Hommes

Fionn Whitehead

21 anni, inglese. Con “Dunkirk” è arrivato il successo. Oggi, con “Roads” riflette sulla migrazione e sulla condivisione
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Polo di cotone Fendi, canotta di cotone Sunspel

Foto Harry Carr
Styling Elizabeth Fraser-Bell

Nato e cresciuto a Richmond Upon Thames, polmone verde a sud di Londra, rifugio storico dei reali, Fionn Whitehead inizia a recitare a 13 anni, e due anni dopo diventa membro attivo del National Youth Theatre. Il suo primo ruolo è nella miniserie televisiva “Him”, che prepara esplorando le problematiche della vita dei teenagers. «La mia generazione soffre di problemi legati all’isolamento, causati dalla solitudine e dalla depressione. È un soggetto ancora difficile da affrontare pubblicamente e nonostante la fase della pubertà dovrebbe essere considerata uno dei periodi più spensierati della nostra vita, in molti casi procura molto dolore e sofferenza. Uno degli ostacoli più grossi è il dialogo, purtroppo per molti non è facile parlare dei propri sentimenti senza essere giudicati. Io fortunatamente sono cresciuto in una famiglia in cui si poteva discutere di tutto e non dovevo nascondere la mia identità». 

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Cappotto monopetto di pelle scamosciata e dolcevita di lana Prada

A 19 anni, dopo varie audizioni finite nel nulla, viene scelto dal regista Christopher Nolan per il ruolo di Tommy in “Dunkirk”, film vincitore di tre Academy Awards. «Un giorno facevo il barista in un coffee shop e qualche settimana dopo ero in Francia con uno dei registi che ammiro di più. I miei genitori hanno sempre supportato le scelte di noi figli, ma in famiglia sapevamo benissimo che non era facile avere successo in un’industria creativa. Mio padre Tim è laureato in legge, ma ha scelto la musica; ho un fratello e due sorelle Maisie e Hattie, una ballerina e l’altra musicista. Eppure nonostante le incertezze economiche siamo sempre stati incoraggiati a fare quello che volevamo. È importante cercare di riuscire ad avere una carriera che soddisfi le proprie passioni; non posso pensare di fare un lavoro che non mi stimoli intellettualmente. Non avrei mai pensato di diventare un attore; suonavo la chitarra,- mai stato abbastanza bravo -, e volevo ballare e per un periodo ho creduto che avrei potuto giocare a rugby, anche se non sono mai stato un atleta. I miei genitori, scherzando ci chiedevano spesso perché nessuno di noi volesse intraprendere una professione economicamente seria e diventare magari un avvocato», racconta.

Recitare diventa la sua passione, soprattutto perché permette di manipolare le proprie emozioni a seconda del ruolo. «Mi interessa quel lato oscuro dove puoi provare emozioni che nella vita reale non proveresti mai. Con alcuni personaggi puoi scavare nel tuo passato e riscoprire sensazioni perdute, con altri hai bisogno di fare ricerca, immaginare». L’ambiente creativo familiare porta Fionn ad approfondire ed esplorare interessi nell’ambito della musica e del cinema. «In casa nostra la musica era sempre presente, dal mattino alla sera. Mio padre ama il jazz, Miles Davis, John Coltrane, e mia madre ascolta musica classica, Mozart e Bach. Insieme hanno una passione per il soul, oltre che per i classici come Stevie Wonder, James Taylor, Joni Mitchell. Il primo film che ha colpito la mia immaginazione è stato “Se mi lasci ti cancello” di Michel Gondry. È stato importante per la mia crescita professionale. E poi tutta la filmografia di Ken Loach, “Il mio amico Eric”, uno dei miei preferiti, “Sweet Sixteen” e “This is England” di Shane Meadows. Mi sono sempre piaciuti i film d’azione e i blockbuster di Hollywood, ma quando posso, le pellicole e i registi europei hanno la precedenza», confessa. 

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Polo di moulinè tecnico e pantaloni di kid mohair con cintura Prada

Uno dei suoi ultimi ruoli, il programmatore Stefan Butler nella serie “Black Mirror”, episodio “Bandersnatch”. «È stato un ruolo che ho preso molto seriamente, proprio perché tratta di un soggetto delicato come la salute mentale, argomento molto attuale, che riprende il discorso che facevo prima sulla solitudine e la depressione. Per chi soffre di psicosi è fondamentale capire che è un problema da risolvere, non basta esserne al corrente. Nessuno dovrebbe sentirsi in imbarazzo dicendo la verità. È una discussione che bisogna affrontare appena si presenta l’occasione: forse il soggetto più importante di questo secolo, pari al riscaldamento globale.  Le problematiche relative al cambiamento climatico sono davanti ai nostri occhi e non possono essere ignorate, non più; dobbiamo cambiare il nostro comportamento se vogliamo fare qualcosa».

Nel suo ultimo film “Roads”, in uscita a maggio, diretto da Sebastian Schipper, Fionn interpreta Gyllen, un ragazzo che aiuta un altro ragazzo congolese ad attraversare i confini europei, alla ricerca del fratello. «È stato un film che da una parte mi ha divertito, ma è stato anche molto emotivo perché abbiamo instaurato una relazione stretta con molte delle persone che tentavano di passare il confine nella speranza di trovare pace in un paese straniero. Durante questo processo, molti di loro hanno avuto serie difficoltà con la giustizia, anche se non sono dei criminali e non possono essere considerati come tali. Siamo arrivati ad un punto di non ritorno, condizione per cui il cambiamento sociale diventa irreversibile. Viviamo un momento in cui la gente deve scegliere se collaborare o essere divisa. Che sia Trump o la Brexit, molte strategie politiche cercano di isolarci, mettendoci in testa che siamo soli e non abbiamo supporto da parte del nostro governo. È un’epoca molto difficile in cui vivere. Ma non è solo un problema dell’Europa. Per lavoro ho vissuto un po’ negli Stati Uniti, e ho avuto l’impressione che le persone stessero perdendo di vista i propri diritti fondamentali di cittadini. La democrazia non funziona se il potere viene esercitato solamente da chi lo impugna. Spero che la mia generazione riesca a mettere fine agli abusi della politica e a promuovere una nuova giustizia sociale». 

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Polo in popeline di seta e pantaloni in twill di lana Dior

Capelli: Nao Kawakami - Saint Luke. Grooming: Nicola Brittin - Saint Luke. Set designer: Stefania Lucchesi. Assistente fotografo: Alessandro Tranchini
Assistenti stylist:
Rhiarn Schuck, Caitlin Moriarty. Assistente set designer: Mona Haidar. Produzione: Tilly Fry - Rosco Production

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