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Lana Del Rey

A 32 anni, Lana Del Rey è diventata una leggenda, con un seguito di devoti che include un folto numero di celebrities, da Courtney Love a Kim Kardashian West. Che l’hanno intervistata in esclusiva per noi.
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“I don’t belong in the world, that’s what it is. Something separates me from other people. Everywhere I turn, there’s something blocking my escape.” (Non appartengo al mondo, ecco la verità. C’è qualcosa che mi separa dalle altre persone. Ovunque mi giri, per qualche ragione, mi è impossibile scappare). Così inizia “13 Beaches” la terza traccia dell’ultimo album di Lana Del Rey “Lust For Life”. Sebbene la voce che pronuncia queste parole sia praticamente identica a quella della cantante, appartiene in realtà all’attrice Candace Hilligoss. La citazione è presa dal cult pre-lynchiano “Carnival of Souls”, film del 1962 diretto da Herk Harvey e scritto da John Clifford,che racconta la storia di Mary Henry (Hilligoss), una donna che sopravvive miracolosamente a un incidente automobilistico e si trasferisce in una nuova città dove fatica ad ambientarsi e finisce per essere vittima di un carnevale spettrale. È facile riconoscere i parallelismi che esistono tra Mary Henry e Lana Del Rey: il lavoro di quest’ultima ha da sempre la tragedia, reale o immaginaria, come protagonista. Fortunatamente, però, la storia personale della cantante ha risvolti più felici: dopo l’enorme successo riscosso dal suo

controverso album di debutto (“Born to Die”, 2012) l’artista è riuscita a non soccombere al circo mediatico continuando, nei sei anni seguenti, a consolidare il proprio successo un album dopo l’altro.Ogni eventuale dubbio sul suo talento artistico è stato messo a tacere nel 2014, con la pubblicazione di “Ultraviolence”, che oltre a essere stato accompagnato dal plauso della critica è diventato anche il primo album della cantante a raggiungere la vetta della classifica Billboard 200. Forse come risposta all’invadenza dei giornalisti o magari per il desiderio di lasciar parlare la sua musica, negli ultimi anni la Del Rey ha adottato un atteggiamento sempre più schivo nei confronti dei media (il suo video del 2015, per il brano “High by the Beach”, tratto dall’album “Honeymoon”, vede la cantante abbattere l’elicottero di un paparazzo, sparandogli dal suo balcone). Questo atteggiamento, tuttavia, non ha fatto che rafforzare il fascino della Del Rey, molto probabilmente perché in un’era come la nostra, tanto sovraesposta e ossessionata dal gossip, un po’ di mistero appare come una boccata di aria fresca. In questo modo, Lana si è trasformata nella protagonista assoluta della sua

«Da adolescente trascorrevo il weekend a ballare tutta la notte in posti come il “Limelight”. Ricordo che il lunedì, a scuola, ero sfinita, ma continuavo a ripetermi: un giorno mi trasferirò a New York»

arte, usando il silenzio per alimentare il seguito di una generazione ormai stanca di musica pop sciocca e spensierata. È stata sempre questa generazione a ispirare “Love”, il primo singolo dell’album “Lust for Life”. Pubblicato nel 2017, a un mese esatto dall’insediamento di Trump, il brano suonava come la risposta a una preghiera culturale collettiva che si interrogava sul futuro degli Stati Uniti. A rendere la canzone ancora più potente, è la speranza di cui è intrisa: un sentimento inedito per i fan di Lana Del Rey. “Don’t worry baby,” (Non preoccuparti gioia) canta nel brano, facendo riferimento a un pezzo che i Beach Boys pubblicarono negli anni sessanta: altro periodo di tumulto sociale. Poco dopo “Love” è arrivato anche l’album con altri pezzi politicizzati (e il sorriso smagliante della cantante in copertina). «C’erano cose che volevo dire da tanto, ma il mio ambiente non mi permetteva di farlo», ha affermato l’artista. «Ogni giorno, quando mi sveglio, sono grata del fatto che la situazione stia cambiando. Questa, al momento, è la mia vita». Se da una parte Mary Henry si arrese al circo della vita, Lana sembra averlo conquistato. Il 2018 la vedrà in giro per gli Stati Uniti: il suo tour – il più grande fino

ad ora – vanta già diversi sold out in arene in giro per il paese. A 32 anni, Lana Del Rey è diventata una leggenda, con un seguito di devoti che include un folto numero di celebrità (Courtney Love ammette con orgoglio di ascoltare spesso la sua musica e come dimenticare quando Kim Kardashian e Kanye West le chiesero di esibirsi al loro matrimonio?). Come ha confermato ad alcuni fan che l’hanno intervistata per questo articolo, Lana sta vivendo il periodo più bello della sua vita.

KIM KARDASHIAN WEST Hai uno stile incredibile e adoro come sei stata in grado di rielaborare le classiche atmosfere retrò in un modo del tutto personale. Chi è stato a influenzare maggiormente il tuo stile quando eri bambina? L.D.R. : «Il mio stile è sbocciato tardi, a dire il vero. Amavo Joan Baez - mi identificavo molto con il suo personaggio. Mi piaceva tantissimo Lauren Bacall. Una volta ho visto una replica del “The Dick Clark Show” in cui Janis Joplin indossava delle piume tra i capelli, l’ho trovata bellissima, quindi devo citareanche lei. E poi mi piace molto quello che stai facendo tu. Mi appassionano i tuoi cambiamenti di stile: i capelli, i tuoi nudi, le curve. Ti seguo sempre, ti tengo gli occhi addosso». K. K .W. Se non avessi iniziato a scrivere e a fare musica, cosa avresti fatto? L. D. R.: «Sarei stata una balia, o forse avrei lavorato con i bambini». K. K .W. Sai cucinare? L. D. R.: «(Ride) No».

«La mia canzone preferita dell’album? Forse “Coachella”. Sono riuscita a trasformare in musica quello che sentivo mentre tornavo a casa dal festival. È stato talmente intenso che non sarei mai voluta partire, allora mi sono fermata per strada e ho dedicato un momento a me stessa»

COURTNEY LOVE  Perché mi hai rubato il subconscio, trasformandomi nella tua schiava musicale? L. D. R.: «(Ride) Se mi avessero detto che un giorno Courteney Love avrebbe ascoltato la mia musica a ripetizione, non ci avrei creduto». C. L. Sei d’accordo con me quando affermo che i tuoi sono forse i capelli più iconici della storia dopo quelli di Marilyn? L. D. R.: «(Ride) Sì». C. L. Dimmi subito cosa inseriresti nella tua playlist del cuore. L. D. R.: «Ok. Hole, “Celebrity Skin”. The Flamingos, “I Only Have Eyes for You”. Migos, “Bad and Boujee”. A$AP Rocky, “L$D”. Simon & Garfunkel, “Scarborough Fair”. Janis Joplin, “Mercedes Benz”. The Eagles, “Hotel California”. Lou Reed, “Perfect Day”». C. L. Come stai vivendo questa storia dei concerti nelle grandi arene? L. D. R.: «Non riesco ancora a credere che il mio tour americano stia toccando posti così importanti. Conservo ancora la foto incorniciata di noi due al marquee dell’Hollywood Bowl. Ci penso ogni volta che entro in una di queste arene perché è stato il nostro concerto più grande: 24.000 persone. In quell’occasione tu hai detto una cosa divertentissima a dei ragazzini che non ne volevano sapere di stare zitti: “Ascoltate, feti del cazzo! Ero famosa prima ancora che voi nasceste!” Quello è stato il mio momento preferito. L’ho adorato». C. L. Qual è la canzone di “Lust for Life” che preferisci? L. D. R.: «Mmh, mi piace “Coachella”. Sono riuscita a trasformare in musica il modo in cui mi sentivo mentre tornavo a casa dal festival. Adoro quando succede. Per me ha rappresentato il momento culminante di un sacco di cose: vedere Father John Misty, conoscere sua moglie; rendermi conto che esisteva un vero problema nella Corea del Nord e che si trattava di una questione enorme, in crescita, e che riguardava tutto il mondo. È stato talmente intenso che non volevo più tornare a casa. Mi sono fermata in questo posto assurdo che si chiama Rim of the World Highway vicino a Lake Arrowhead in California. Mi sono seduta lì, sono andata a Redwood Grove, dove ho dedicato un momento a me stessa». C. L. Nuovi ragazzi? Non voglio i nomi, voglio i centimetri. L. D. R.: «Beh, prima di tutto, è probabile che tu già conosca la risposta. Courtney Love sa tutto! Sì. Insomma... volevo dire una cosa ma ci ho ripensato (ride). Mi limiterò a dire conosciuto/del posto».  C. L. Come ti fa sentire il fatto che i tuo fan più giovani conoscano il tuo rapporto con droghe e alcol? Secondo me non dovresti farti problemi. L. D. R.: «Non lo so ancora se mi va bene o no. C’è una ragione per cui queste cose dovrebbero rimanere private, ma sono anche una grande parte di me. Quindi, è così e basta».

GRIMES Cosa ne pensi dell’intelligenza artificiale? Credi che sarà un bene o un male per il genere umano? L. D. R.: «Credo sia l’evoluzione naturale di dove la tecnologia ci ha portato fino a oggi. Penso che il progresso dell’intelligenza artificiale sia un bene. Non credo ci porterà a un punto in cui ci vedremo costretti a boicottare la comunità robot perché ci ruba il lavoro. Detto questo, ho sentito che Amazon è appena diventata la prima società a effettuare le consegne via drone ed è una notizia che mi emoziona ma che mi crea anche un po’ di ansia. Però io non faccio testo, perché ho avuto delle pessime esperienze con i droni». G. Chi è il tuo cantante country preferito? Ci sono influenze di questo tipo nel tuo lavoro? L. D. R.: «Sì, c’è un sacco di country. Vengo dall’Upstate di New York, anche conosciuto come “il profondo sud del nord”. Mi piace ascoltare Tammy Wynette, Hank Williams e un po’ di Dolly Parton».  G. Andresti su Marte se questo significasse doverci anche morire? L. D. R.: «Col cavolo, scherzi? È da pazzi. Chi riuscirebbe mai a lasciarsi la terra alle spalle?». G. Se avessi la possibilità di vivere dietro agli occhi di un qualsiasi scrittore, di qualunque

epoca, osservando di nascosto il mondo dal suo punto di vista, chi sceglieresti? L. D. R.: «Shakespeare. Era un uomo solo? O è stata un’intera comunità di persone a scrivere quelle opere tanto innovative?».

MARINA AND THE DIAMONDS Fino a che punto credi che le nostre personalità siano modellate dal modo in cui appariamo? L. D. R.: «In questo momento nella nostra società, credo sia un buon 50%. Spero che da qui in avanti questa percentuale diventi più bassa. È un po’ come la questione natura-contro-cultura. Credo che le due cose si possano paragonare. Ovviamente quando hai una personalità forte riesci a superare qualsiasi giudizio esterno».

«Credo che l’intelligenza artificiale sia l’evoluzione naturale di dove la tecnologia ci ha portato finora. Ma non credo che i robot in futuro ci ruberanno il lavoro»

SEAN ONO LENNON Mi ricordo quando, per la prima volta durante l’ascolto di una canzone, qualcuno mi ha fatto notare: “Questo è il basso, questa è la batteria e questa è la chitarra, etc.”. Da quel momento in poi, le mie orecchie hanno sempre vivisezionato la musica che ascoltavano. Ti ricordi com’era ascoltare una canzone e riuscire a sentirne solo il suono complessivo? Desideri mai poter tornare a quel tipo di esperienza? L. D. R.: «Questo mi ricorda quando ho ascoltato i Beach Boys per la prima volta: a colpirmi era stato solo lo spirito solare di “Good Vibrations”. Ora ascolto ogni singolo strumento. I miei processi di missaggio e masterizzazione durano fino a sei mesi: è una cosa snervante, ma ne vale la pena. Non riuscirei a farne a meno. Sebbene sia difficile essere nevrotici, ripaga». S. O. L. Credi che il futuro preveda il declino della cultura della musica pop? E cosa pensi del declino della civiltà in generale? Le due cose sono connesse in qualche modo? L. D. R.: «Forse sì, ma non so dirti in che modo. Credo ci sia davvero un incremento di sociopatia e narcisismo nel mondo, e che la salute mentale sia in crisi. Mi sembra però che finalmente si stia diventando più consapevoli del fatto che tutto questo vada affrontato. Forse c’è un collegamento. Forse ha a che fare con la coscienza». S. O. L. Se oggi a nessuno interessa più di Mozart, come potrà tra 100 anni importare a qualcuno di Ziggy Stardust? Staremo ancora vivendo sul pianeta terra a quel punto? L. D. R.: «Beh, sono 50% realista e 50% mistica. Credo che saremo ancora su questo pianeta, ma in modo completamente diverso. Credo che avremmo ancora concerti olografici di Ziggy. Voglio mandare in tour l’ologramma di un mio concerto (questo qui, “L.A. to the Moon”) tra qualche anno, perché lo adoro. Imperi e generi: hanno entrambi i loro momenti di gloria e di declino»

ALESSANDRO MICHELE  Qual è la cosa più folle che hai fatto, in qualità di teenager rockstar? L. D. R.: «Quando ero adolescente trascorrevo spesso il weekend a ballare tutta la notte in posti come il “Limelight”. Ricordo che ero sfinita durante le mie lezioni di inglese del lunedì, ma continuavo a ripetermi che un giorno o l’altro mi sarei trasferita a New York». A.M. Sono curioso di sapere da dove nasce l’ispirazione per il tuo meraviglioso universo vintage. Cosa si materializza nella tua testa quando inizi a cantare? L. D. R.: «Immagino che parte della mia sensibilità rétro nasca dall’amore che provo fin da quando ero adolescente per i vecchi film. Ricordo che guardavo capolavori come “Un posto al sole” con Elizabeth Taylor, o i film di Natalie Wood e li trovavo meravigliosi. Tuttavia, oltre a essere un’appassionata dei film anni cinquanta il mio più grande amore resta la musica del decennio successivo – e anche questo fatto gioca un ruolo fondamentale nella mia ossessione per tutto ciò che è vintage». BØRNS Sai sempre che tipo di mood vuoi dare ai tuoi album? L. D. R.: «Me ne accorgo sempre quando sono a metà strada. A dire il vero mi bastano tre canzoni, se sono scritte abbastanza

bene. Per mia fortuna, ho scritto la traccia che dà il titolo a “Lust for Life” il giorno in cui ho finito di registrare “Honeymoon”, due anni fa. Sapevo che tutto avrebbe avuto una sfumatura diversa, però non sapevo ancora quale sarebbe stata». B. Qual è la tua canzone più personale? L. D. R.: «“Heroin”». B. Se potessi cambiare una cosa qualsiasi dell’industria musicale, quale sarebbe? L. D. R.: «Più donne tra i produttori».

«È stato il mio professore del liceo a farmi conoscere i poeti beat come Allen Ginsberg e poi Nabokov, Whitman. A 15 anni di distanza sono ancora la mia ispirazione»

RICK NOWELS Leggevi poesie durante l’adolescenza? Quale poeta ti ha influenzato di più? L. D. R.: «Sì. Quando avevo 15 anni una delle mie più grandi influenze è stato il mio professore del liceo, Gene Campbell. È stato lui a farmi conoscere i poeti beat come Allen Ginsberg, insieme ad autori come Vladimir Nabokov e Walt Whitman. A 15 anni di distanza, continuano a essere le mie maggiori fonti d’ispirazione letteraria. Ho letto anche i classici come “Ode su un’urna greca” di John Keats, imparando da questi l’importanza della metrica o, per quanto riguarda la poesia, di un beat che dia il ritmo - e da lì mi è venuta voglia di scrivere poesie». R. N. Se potessi visitare un periodo storico qualsiasi, e uscire con uno dei nomi che l’hanno caratterizzato, quale sceglieresti? L. D. R.: «Andrei assolutamente a vedere Janis Joplin, Jimi Hendrix, a Haight-Ashbury, a San Francisco. L’estate dell’amore, The summer of love, ecco qual è il mio sound». R.N. Quali sono state le prime canzoni che ti hanno davvero influenzata? L. D. R.: «Mi ricordo che ascoltavo i Beach Boys in macchina - era l’unico cd che avevamo. Paul Simon, Simon & Garfunkel. Ho frequentato una scuola cattolica quindi andavo spesso in chiesa ed è lì che ho cominciato a cantare. Perciò un sacco di inni tradizionali. Non so se posso definirla una fonte d’ispirazione, ma mi erano senz’altro familiari. E poi, quando ho compiuto 15 anni, mi sono appassionata all’hip hop. Quello stesso professore, Gene Campbell, mi ha cambiato la vita facendomi conoscere The Roots, Biggie e Tupac». LE DOMANDE DEI FAN TONI Hai già lavorato a cortometraggi ispirati alla tua musica, ma hai mai pensato di scrivere e dirigere un tuo film, o un corto? L. D. R.: «Ho pensato di scrivere la biografia di un personaggio immaginario. A dire il vero mi è stato chiesto di scrivere un musical, e ho anche iniziato a farlo. È pensato per Broadway. Tra due o tre anni dovrebbe essere finito. Io e Rick abbiamo scritto della roba, quindi staremo a vedere». DIXIE Quale attrice o regista sceglieresti per un film sulla tua vita? L. D. R.: «Sparo alto. Però adoro Steven Spielberg. E magari Natalie Portman? Sì». VERA Quanto credi al soprannaturale, tipo astrologia e stregoneria?  L. D. R.: «Di astrologia non ne so nulla. Credo che ognuno di noi possa migliorare la propria intuizione vivendo al meglio la propria vita. Ho scoperto che fare la cosa giusta ci immette in un sentiero di sincronismo che dà un’aura soprannaturale alla vita. Credo nel fare agli altri quello che vorrei fosse fatto a me, questo genere di concetti karmici». MACIEJ Hai una frase che potrebbe essere considerata il tuo motto? L. D. R.: «Una cosa che vorrei aver imparato prima è che le risposte sono dentro di noi. Puoi accedere a tutto quello che hai bisogno di conoscere attraverso la pratica, la conoscenza e le cose che hai imparato. Ero convinta che dovessero essere gli altri a mostrarmi la via. Quindi ripeto spesso: “Sii fedele a te stesso”».

Camicia, papillon e giacca glitterata, Christian Cowan
Cappotto rosso lucido, Helmut Lang Seen by Shayne Oliver e anello, Chopard
Trench animalier, Roberto Cavalli, stivali, Giuseppe Zanotti Design. Sarto sul set Leah Huntsinger@Christy Rilling Studio. Assistenti fotografo Cody Smith, Jesse Untracht-Oakner e Sean O’Neil. Operatore digitale Nick Bean@MLK Digital. Produzione Jennifer Rosenblum@FeralCat Productions
Giacca con piume, Saint Laurent by Anthony Vaccarello. Assistente stylist Kristtian Chévere. Hair stylist Sheridan Ward@Cloutier Remix. Make up artist Pamela Cochrane@Bridge Artists. Manicurist Gina Edwards@Kate Ryan Inc.
Giacca, Burberry, orecchini, Chopard
Giacca di pelle, Moschino, abito, Céline, sandali, Giuseppe Zanotti Design. Assistenti produzione David Lipford e Amado. Retouching sul set Jose Rivera. Location Milk Studios. Special thanks Lanadelreyfan.com

 

Foto Mick Rock

Styling Anna Trevelyan

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