Philip Glass - concerto per la Bellezza - L'Officiel
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Philip Glass - concerto per la Bellezza

Ad apertura del Festival della Bellezza di Verona, il Maestro Philip Glass ricorda e racconta, per musica e movimenti, la sua mutevole concezione del Bello.
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Se la Bellezza pervade i teatri e l’atmosfera di Verona, Philip Glass non poteva non essere il Maestro di Cerimonia.

Ma si può definire la Bellezza? Per qualcuno è in un'immagine, per altri nella Musica.

Prendo spunto dalle mie primissime esperienze come compositore: mi son sempre chiesto cosa fosse la Musica, prima ancora di sapere cosa fosse la Bellezza. La risposta varia sempre, nel tempo, perché come la Musica è l’unico posto in cui il cuore di ognuno trova ristoro, lo stesso discorso vale per la Bellezza

Alla serata inaugurale del Festival della Bellezza - i Maestri dello Spirito, che si tiene a Verona fino al 10 giugno, Philip Glass ha calcato il palcoscenico del Teatro Romano con due dei suoi più fedeli compagni: il Maestro Dennis Russell Davies e la sua consorte - al pianoforte, come nella vita -, la Maestra Maki Namekawa.

A questi due, in particolare, ha affidato l’esecuzione di Four Movements for Two Pianos, che già dalle prime sonorità ammiccanti ricorda qualcosa di noto a chi ascolta.

Il mio modo di interpretare e di creare musica è caratteristico: un po’ come avviene in tanti altri ambiti quando, ad esempio, la camminata o le movenze caratterizzano una determinata persona

E con la voce del piano prestata a Glass, sembra quasi di sentire marito e moglie che scherzano in un contrappunto di ritmi specificamente assegnati ai due esecutori, fino alla conclusione dei Movimenti. È stato tutto un ripetersi di segmenti interrotti in controtempo da note più acute o più vellutate, fino all’unisono finale, oggettivamente e felicemente spiazzante.

Eppure, è quando il Maestro Glass si siede al piano che la tensione e le aspettative sembrano potersi toccare. Mad Rush, eseguita senza spartiti, un po’ come uno scioglilingua con le dita che per l’emozione parlano troppo velocemente, ma senza mai impappinarsi.

E, infine, la Suite from “Les enfants terribles”, ha occupato la scena assegnando a tre diversi esecutori ruoli ben specifici: è un dialogo su dei ritmi bassi, quasi di bordone, ma i ruoli si mescolano, cambiano, ed è per questo che il punctum contra punctum reinventato da Glass non funziona secondo le regole tradizionali.

I Maestri Glass e Russell Davies, due figure austere e scure; la Maestra Namekawa un nastro di raso fucsia in un contesto di bianco e nero: tre strumenti profondamente uguali e diversi altrettanto profondamente, che non restituiscono l’idea della polifonia, ma dialogano per compatibilità di tracce e toni.

Non c’è sovrapposizione, ma un rincorrersi tra simili che - sì - rincorrendosi son proprio la camminata riconoscibile del Maestro Glass.

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