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5 jazzisti da conoscere (e rimanere ipnotizzati per sempre)

Herbie Hancock, Wayne Shorter e molti altri: il cuore del jazz batte qui
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Herbie Hancock
 

Classe 1940, Herbie Hancock è un bambino prodigio: a soli 5 anni ha un'indole innata per il pianoforte e, durante l'adolescenza, pur non avendo un maestro, affina il suo orecchio ascoltando The Hi-Lo's. Nel 1960, la svolta: il ragazzino di Chicago sente suonare Chris Anderson e gli chiede di accettarlo come suo allievo, cosa che accade. Poco dopo inizia a studiare composizione con Vittorio Giannini. Un incontro, questo, che gli dà modo di affinare ancora di più il suo talento: nel 1962, infatti, esce il suo primo album Takin'off. E, solo un anno dopo, viene chiamato da Miles Davis per registrare l'album Seven steps to Heaven, entrando così a far parte dello storico quintetto di Davis. Il suo successo è immenso, tanto da essere il creatore della colonna sonora di Blow-Up di Antonioni, oltre a dar vita a capolavori indiscussi come "Speak like a child" e "Cantaloupe Island".
 

Wayne Shorter
 

Formatosi alla scuola di Coltrane, anche per Wayne Shorter, come per molti altri sassofonisti, è dovuto scorrere non poco tempo prima di arrivare a una definizione chiara del suo stile. All'inizio le frasi sono lunghe, le note d'attacco nitide, per poi passare a note tronche, punteggiatura in flasetto e una sonorità leggermente roca. Un processo che la vicinanza con Miles Davis non può che accelerare. Usa sempre di più il sax soprano e introduce, col passare del tempo, gli strimenti elettronici come si evince nelle composizioni per i Weather Report. Una musica nostalgica, la sua, che guarda al contemporaneo.
 

Sonny Rollins
 

Uno degli ultimi grandi del jazz ancora in vita, Sonny Rollins. Classe 1930, sassofonista e compositore di musica jazz, è considerato uno dei padri dello stile hard bop. Miles Davis, in una vecchia intervista, lo definì come "una leggenda, quasi un Dio per i musicisti più giovani". Una fama, la sua, che anche grazie alle collaborazioni con artisti importantissimi (su tutti proprio Miles Davis) non fece fatica a decollare. E fu proprio la celebrità raggiunta a fargli tornare la voglia di migliorarsi, cosa che fece abbandonando le scene per due anni: in questo periodo, dal 1959 al 1961, riprese in mano lo strumento come se non lo conoscesse e tornò a studiare, diventando, poi, ancora più grande. Indimenticabili Saxophone Colossus, Tenor Madness e Freedom Suite, considerati tra i suoi lavori più importanti.
 

Cassandra Wilson
 

Una voce dolce, profonda, flessibile quella di Cassandra Wilson. Fin da giovanissima comincia a suonare il piano e la chittarra e, durante i '70, canta in diverse band dal differente stile musicale. La svolta arriva col suo trasferimento a New York nel 1982, città che le permette di lavorare col bassista Dave Holland: grazie a lui, incontra il sassofonista Steve Coleman e diventa la voce del M-Base Collective. Dopo aver abbandonato il gruppo si dedica alla sua carriera da solistae, nel 1985, registra il suo primo album con l'etichetta JMT. All'improvviso, cambia direzione e si affida alla Blue Note, casa discografica con cui pubblica Blue Light 'Till Dawn, il suo primo vero successo. Vince  il Grammy Award for Best Jazz Vocal Performance con l'album Blue Note e, nel 2009, le viene riconosciuto il Grammy Award for Best Jazz Vocal Album per Loverly.
 

Brad Mehldau
 

Il New York Times l'ha definito come il musicista che ha salvato il jazz, i puristi di questo stile lo criticano (e parecchio). Sta di fatto che la fama di Brad Mehldau, pianista jazz statunitense, non è accaduta per caso. Il suo modo di fare musica, caratterizzato da improvvisazione, decisa spontaneità e ragionamento musicale, ha riavvicinato molti giovanissimi al jazz. E, se volete vederlo dal vivo, non perdete la manifestazione Jazz a Latina: lui suonerà domenica 15 luglio.

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