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The Now Icon: Anitta

Femminista, sostenitrice dei diritti LGBT, la regina del carioca funk pop brasiliano è una star globale. «Con la musica provo a mandare un messaggio, a dare uno spunto di discussione»
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La chiamano Megastar. Nel 2017 il suo singolo Paradinha ha scalzato dalla vetta delle classifiche brasiliane l’ubiquo Despacito. I clic sulla rete delle sue canzoni si calcolano in billions, miliardi. E solo su Instagram ha 42,7 milioni di followers. Anitta, al secolo Larissa de Macedo Machado, classe 1993, è la regina brasiliana del carioca-funk-pop, una sonorità dal ritmo spinto e ballabile, su echi samba, con melodie orecchiabili. La sua è una storia da fiaba (musicale) contemporanea. Inizia a cantare a otto anni, a 17 pubblica un video su Youtube, viene contattata da una casa discografica indipendente e da lì in poi è tutta scalata delle classifiche. Ha 20 anni quando il video del singolo Show das Poderosas tocca i 130 milioni di clic. Parla tre lingue: portoghese, spagnolo, inglese, e in tre lingue ha costruito il suo ultimo album, Kisses, per varcare i confini del Brasile e del mondo sudamericano, pure se poi dice: «Ho messo in internet dei pezzi in modo che le persone mi ascoltassero cantare anche in inglese, ma non con l’intenzione diretta di dire ok, ora lavoriamo su questo mercato». Anitta canta, balla, conduce programmi tv. È indiscutibilmente carioca, a partire dal didietro, esibito orgogliosamente in tutti i suoi difetti, così come altrettanto fieramente esibisce i suoi ritocchini. Ne ha dichiarati almeno otto: «Ho fatto molti cambiamenti sul mio corpo, vero. Ho usato molto la chirurgia plastica e sono del tutto onesta in proposito. Qualcuno obietta: “Dobbiamo accettare la tua cellulite, ma poi fai la plastica?!” Certo! La chirurgia mi permette di addormentarmi e di svegliarmi con un aspetto diverso. Per sbarazzarmi della mia cellulite, invece, mi dovrei mettere a dieta. E non voglio, io voglio mangiare». Per capirla a fondo bisogna vederla in movimento, mentre ondeggia in un ritmo che è un misto tra samba e twerking. Come un tempo si diceva di Julia Roberts, è a un centimetro dal troppo: gli occhi sporgenti, la bocca carnosissima, il sorriso irregolare, il senso esplosivo, le gambe non esattamente affusolate: eppure quel centimetro di imperfezione la rende unica e ipnotica. Assomiglia a molte, e a nessuna. Nel corpo e nel sound di Anitta ci sono Jennifer Lopez, Katy Perry, Beyoncé, Rihanna, molta Mariah Carey: suo grande idolo, insieme con la brasiliana Ivete Sangalo (stesso genere estetico). E pure una vaga somiglianza con Kim Kardashian. Anitta è “già” molte cose: ha già collaborato con il meglio del pop americano, e con la storia della musica brasiliana, vedi Caetano Veloso. È stata già sposata, per un anno, con l’imprenditore Thiago Magalhães. Si è già definita bisessuale, sostenitrice dei diritti LGBT, femminista. «Alla gente piace dare opinioni sulla tua vita, ma a me non importa niente. Finché rispetto gli altri e mi comporto da brava persona, penso di essere libera di fare quello che voglio. Non sono il tipo che fa paragoni tra sé e gli altri. Io competo solo con me stessa». Con uno scopo preciso: «Con la musica provo sempre a fare qualcosa in più che canzoni che facciano ballare e divertire la gente. Provo a mandare un messaggio, o a dare uno spunto di discussione ulteriore». Si spiega con l’esempio di Sua Cara, pezzo dove è sta- ta ospite di Major Lazer, e nel quale ha invitato a collaborare anche la cantautri- ce e drag queen brasiliana Pabllo Vittar: «Abbiamo girato il video in Marocco – un paese molto conservatore – per poter dire “Hey, Marocco, questa è una drag queen! E balla in vestiti succinti!”».

Foto Ricardo Abrahao
Testo Fiamma Sanò
Styling Giulio Martinelli
Hair stylist Thiago Fortes
Make up artist Syssy Belloglio @WM Management 
Assistente fotografo Giulia Pittioni 
Assistenti stylist Fabio Pittalis e Beatrice Pretto

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