Fashion

Missoni: It's Only a Family Affair

Missoni e M Missoni, sono il riflesso nella moda di due personalità forti e indipendenti, quelle di Angela e Margherita Missoni, seconda e terza generazione della storica fashion house. Che torna a collaborare con Safilo per le collezioni eyewear
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M Missoni Occhiali da sole con montatura in acetato, abito con filo di metallo. Gioielli personali di Margherita Maccapani Missoni. Missoni Occhiali da sole con montatura con tessuto, abito di maglia e top a righe. M Missoni Occhiali da sole con montatura cat eye, abito di jersey stampato.

«Ho sempre un attimo di esitazione nel rispondere su quali siano i codici fondanti del brand. Mi vengono spontanei, non li ho mai analizzati». Angela Missoni inizia a riannodare i fili (coloratissimi) della storia della famiglia. «I miei genitori sono stati dei rivoluzionari, hanno inventato uno stile, rotto gli schemi». Si ferma, per riflettere. «Fare qualcosa di nuovo, è questa la costante». L’eredità. «Per questo non guardo al passato, non vado in archivio, parto sempre dalla ricerca; solo in seguito faccio i collegamenti alle mie memorie. Ho ricordi precisissimi di tutto: look, varianti, trucco, parrucco; sono sempre stata curiosa, attenta». E, sottolinea, «non sono nata in una azienda affermata, ma mente cresceva. A sei, sette anni ero all’evento Missoni al Teatro Girolamo, a 12 a Pitti Firenze. Anche per questo, a costo di litigare con i maestri, anni dopo ho sempre portato i miei figli alle sfilate, per dar loro solide fondamenta». Comunque, tornando ai codici: «il colore, le grafiche sempre aggiornate, contemporanee». Come lo sono quelle della nuova linea eyewear Missoni che, «si sviluppa su modelli classici, con volumi sempre attuali. Sono molto importanti i materiali e la texture. Abbiamo perfezionato una tecnica utilizzata negli anni ’80 con Safilo (è di quegli anni la prima collaborazione tra i due brand, nda) per inglobare il tessuto Missoni realizzando un acetato con grafica chevron, una tecnologia che siamo andati a riscoprire nei loro archivi e abbiamo reso perfetta. Un elemento», aggiunge: «che vogliamo sia continuativo e riconoscibile, che parla della matericità di Missoni, anche in un oggetto piccolo, come l'occhiale. Per ogni stagione vengono selezionati dei tessuti raschel dal nostro magazzino, tessuti stock ai quali ridiamo vita». Un approccio sostenibile, nel senso più ampio del termine, che è anche la cifra di Margherita Maccapani Missoni, la terza generazione, oggi direttore creativo di M Missoni. Per lei l’archivio di famiglia è una wunderkammer, un luogo dove andare ad «attingere al passato, non a quello iconico e conosciuto, e per rielaborare e stratificare una parte di storia dimenticata, per creare una narrativa differente». La collezione M Missoni riscopre colori, grafiche, pubblicità dimenticate, e ora si declina anche nell’occhialeria. «Siamo andati a ripescare tratti inediti, e abbiamo trovato altri modi per colorare, tinte accese, colori a contrasto tra lente e montatura». E a riprendere i disegni a mano del nonno, Ottavio Missoni. «Erano disegni quasi matematici, riportava sui quaderni a quadretti i colori che sarebbero serviti per le macchine; oltre ad usarli sugli abiti di chiffon, come grafica allover, li proponiamo sulle astine degli occhiali».

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M Missoni Occhiali da vista con montatura di metallo, chemisier stampata e pantaloni di maglia. Missoni Occhiali da vista con montatura con tessuto, top a balze e gonna a vita alta.

La linea è d’impronta pop, divertente e giocosa e molto attenta, in partnership con Safilo, alla ricerca di materiali riciclati ed ecosostenibili. Secondo Margherita oggi innova, «chi è veramente in ascolto, riesce a percepire cosa sta succedendo nel mondo come stato d’animo del momento». Infatti, «più che sulle forme, che ci sono, ad esempio lo street wear ora segue il nostro stile di vita, oggi bisogna rispondere ai bisogni delle persone. È un cambiamento strutturale, che era già in atto e ora ha subito un’accelerazione, in cerca di un modo più consapevole e responsabile anche di produrre». 

Una riflessione sulla moda, e sul prodotto, che anche Angela ha fatto nei giorni di lockdown. «Credo si comprerà con più attenzione, capi con un valore, che durano nel tempo». Capi fatti bene. Ed è Margherita a ricordare un episodio con la nonna Rosita: «Eravamo a Parigi, avevo vent’anni. Lei usciva di casa per andare al mercatino dell’antiquariato alle sette di mattina, a me si solito piaceva accompagnarla ma la sera prima sapevo che avrei fatto tardi e le avevo detto che non sarei andata. Mi chiamò lo stesso e mi disse di raggiungerla. Non ho mai saputo dire di no alla nonna, non ho mai voluto deluderla, così mi alzai e andai. Mi fece provare un cappotto nero, semplicissimo. Era un originale di Jeanne Lanvin. Mi disse, “Così sai come sono fatte le cose belle” e me lo regalò». Da chi ha preso? «Sono un mix. Mia nonna è molto disciplinata, ha un grandissimo senso del dovere, mia mamma forse è più ribelle – per reazione –, e ha sempre vissuto in maniera libera, io ho preso da entrambe». Lo conferma Angela, «Io ho una natura più hippy. Margherita è come la nonna, sono precise. “Tu domani cosa ti metti?”, è la classica telefonata di mia mamma la sera prima della sfilata, ma io non lo so mai. Margherita è come lei, si preparano i look. Sono molto diligenti, ma nascondono anche una parte ribelle, da spirito libero.  Mia mamma», aggiunge Angela, «lo è stata sposando mio padre. E anche dopo, ci ha “smazzato” un bel pezzo di lavoro per l’emancipazione femminile. Ma già mia nonna lavorava a fianco del nonno e la mia bisnonna con il bisnonno, anche se non andavano sull’esterno. Non l’ho capito subito, ma anche da ragazza, le amiche di mia mamma, le persone che frequentava e che venivano a casa erano tutte molto avanti per quel periodo». «In fondo», è Margherita a parlare, «per me è normale il matriarcato, avere esempi di donne forti. Ancor oggi, nelle conversazioni, io ho un punto di vista diverso». Angela e Margherita hanno due personalità diverse e complementari, come sono diversi gli abiti di Missoni e M Missoni, che pure possono fare parte dello stesso guardaroba. E le cui funzioni si completano, in un gioco continuo di materiali, colori, pattern e grafiche. Una famiglia, dove ognuno ha il suo punto di vista e un diverso ambito di lavoro, ma anche tre generazioni  su uno stesso progetto made in Italy. L’insegnamento è basato sull’esempio, la libertà e la stima reciproca. E un input molto forte, ben sintetizzato in queste parole: «Continuare nella ricerca, portare avanti le proprie idee, non essere mai un follower». 

Foto Adriano Russo
Testo Silvia Frau
Styling Giulio Martinelli
Hair stylist Beppe D'Elia @ Beautick using L'Oréal Professionnel
Make up artist Elena Pivetta @ Green Apple
Digital operetor Oscar Masi
Assistente fotografo Simone Paccini
Assistente hair stylist Jacopo Finocchi
Assistente stylist Fabrizio Finizza
Producer manager Silvia Cammilli @ Ten Artist
Producer Valentina Tarolli @ Ten Artist

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