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La tuta dei fratelli Thayaht e Ram compie 100 anni

La storia della tuta in 5 minuti. Il capo universale indossato da tutti ha appena compiuto il suo centenario.
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Courtesy Archivio THAYAHT & RAM, Firenze - Copyright 2020 - All Rights Reserved - www.thayaht-ram.com

Era il 1920, in Piazzale Michelangelo a Firenze c’era un corteo di uomini donne e bambini. Un’atmosfera unica mai vista prima, tutti indossano lo stesso capo d’abbigliamento, un nuovo prototipo, la tuta, un abito rivoluzionario d’impronta futurista studiata da due artisti fiorentini, i fratelli Thayaht e Ram. Un capo che divulgava un messaggio universale di uguaglianza e bellezza, un abito semplice e dal costo ridotto. Da operai e sportivi a uomini e donne eleganti, tutti indossavano la tuta.
 

 

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​​​​Minimale, elegante e pratica la tuta è la sintesi di una silhouette a T, come l’iniziale di Thayat che fonde la sua idea di uomo vitruviano con le linee futuriste, pensata originariamente nel 1919 come un semplice abito perfetto per il periodo del primo dopoguerra. Corredata da pratiche tasche e spesso abbinata con una cintura e sandali. Poco tempo dopo Madeleine Vionnet firmerà una sua versione femminile e poco prima della sfilata il quotidiano nazionale Cittadino la Nazione aveva allegato il cartamodello di Thayaht dando la possibilità a tutti di poter realizzare la propria tuta su misura. 

Negli anni ‘50 e ‘60 la tuta risulta essere già datata e il design continua a produrre tutte solo per l’ambito sportivo. Successivamente viene ripresa dai designer degli anni ‘80 e ‘90 rinterpretandola con accenti più innovativi rispetto al tempo. Giorgio Armani, Martin Margiela, Yohji Yamamoto e la versione ancora più sportiva di Dirk Bikkembergs, le passerelle ritornano al capo pratico ed essenziale. Oggi la tuta ha riacquistato il suo valore con versioni ancora più minimali come nel caso di Jil Sander ma anche più eclettiche come nel caso di Prada, Dolce & Gabbana e GCDS. Un abito dal repertorio storico che mantiene la sua anima futurista e timeless.

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