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The Now Icon: Christina Aguilera

«Mi vado bene cosi», risponde a chi le dice come apparire. E, in occasione del remake di "Reflection", fa il punto sul suo percorso di donna e artista. «La glassa sulla torta? È lavorare con un manipolo di donne toste»
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SALVATORE FERRAGAMO Lunga cappa di pelle. Orecchini con diamanti, Bulgari Alta Gioielleria. Cuissardes, Collini Milano.

È molto più che una cantante Christina Aguilera. Newyorkese e baby diva del Mickey Mouse Club, insieme a Britney Spears, Justin Timberlake e Ryan Gosling, agli inizi degli anni ʼ90; il mondo scopre la sua voce nel 1998 quando viene scelta per cantare “Reflectionˮ, una delle canzoni portanti del cartone animato “Mulanˮ, di cui è appena uscito il remake in versione cinematografica. Il successo le piomba addosso con il primo singolo “Genie in a Bottleˮ, incalzato da altre hit come “Beautifulˮ, “Ain’t no Other Manˮ, “Candymanˮ. E da collaborazioni epocali, a cominciare dalla cover di “Lady Marmaladeˮ per il film “Moulin Rougeˮ insieme a Lil’ Kim, Mya e Pink, passando per “Moves like Jaggerˮ con i Maroon 5 e l’interpretazione in “Burlesqueˮ insieme a Cher. La vera grandezza di Christina trascende però anche la sua voce portentosa, perché è riuscita dove falliscono in molti. Ha trovato il suo equilibrio, una luminosa forza interiore con cui ha fronteggiato chi voleva imporle una fisicità asciutta e stereotipata, minacciando una popolarità in picchiata se il pubblico l’avesse vista più in carne. «Io a dieta non mi ci metto, fatevene una ragione. Mi vado bene così», ha risposto. Un no di risonanza mondiale, un gran bel colpo assestato alla muraglia di pregiudizi su come una donna dovrebbe apparire. 

Com’è stato reinterpretare oggi “Reflectionˮ?
Christina Aguilera: Riprendere la canzone che ha dato il via a tutta la mia carriera è stato come chiudere un meraviglioso cerchio. La prima volta che la registrai non avevo idea dei traguardi che avrei raggiunto in più di vent’anni di carriera. Oggi sono madre, una donna realizzata, vivo una diversa condizione di scoperta del mio sé, di crescita e di definizione di nuovi obiettivi.

Com’è evoluta la tua voce negli anni?
La mia missione è quella di sfidare me stessa e il mio strumento. Ho un gusto molto eclettico da cui mi lascio guidare nell’esplorazione di stili e generi diversi, ciascuno con un intricato processo creativo. Mi hanno sempre affascinato le diverse sfumature, le consistenze e i suoni scaturiti dalla potenza o dalla tenerezza della voce. Con la voce puoi evocare tutta una serie di emozioni, impossibili da trasmettere con il solo parlare. Sono profondamente legata al blues e al soul, perché hanno un modo puro e sincero di trasmettere le sofferenze e gioie della mia infanzia caotica (Christina è stata testimone delle ripetute violenze del padre Fausto nei confronti della madre Shelly Loraine Fidler, nda). Quella musica era autentica, riusciva a capirmi, prima ancora che io imparassi a comprendere me stessa. Col tempo, ho affinato le capacità, il mio strumento per scavare dentro quella verità. Le maschere non fanno per me, ho combattuto per non dovermi nascondere dietro un’immagine che qualcuno riteneva ideale. Una cantante ha bisogno di restare in contatto con le proprie emozioni, cantare significa continuare a evolvere, a crescere. La mia voce è un dono e non l’ho mai presa alla leggera, mi impegno a condividerla con consapevolezza.
 


Gli artisti non amano riascoltarsi...
Mi ci vuole del tempo prima di sentire una mia performance. Sul palco, mi calo del tutto nell’esibizione, canto di pancia. A volte non sai bene cosa salterà fuori, ti devi fidare delle sensazioni che provi e lasciarle emergere. I capolavori possono nascere da qualcosa di non del tutto impeccabile e fa paura esporsi tanto, ma non saprei fare altrimenti. Abbraccio la follia del momento.

Se dovessi descriverti attraverso i tuoi pezzi, quali sceglieresti?
L’album “Bionicˮ mi rappresenta molto. Se entriamo in un ambito più sentimentale e vulnerabile, direi la canzone “I Amˮ. Tutto il disco riassume bene il mio modo di vedere la vita, è ricco di sperimentazioni vocali che mi sono divertita a esplorare. 

“Beautifulˮ è ancora oggi un pezzo potentissimo. Quando realizzasti la forza di quel brano?
Il giorno in cui mi ritrovai in studio con l’autrice del brano Linda Perry ero emotivamente provata. Lei si è seduta al piano, si è messa a suonare l’attacco e allʼistante mi sono sentita legata a quella canzone, ho capito che l’avrei cantata per tutta la vita. Credevo nel messaggio e il fatto di condividerlo con il mondo, anche se mi rendeva vulnerabile, è il vero motivo per cui io canto. Voglio connettermi con gli altri, essere una fonte di ispirazione, dare agli altri una voce a cui poter associare un proprio significato, magari usando la musica come una terapia, come ho fatto io. Riuscire a fronteggiare le delusioni e le insicurezze diventa una forza, quando decidi di trasformare il tutto nel tuo super potere.
 


Che cos’è per te la bellezza oggi?
Ognuno di noi è un individuo a sé e la gente ti giudica in base alle tue differenze, a ciò che ti rende unico, particolare. Devi accettare quella bellezza e al diavolo tutto il resto. La vera bellezza per me è l’abilità di conoscerti e proiettare ciò che sei in una luce inconfondibile. Non sempre carina, lontana dalla perfezione, però pura.

E a chi ancora non ci riesce, che consiglio daresti?
Siate gentili con voi stessi. Siamo tutti in cammino sul sentiero della ricerca interiore, è il nostro lavoro di esseri umani e ognuno segue un percorso differente, perciò non ha senso fare paragoni. “Nuota nella tua corsia. Se perdi tempo a guardare oltre la tua spalla per vedere cosa fanno gli altri, la perdi di vista”, è il miglior consiglio che mi sia stato dato. Proviamo ad ascoltare le cose che ci risuonano dentro. Ci vuole tempo per superare il rumore e arrivare a percepirsi davvero. Concediamoci di essere ciò che siamo. Mi sono spesso scontrata con le mie ansie e con l’essere ipercritica verso me stessa, ma non ho mai smesso di cercare nuovi modi di spingermi oltre, senza tralasciare di proteggermi.

Alcune delle tue perfomance sono diventate leggendarie. Cosa ricordi della versione di “Lady Marmaladeˮ?
Per me è stato un punto di svolta, ho sentito che stavo prendendo il controllo del mio potere personale. Ho cantato senza paura e infischiandomene dei limiti e di cosa avrebbe pensato la gente. Sono stata teatrale, sopra le righe e ho intrapreso il viaggio marcando io la rotta. Ho fatto vedere di cosa ero capace, come donna, come artista. E poi lavorare con un manipolo di donne toste è stata la glassa sulla torta.

 

E dello show indimenticabile con Britney Spears e Madonna?
Quanto mi sono divertita, è stato un grande momento di pop-culture cantare “Like a Virginˮ con la mia amica d’infanzia Britney e con Madonna, ne andrò per sempre fiera.

Che effetto ti ha fatto invece esibirti con i Rolling Stones?
Stare sul palco con Mick Jagger ha qualcosa di epico, resta uno dei miei duetti preferiti di sempre. Lui è elettrico quando canta, ho capito perché è una leggenda. A un certo punto mi ha afferrata da dietro e mi ha spinta in avanti, una sensazione scioccante ed eccitante allo stesso tempo.

Qual è l’insegnamento più importante che cerchi di trasmettere ai tuoi figli, Max Liron e Summer Rain?
Voglio che si sentano sicuri, protetti, liberi di esprimersi. Li ascolto, li supporto e li rispetto nel loro percorso di definizione di sé. Nel farlo, credo di trasmettere loro anche un senso di compassione e la capacità di comprendere gli altri, al di là di ciò che emerge in superficie.

Come reagiscono quando ti vedono on stage?
Sono super attenti, si vede che assorbono tutto quello che vedono, che digeriscono i miei diversi ruoli e come il pubblico reagisce e si unisce, attraverso la mia musica e la mia voce. Quando siamo insieme, tutto gira intorno a loro, sono il mio mondo, ma devono rispettare il fatto che la mamma deve lavorare, perché si va in scena. 

Cosa ti rende felice oggi?
La vicinanza della mia famiglia, le nuove esperienze, la scoperta di posti non conosciuti e il vedere le cose attraverso gli occhi dei miei bambini. Amo guardarli mentre dormono pacifici, mi piace prendermi cura di me, farmi un bel bagno immersa nella schiuma, ricevere massaggi. E poi ci sono gli amici, il buon vino e le risate, le nuotate notturne, il Giappone con i ciliegi in fiore. Sono felice quando raggiungo un obiettivo, quando prendo coscienza di qualcosa di me che ancora non sapevo e quando divento una fonte di ispirazione per gli altri. E se mi chiedi che cosa mi aspetto dal futuro, ti rispondo che per me il meglio deve ancora arrivare.

Foto Dennis Leupold 
Testo Cristina Manfredi
Styling e Produzione Ilaria Niccolini
 Hair stylist Sami Knight
Make up artist Etienne Ortega
Assistenti fotografi Tommy Blanco e Winston Kingstro
Digital operator Kevin Leupold
Production FTL Moda e CORY COUTURE

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