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Mona Luison

by L'Officiel Italia
06.10.2017
Tutto può essere utile, persino gli scarti. Basta guardare la realtà con gli occhi di un bambino. Come fa questa artista francese, 40 anni, che dopo la collaborazione con Comme des Garçons Homme Plus, immagina di mettere le ali ai corpi dei migranti

Dietro allo pseudonimo di Mona Luison si nasconde la quarantenne Emmanuelle Loison, un’artista francese, di origine bretone, che ha fatto della conversione dei materiali il suo tratto distintivo. Le sue creazioni, che lei definisce “sculture tascabili”, eludono una categorizzazione stilistica univoca situandosi al crocevia tra pratica scultorea, design e artigianato. Formatasi inizialmente in una casa di gioielleria, “Tetsuko”, per cinque anni Mona Luison ha lavorato alla realizzazione di bijoux d’argento: «Il gioiello ha sempre avuto un posto importante nel mio lavoro, quest’attività artigianale mi ha permesso di restare sempre all’interno di un processo creativo. A poco a poco, i miei gioielli sono diventati sculture d’argento misto a materiali di recupero. Il tessile è arrivato per caso, un amico mi ha dato dei vestiti e della lana. E mi sono piaciuti i colori, ma soprattutto, i materiali. Da qui ho iniziato a lavorare a delle parure, figure che combinavano la tecnica dei gioielli tradizionali al lavoro tessile». Non imponendo una gerarchia né dei materiali né delle tecniche di lavorazione, Mona Luison ha cominciato a unire l’argento coi tessuti, e successivamente a giocattoli di plastica, salvadanai e altri oggetti.

«Le mie sculture incarnano la vita,la speranza. Questo aspetto di giocosità è dato dai colori e dagli oggetti utilizzati, ma anche dalla presenza di elementi legati alla conquista dello spazio», racconta

Nel suo atelier si trova di tutto, perché tutto può essere utile, perfino gli scarti. Estratti del quotidiano, questi elementi sono la vera pelle della nostra società, metafore di un nuovo mondo filtrato dagli occhi meravigliati dell’infanzia: «Le mie sculture incarnano la vita, la speranza. Questo aspetto di giocosità è dato dai colori e dagli oggetti utilizzati, ma anche dalla presenza di elementi legati dalla conquista dello spazio. Trovo che questo sia un modo di ritrovare i nostri occhi bambini». In questo senso i giocattoli sono rappresentativi del nostro mondo e come personaggi permettono di elaborare nuclei narrativi, incastonati nella rete eteroclita dei tessuti. La scultura diventa così metafora del mondo, e ha la sua ragione d’essere perché racconta una storia tanto personale quanto universale. Dopo quasi otto anni di lavoro sulle sue sculture tascabili, Mona Luison ha raggiunto di recente la pista della “Salle Wagram” di Parigi dove Rei Kawakubo ha presentato la collezione primavera-estate 2018 Homme Plus di Comme des Garçons, realizzata con la sua collaborazione.

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«A me interessa concentrarmi su questa ambivalenza: l’insieme delle notizie diffuse dai media in contrasto con il nostro quotidiano. Vorrei ridare un’identità nuova a chiunque sia trattato come un numero»

In un melting-pot surreale, gambe di bambole, pupazzi, burattini e astronauti sono i protagonisti di una festa, dove l’energia circola e dove l’ispirazione è un misto di decadenza e fantasticherie. «Nel mio lavoro racconto di ciò che mi tocca e mi emoziona. Siamo continuamente invasi da informazioni da tutto il mondo, spesso orribili. Queste informazioni fanno parte delle nostre vite, ma, al tempo stesso, ne restiamo distanti, ne siamo estranei. A me interessa concentrarmi su questa ambivalenza: l’insieme delle notizie diffuse dai media, in contrasto con il nostro quotidiano. Vorrei ridare un’identità nuova a chiunque sia trattato come un numero, rendendogli omaggio». Come tracce di pelle dai significati indossabili, nelle sculture di Mona Luison ci sono motivi costanti che ritornano in qualità di simboli e significati “nervosi”. L’anatomia sotto forma di ovuli e spermatozoi, per esempio, ci ricorda da dove veniamo e che siamo fatti tutti allo stesso modo; le “x” compaiono con riferimento a entità sconosciute che hanno comunque una presenza, come gli angeli o le ali protettive; la plastica trasparente evoca la perdita di corpi malati e la temporalità dell’opera, segnalata con una data, la situa nella cronologia. «In questo periodo, sto lavorando a dei personaggi ibridi dei quali trasformo il corpo umano per adattarli a una situazione. Ho deciso che aggiungerò delle pinne o delle ali ai corpi dei migranti, affinché possano viaggiare più facilmente, e adattarsi all’ambiente che attraversano. Ho trasformato i bronchi in branchie e l’anatomia umana in quella di un piccione. Mi piace lavorare con l’utopia della trasformazione corporea. Nell’idea che ogni uomo possa adattarsi al suo ambiente, a una situazione. Una teoria dell’evoluzione ingenua e infantile». Nelle sue sculture Mona Luison incarna una filosofia del vivere carica di speranza, dove il lato ludico e l’immaginazione si proiettano verso un presente multi-culturale e pacifista, dove la diversità esiste, ma è concepita come un valore. I tessuti diventano così ancora più vivi e carichi di significato.

“Madame Nage”
“Mon Mondeux”, foto Samuel Couedo.
“La Metamorphose”, foto Samuel Couedo.
“Ludicrous n°17”
“Je grandis enfantin” "Brainwashing Euh!!!”
Tutte le immagini, courtesy of the artist

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