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Intervista all'attrice Ni Ni

A soli 29 anni ha già una decina di film all'attivo, ha ricevuto numerosi riconoscimenti e lavorato con star internazionali come Christian Bale e Luc Besson. Attrice, musa e testimonial: un fenomeno asiatico, che non ha bisogno di sognare Hollywood.
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Le star di Hollywood sono strane; sempre pronte a scagliarsi contro l’intolleranza, l’ingiustizia, i dittatori. Ma basta che la Cina, ben lontana dall’essere l’archetipo della democrazia, metta mano al libretto degli assegni per veder sbarcare in massa attori e registi. Questo vale anche per Kevin Spacey, Matt Damon o Christian Bale. Nel 2011, l’illustre Zhang Yimou, cineasta riverito in patria e nei festival di tutto il mondo (“Lanterne rosse”, “La foresta dei pugnali volanti”), ha chiesto all’interprete di “Batman” di sostenere l’unico ruolo non asiatico de “I fiori della guerra”, ennesima produzione cinese incentrata sul massacro di Nanchino. L’attore interpreta un impresario di pompe funebri occidentale che si ostina a proteggere un gruppo di ragazze cinesi dalle violente intenzioni di una pattuglia giapponese. Nel gruppo c’è una debuttante, l’aspirante attrice Ni Ni, 23 anni al momento dell’uscita del film. Risplende nel ruolo di Yu Mo, una prostituta fuggita con le sue sorelle da un bordello. “Mi sono un po’ preoccupata quando ho saputo che Bale era nel cast; una star hollywoodiana di tale grandezza, a prima vista così serio”, confessava la giovane attrice in occasione della conferenza stampa al Festival di Berlino. “Ma è stato subito affabile, sincero, molto simpatico”. Lo stesso attore britannico pur nella sua ermeticità, non ha saputo resistere a tali elogi: “Ni Ni ha fatto un lavoro straordinario. Ho trovato formidabile la sua capacità di padroneggiare tanto rapidamente le sue battute in inglese. Per me è un onore aver collaborato con lei nel mio primo film cinese”. Anche se la pellicola è stata accolta con freddezza dalla critica straniera per la lettura storica giudicata troppo di parte, “I fiori della guerra” ha riscosso uno strepitoso successo in patria. La carriera dell’affascinante Ni Ni è partita a razzo. Tanto che nel 2012 riceve il Premio rivelazione dell’anno all’Asian Film Awards, quello per l’attrice più popolare al Chinese Film Media Awards e quello come migliore attrice al Shanghai Films Critic Awards. È lei stessa una delle armi segrete dei registi e produttori di Pechino. Dieci anni fa il fenomeno si chiamava Zhang Ziyi ( “La tigre e il dragone” di Ang Lee), Zhao Wei ( “La battaglia dei tre regni” di John Woo) o Zhou Xun (“Il fiume Suzhou” di Lou Ye). Ni Ni fa parte insieme a Angelababy e a Yang Mi della nuova generazione di “attrici Dan”, riferimento all’élite femminile nella recitazione. Ma anche se tra la comparsa di queste attrici e quella delle colleghe del passato è trascorsa una ventina d’anni, nel frattempo una vera rivoluzione culturale ha sconvolto il Celeste Impero - e non ha niente a che vedere con quella traumatica dell’epoca maoista. Con miliardi di spettatori, le 45.000 sale sparse in tutto il paese, il 13% d’aumento degli incassi nel 2017, il tutto infarcito di un incorreggibile nazionalismo (durante l’estate possono uscire sul territorio cinese solamente pellicole nazionali), la Cina è divenuta una superpotenza cinematografica che, pur non costituendo una minaccia per il dominio americano sul mondo, lo mette in difficoltà finanziaria. Si contano parecchie commedie per il grande pubblico e film d’azione pro-Pechino prima di trovare una produzione americana sulla lista dei maggiori successi al botteghino cinese. Questo per capire il contesto del percorso della carriera che si spalanca davanti a un’attrice come Ni Ni. 

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Non c’è più bisogno di tentare di migrare a Hollywood, al limite ormai sono i grandi studios californiani a compiere il percorso inverso. Il successo di un film cinese oggi si raggiunge unanimemente in Cina. Aggiungete un pizzico d’esportazione a Singapore, in Thailandia, in Malesia, Pechino, Shanghai. Non più soltanto Hong Kong: è qui che ormai si trova un pubblico avido di star, d’icone, di esempi da imitare, glorificare e che, una volta uscito dalle sale buie nei lussuosi centri commerciali, si trasforma in un esercito di consumatori. All’estero Ni Ni non è ancora riconosciuta dalle folle. Il 6 luglio 2015 un fotografo, davvero non “sul pezzo”, quando l’attrice fa la sua apparizione sul tappeto rosso, si mette a gridare: “Qual è il suo nome?”. Ni Ni è semi sconosciuta in Occidente. Ma non per molto. Basti pensare al regista francese Luc Besson. Nel 2016, l’ha scritturata per interpretare un’eroina d’arti marziali in “The Warriors Gate”. Ma anche fuori dallo schermo, l’interesse continua a crescere. È testimonial della linea eyewear di Gucci e ambasciatrice dei gioielli Tiffany & Co. per il mercato asiatico. A Cannes, lo scorso maggio, ha esibito le creazioni della Maison newyorkese illuminando con la sua presenza un’edizione del Festival fino a quel momento alquanto austera. La strada fatta dalla giovane laureata all’Università di comunicazione della Cina non è illusoria. A 29 anni è già sulla vetta, non del mondo, ma almeno del suo paese. All’epoca in cui era assistente del padre durante le riprese de “I fiori della guerra”, Zhang Mo, figlia di Zhang Yimou, fu colpita dall’interpretazione di Ni Ni. Cinque anni più tardi, le ha assegnato il ruolo principale del suo primo lungometraggio, “Suddenly Seventeen”, uno di quei filmetti su una donna matura insoddisfatta della sua vita sentimentale che si vede offrire l’opportunità di ritornare adolescente e ricominciare tutto da capo. Ancora una volta, per l’attrice, un successo al box-office. «Prima di debuttare al cinema avevo lavorato con impegno per due anni. Corsi di recitazione, lezioni d’inglese. Ero come una pagina bianca che aveva bisogno di essere riempita», dice Ni Ni. Ed è Yuen Woo-Ping, il regista dei combattimenti di Matrix, che nel 2017 la sceglie per il suo epico “The Thousand Faces of Dunjia” o la televisione cinese che le ha appena offerto ponti d’oro per interpretare il ruolo femminile principale nella serie “The Rise of the Phoenixes”. La parola finale spetta a Christian Bale: «Ni Ni è tanto talentuosa quanto tutti quelli che con cui ho lavorato. Ha lo charme dei nuovi arrivati: è in costante formazione per affinare la sua tecnica. Vederla lavorare è una cosa meravigliosa» Spalancate gli occhi: la leggenda Ni Ni è appena cominciata.

Ni Ni is wearing Tiffany&co jewels

Foto Chen Man

Styling Shen Zhang 

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