese Matti Suuronen realizzato in pochi esemplari tra gli anni 60 e 70; un pod che sembra atterrato da un film vintage di fantascienza. Un esemplare della serie è atterrato anche in California, il luogo forse più adatto dato l’imprint high-tech dello stato-start up per eccellenza. C’è tanta cultura europea a Palm Spring, a partire dalla ricetta di forma e funzionalità ereditata dal movimento Bauhaus da cui Richard Neutra e Albert Frey attingono. Ma soprattutto c’è un approccio umanistico profondo. Perché “l’architetto che progetta davvero per gli umani ha bisogno di sapere molto di più dei soli cinque canoni di Vitruvio”, scriveva Neutra; perché “è studiando le forme della natura, che da sempre ispirano l’umanità, che possiamo costruire un’architettura vivente in grado non solo di dare conforto fisico ma anche gioia spirituale” ha detto Frey. 

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