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Oscar 2019: cronaca di una notte magica

Trionfa l’amore e la ricerca della propria identità, no matter what
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Lustrini e paillettes, epiche cantonate e vestiti perfetti, tutto il glamour e lo sfarzo del mondo del cinema si è concentrato questa notte su Hollywood Blvd. Ma gli Academy Awards vanno oltre tutto questo, perché tutto quello che un cinefilo sogna (anche quelli più snob) è di calcare quel red carpet, una passerella fatta di stelle, e non di sogni infranti. Perché tutti i candidati che hanno solcato il tappeto rosso stanotte hanno già vinto, anche se i vincitori effettivi della novantunesima edizione sono stati quelli che vi andiamo a raccontare.

All’alba della notte più lunga di Hollywood i favoriti per la statuetta sembravano essere “Roma” di Alfonso Cuarón, “Green Book” e “La Favorita”.

La cerimonia si è aperta sulle note dei Queen, che hanno suonato “We Will Rock You” e “We are The Champions” per sopperire alla mancanza di un presentatore, ricoprendo il ruolo alla perfezione. A ribadire inoltre il concetto che se sei seduto lì, in quel teatro sei già un campione, con Freddie Mercury a troneggiare lì sullo schermo, per ricordare inoltre  la magia di una notte come quella degli Oscars.

Ad aprire le danze è Regina King, come migliore attrice non protagonista. Aiutata a salire le scale da Chris “Captain America” Evans. Un bacio alla mamma, una lacrima che scende, e un dito alla tempia per concentrarsi e dire tutto prima che le lacrime prendano il sopravvento. Una vittoria annunciata che riempie però il cuore di gioia.

Cuore colmo di gioia come quello della dama Ellen Mirren, accompagnata da Jason Momoa sul palco degli Oscars. Entrambi in rosa, come ci tiene a sottolineare l’attrice, segno che i tempi sono cambiati, non solo nel mondo della moda. La coppia di attori ha premiato gli emozionati vincitore del miglior documentario: “Free Solo”. E anche qui tutto secondo i piani, il documentario di NatGeo era infatti il favorito per la vittoria.

Vittoria assicurata anche per il make up e l’hairstyling di “Vice”, il film con protagonisti Christian Bale e Amy Adams. Uno dei momenti più alti della serata è stato invece quando Melissa McCarthy si è travestita da “Favorita” per presentare il premio dedicato ai costumi, giocando con dei peluches a forma di conigli, chiaro richiamo al film. Il premio però è stato vinto, inaspettatamente, da “Black Panther”, sballando le quotazioni di tutti i bookmaker nel mondo.

“Black Panther” ha inoltre conquistato il premio per la miglior scenografia, continuando a stupire. Senza nulla togliere alla spettacolarità del film la decisione di premiare il film Marvel sembra più legata ad aspetti politici, che a qualcosa di puramente cinematografico. In tal senso infatti, se si fosse voluto premiare un cinecomics, la scelta più idonea sarebbe dovuta ricadere su “Avengers: Infinity War”, opera che racchiude anche l’universo, e i personaggi, protagonisti di “Black Panther”. Che la polemica “Oscars so white” sia ancora impressa nella mente dei giurati dell’Academy?

Fotografia invece vinta con facilità da Alfonso Cuarón per “Roma”, che per il film Netflix ha curato anche questo aspetto, non solo la regia, ispirandosi al lavoro del suo amico, il pluripremiato direttore della fotografia “El Chivo”, Emmanuel Lubezki.

Sul lato del sonoro trionfa “Bohemian Rhapsody” in entrambe le categorie, missaggio e montaggio, ribaltando il risultato nei confronti di “First Man”. A vent'anni da "La vita è bella" l'unico modo per far vincere "Roma" agli Oscars ce lo ricorda Cuarón, con la sua vittoria per il miglior film straniero. Durante il discorso di ringraziamento il regista messicano ha espresso forse il concetto migliore di tutta la serata: "Non esistono onde, c'è solo l'Oceano", proprio a sottilenare che non esistono barriere e non esistono discriminazioni nell’arte. Basterebbe questa dichiarazione infatti per chiudere tutte le polemiche legate alla politica, e tornare a fare cinema.

Il Montaggio è stato sorprendentemente vinto da “Bohemian Rhapsody” mentre un Daniel Craig ammette candidamente che (nonostante interpreti 007) Charlize Theron, in coppia con lui per consegnare il premio al miglior attore non protagonista, potrebbe tranquillamente fargli male, molto male. La statuetta è stata poi assegnata, meritatamente, a Mahershala Ali per “Green Book”.

“Spider-Man: Un Nuovo Universo” trionfa invece come miglior film d’animazione, una vittoria che fa bene al cuore e alla sperimentazione cinematografica. Il film introduce infatti uno stile unico nella trasposizione dei supereroi in versione animata, concentrandosi anche sulle varie e differenti versioni di Spider-Man, sempre più gender inclusive.

Da programma anche la vittoria di “Bao” come miglior corto d’animazione, un po’ meno scontato quello a seguire, il miglior corto documentario a “Period. End of sentence”, che come ha ricordato una delle registe sconvolta “per la prima volta gli Oscar premiano un documentario…sul ciclo mestruale delle donne!”. Segno che i tempi stanno cambiando (ancora una volta) anche a Hollywood.

Annunciata più volte prima dei “commercial break” arriva anche l’emozionante performance di “Shallow” con Lady Gaga e Bradley Cooper, protagonisti assoluti della serata nonostante non abbiano fatto il jackpot di Oscars.

“Greenbook” si è poi assicurato la vittoria come miglior sceneggiatura originale, e  “BlacKkKlansman” quella adattata. Il premio come miglior canzone va a “Shallow”, forse la nomination più scontata ma al tempo stesso più apprezzata, come il discorso di Lady Gaga, che sembra esser stato fatto da Mia, la protagonista di “La La Land” interpretata da Emma Stone. La tagline del film, mai premiato agli Oscars per uno scherzo del destino, era dedicata proprio ai sognatori e ai folli. E Lady Gaga ci ha ricordato proprio questo, a noi seduti sul divano intenti a guardarla: “Non rinunciate mai ai vostri sogni e lottate, anche con fatica, per realizzarli. Perché nessuno ti regala niente, devi lavorare duramente per ottenerlo”.

Omaggio nel momento ad memoriam anche ai a Ermanno Olmi e Bernando Bertolucci, si arriva alla parte clou della serata. Rami Malek prevale sugli altri e porta il suo Freddie Mercury nell’Olimpo hollywoodiano vincendo come miglior attore. A vincere come miglior attrice, dopo una lunga serie di nomination senza vittoria, non è stata Glenn Close per “the Wife”, ma Olivia Colman per “La Favorita” vittoria merita ma sofferta fino all’ultimo.

Il vincitore del premio alla miglior regia per “La Forma dell’Acqua” Guillermo Del Toro ha premiato il miglior regista di quest’anno, e lo ha fatto con molta commozione dato che si tratta di uno dei suoi migliori amici, Alfonso Cuarón, vincitore per “Roma”. Premio meritato, per una tradizione che si sussegue. Sono diversi anni infatti in cui sono i registi messicani a trionfare, da Cuarón a Del Toro fino a Iñárritu.

“Green Book” ha trionfato come miglior film, nonostante i bookmaker lo dessero in svantaggio rispetto “Roma”, il film ha trionfato nel confronto finale.

Cerimonia un po’ sottotono ma con lo stesso glamour di sempre, che riconferma un dato di fatto ormai, vale a dire che i film premiati sono state tutte opere dedicate all’inclusione, all’accettazione di sé e alla ricerca di un’identità negata, trovata con la forza di volontà e con la voglia di non avere confini, né muri, a dividerci.

Siamo tutti esseri umani e tutti sogniamo allo stesso modo.

 

 

 

And the winner is...

Miglior film
Green Book di Peter Farrelly

Regista 
Alfonso Cuarón per Roma

Attrice protagonista
Olivia Colman per La favorita

Attore protagonista
Rami Malek per Bohemian Rhapsody

Attore non protagonista
Mahershala Ali per Green Book

Attrice non protagonista
Regina King per Se la strada potesse parlare

Miglior canzone
Shallow da A Star Is Born di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando, Andrew Wyatt and Benjamin Rice

Colonna sonora
Black Panther di Ludwig Goransson

Sceneggiatura non originale
BlacKkKlansman di Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott, Spike Lee
 
Sceneggiatura originale

Green Book di Nick Vallelonga, Brian Currie, Peter Farrelly

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