musica

Il Re è tornato.

by Federico de Feo
24.08.2017
Il Re è tornato. Archy Marshall, 48 ore fa, ha rilasciato il suo nuovo brano "Czech One", discreto sogno di jazz, di cui si può già apprezzare il video introspettivo diretto da Frank Lebon.
King Krule - Czech One

Pubblicato per True Panther / XL arriva dopo settimane di depistaggi e indizi indecifrabili, come il poster misterioso, ricevuto da alcuni fan che precedentemente avevano acquistato prodotti sull'archivio ufficiale dell'artista, ritraenti al centro King Krule in una foto surreale In compagnia di un cane umanizzato e, sul retro, un testo in spagnolo che tradotto riconduce ai primi due lavori, "A New Place 2 Drown" e "6 Feet Under the Moon".

O come il criptico teaser trailer intitolato Bermondsey Bosom accompagnato da una voce fuoricampo, che recita le versioni già presenti sul retro dei poster.

Ad oggi è ancora difficile dare dati certi per l'uscita del nuovo lavoro di King Krule, ma questa attesa può permetterci di conoscere ancora meglio un artista, che alla sua giovane età ha tra i suoi fans Beyonce e Frank Ocean. 

Archy Marshall, sotto le vesti di un re cruento, compone delle confessioni che documentano la sua vita nell'esatto momento in cui sta scrivendo, operazione che ha svolto quasi ogni giorno fin dall'inizio dell'adolescenza. Si stima che in quel periodo abbia composto circa mille canzoni.

Quando era bambino, Marshall, non era molto interessato a frequentare la scuola, tant'è che decise di evitarla drasticamente. Facendo da spola tra la casa di sua madre, nell'East Dulvich, e quella del padre di Peckham. Trascorre la maggior parte del tempo realizzando graffiti e registrando canzoni. Ma le minacce di carcere per i servizi sociali non si fanno attendere e spingono Marshall a proporsi e vincere un posto alla Scuola BRIT, istituto professionale legato alle arti performative. In quel periodo riuscì a trovare la sua vera essenze tonalità e vocale, appassionandosi sempre di più al jazz, che ancora oggi considera più crudo del punk.

 

Il suo sound non è alla moda, non è trendy. Le reference presenti nei suoi brani non sono presenti in nessuna mappa attuale della musica indie, facendo riferimento soprattutto a scenari rockabilly e fusion jazz. La musica prodotta da Marshall ha poco in comune con quella prodotta dai suoi coetanei: suona per lo più simile ad artisti considerati ormai al di fuori del radar musicale internazionale come Paul Weller dei The Jam, di cui ne ricorda anche l’abbigliamento, o Mike Skinner dei The Street, che riuscivano a raccontare perfettamente dettagliate visioni della vita quotidiana dei giovani britannici alla fine degli anni 70.

 

Nonostante questo, Archy Marshall, ha avuto il potere di suddividere la sua anima artistica in cinque parti: King Krule, anima jazzistica e punk allo stesso tempo, Edgar The Beatmaker, la versione  hip-hop di Archy Marshall, Edgar the Breathtaker, alter ego maligno di Edgar The Beatmaker, Zoo Kid, antenato e padre putativo di King Krule ed infine Hypnodisck, su cui ancora regna un velato mistero.

 

Quello che colpisce ancora di "6 Feet Under The Moon", opera prima come King Krule, a quattro anni dalla sua uscita, è la semplicità che lo rende straordinario. Le poetica di Marshall attraversa l’intero canzoniere del ventesimo secolo, rivoluzionando il free jazz con il suo canto indisciplinato e scorretto, risuonando in un territorio che appartiene a lui solamente. Non importa quanto ammiri artisti jazz del calibro di Joshua Redman, è nel circuito indie perché autodidatta e intenzionalmente non lucido.

 

Il suo virtuosismo risiede, in parte, nel rifiuto di adottare per ciascun brano la stessa personalità. Basti pensare al ragazzo cinico che appare in Easy Easy, brano dalle sonorità crude e rudimentali che narra di una notte passata a Londra, non molto differente da “Down in The Tube Station at Midnight” dei The Jam , rispetto al ragazzo romantico che appare in “Baby Blue”: “My sandpaper sight engraves a line into the rust of your tongue. Girl, I could have been someone to you, would have painted the skies blue”.

 

La musica e l’immagine di Archy Marshall rispecchiano alla perfezione la flessibilità che si addice all’attuale stato precario del music business. Potrebbe suonare con una band, farsi accompagnare dalle numerose drum machine che possiede o dalla sua fidata chitarra acustica Selmer, lo stesso modello utilizzato dal virtuoso chitarrista jazz Django Reinhardt.

 

Venga la rivoluzione, Marshall sarà in grado di muoversi da solo o accompagnato da una band, e come un novello Tom Waits del ventunesimo secolo ci mostrerà il suo mondo dove i songwriter di vecchio stampo dettano ancora legge.

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