Hommes

Philippe Starck vs Satoshi Yoshizumi

Uno è tra i più eclettici e poliedrici designer contemporanei, l’altro è un giovane visionario. Inventori moderni, accomunati dall’impulso creativo, spaziano dall’artigianato alla robotica, dall’architettura al design. Sulla scia di Leonardo Da Vinci
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Cosa hanno in comune una pala eolica high-tech, uno spremi agrumi “alieno”, dei bio-tessuti eco-responsabili e gli interni del primo modulo abitativo per il turismo aerospaziale? Sono tutti nati dal genio di uno dei designer internazionali tra i più visionari di sempre: Philippe Starck. Classe 1949, il designer francese ha iniziato a sperimentare giocando con le parti meccaniche del laboratorio del padre André. «Mio papà era un ingegnere aereonautico, per me inventare non poteva che diventare una missione». Nella sua carriera di oltre 50 anni, Philippe Starck non ha mai voluto confinarsi a una singola disciplina, creando oggetti del vivere quotidiano diventati iconici, come la Ghost Chair di Kartell, architetture d’effetto come la Asahi Beer Tower a Tokyo, ma anche bici elettriche, medaglie olimpiche, mega-yacht, occhiali bionici e, più recentemente, braccialetti-salvavita con Gps integrato per nuotatori in difficoltà. «La creatività, qualsiasi forma prenda, deve saper migliorare le vite di più persone possibili» è il mantra alla base del suo pensiero di “design democratico”. Innovatore e poliedrico, irriverente e impavido. Philippe Starck non è capace di stare fermo in una singola definizione. Il suo orizzonte creativo si sposta continuamente perché «non c’è lavoro nella mia vita, solo gioco, curiosità e immaginazione». 

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Interno della cabina spaziale disegnata da Philippe Starck per Axiom Space. Foto Starck Network.
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La nave spaziale vista dall’esterno. Foto Axiom. Courtesy Starck Network.

È questo anche l’approccio di Satoshi Yoshiizumi, classe 1981, un inventore e un poeta delle forme che si sta affermando sulla scena internazionale con progetti che spaziano dall’artigianato alla robotica, che sanno fondere processi naturali ed emozioni con algoritmi e processi industriali. «Il design è un metodo, un modo di connettere la creatività al benessere della società. Il nostro lavoro non ha confini e non abbiamo timore di osare nell’esplorare nuove soluzioni possibili», commenta Yoshiizumi. «Sovversivo, etico, sostenibile, politico e con il senso dell’umorismo. È così che vedo il mio dovere di designer», spiega Philippe Starck. Satoshi Yoshiizumi ha iniziato a lavorare come product designer presso lo studio Nendo prima di fondare Takt Project Inc. con Takeshi Miyazaki e Atsushi Honda. Vincitore di premi internazionali come lo “Swarovski Designers of the Future Award” (2017) e il “Red Dot Design Award” (2016), guida lo studio nell’esplorazione poetica di nuovi linguaggi e soluzioni “human-based” che mescolano tradizioni millenarie e tecnologie all’avanguardia, architettura e design. 

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Ritratto di Philippe Starck. Foto JB Mondino. Courtesy Starck Network.

«Credo che il ruolo dei designer sia quello di creare nuove possibilità diverse dagli schemi esistenti di riferimento», commenta Yoshiizumi. È così che l’arte secolare dei ceramisti e smaltatori giapponesi incontra la stampa 3D nella collezione di accessori per la casa e per la tavola “Kishu+”, sviluppata in collaborazione con gli artigiani della prefettura di Wakayama. La serie di vasi in resina trasparente “Composition” ingloba invece architetture di chip e circuiti elettronici che interagiscono con l’utente finale, mentre il concept “cyborg Meltant-α” unisce l’anatomia del corpo umano alla struttura di un robot per esplorare nuovi sviluppi creativi. Disegnato per la start-up Meltin, l’androide può essere connesso con il nostro corpo e pilotato tramite sensori; muovendosi nello spazio, è in grado di sentire, produrre e analizzare le onde elettriche che lo attraversano permettendoci di captare un ulteriore senso ed espandere la nostra percezione del mondo. Il nuovo uomo di Vitruvio sarà quindi aumentato? «Invece che pensare alla robotica come mezzo per sostituire l’uomo, abbiamo voluto utilizzarla come strumento per supportare ed espandere le nostre “possibilità” in quanto umani».

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Satoshi Yoshiizumi. Foto Masayuki Hayashi. Courtesy Takt Project Inc.

Una visione laterale che mette l’uomo al centro, che si nutre di curiosità e che non teme l’osmosi tra i saperi. Secondo Philippe Starck, il più importante insegnamento che il maestro Leonardo da Vinci ha lasciato alla nuova generazione di creativi è l’esortazione al coraggio e all’ottimismo. «Perseguite le vostre passioni, non ascoltate nessuno, “esplorate” voi stessi per capire cosa fare e creare ma soprattutto ragionate su cosa dà realmente valore alla vostra professione. Fatelo bene, in modo generoso e con un pizzico di innocenza. Perché se fate come gli altri, non sarete utili. Non seguite quello che vi viene detto, ma credete solo in voi stessi». Leonardo è stato un ingegnere, un architetto, un artista, un poeta, un inventore e - se la parola fosse esisitita - anche un designer. «Il suo genio, il suo insegnamento per noi designer è il saper cross-pollinare diverse discipline, scienze e tecniche». Aggiunge Satoshi Yoshiizumi. «In particolare, la sua perfetta combinazione di pensiero logico e creativo è un’incredibile fonte di ispirazione». Un esempio? Il progetto di interni per la prima navicella spaziale turistica che Philippe Starck ha progettato per Axiom Space, la compagnia per viaggi oltre l’atmosfera. Il team del designer ha applicato le teorie fisiche della gravità all’emozione “sospesa” di essere cullati dallo spazio per creare un interior design inspirato a un nido siderale, un guscio, con materiali, colori e luci che rispondono al bioritmo del passeggero.

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“Cyborg Meltant-α” disegnato da Satoshi Yoshiizumi per la start-up Meltin. Foto Meltin Mmi. Courtesy Takt Project Inc.

«Abbiamo creato pareti soffici in armonia con i movimenti del corpo in assenza di gravità», commenta Philippe Starck. «Questa de-materializzazione è il primo approccio all’infinito. Il viaggiatore dovrebbe saper fluttuare sia fisicamente che mentalmente con l’universo stesso». Un nuovo equilibrio tra la natura e lo spazio costruito che ci circondano è il tema di “Glow Grow”, la mostra di Takt Project durante la design week milanese di quest’anno. «Abbiamo voluto creare un ambiente che non fosse né naturale né artificiale» spiega Satoshi Yoshiizumi. In mostra a Ventura Centrale, nei suggestivi tunnel sotto la stazione dei treni, un complesso programma di illuminazione led dà forma a un concerto luminoso che contribuisce a creare un ambiente in resina solidificata che ricorda colonne di ghiaccio e grotte calcaree. 

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Vaso della serie “Composition”. Foto Masayuki Hayashi. Courtesy Takt Project Inc.

La dicotomia tra naturale e artefatto è anche alla base di “Croque La Pomme”, il progetto sostenibile sviluppato da Philippe Starck e Cassina che hanno svelato l’“apple ten lork”, il primo tessuto vegano per il design ottenuto processando delle mele. «Un divano di pelle è bello e comodo, ma perché fermarci qui? Invece di fingere di non aver sentito, dobbiamo realmente trovare una soluzione», racconta Starck. «Come Eva, Guglielmo Tell o Newton dobbiamo credere nell’ “apple power”. Mi auguro che questo sofà di mele di Cassina apra a un nuovo percorso di rispetto reciproco con la natura». Artefatto e naturale si mescolano anche nella spettacolare mostra “The Flow of Time” che Takt Project ha presentato alla scorsa settimana del mobile milanese e a DesignMiami/ 2018. Un set di vasi di resina trasparente disposti in serie mostra, come in uno stop-motion, i meccanismi esplosi dell’ultimo orologio Seiko. Scultura dopo scultura, gli elementi si  ricompongono, evidenziando tecnologie ad alta precisione. Sullo sfondo, la poesia del tempo che scorre e pulsa attraverso le immagini del mondo naturale: le stagioni si alternano, l’acqua crea onde concentriche, la pioggia scivola inesorabilmente sul vetro, le stelle creano archi di luce nella notte. Perché siamo tutti parte dello stesso processo. «Perché la vita è qualcosa di straordinario che si svela» spiega Philippe Starck. «E se non ci fossero visione, umanità, amore, nessun progetto avrebbe senso di esistere».

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