Fashion

Welcome to the Hotel Vivier

Lo stilista Gherardo Felloni ricrea per Roger Vivier un albergo onirico e sognante ispirato ai cinque sensi più uno. Per svelare i nuovi accessori della fall-winter 2020/21.
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Welcome to the Hotel Vivier. Perché quando si solca quel tappeto rosso e si varca quella porta si cui troneggia la grande scritta al neon si viene catapultati nell’universo onirico immaginato da Gherardo Felloni per Roger Vivier. «Questa stagione ho voluto esplorare i cinque sensi e giocare con il sesto di senso», ha scherzato lo stilista che nel giorno del suo compleanno ha svelato una mise en scene teatrale e divertente. Alla reception tinteggiata di fucsia alla chiavi dell’hotel sono sostitute classiche Belle de jour dalla fibbia geometrica. E l’esplorazione dei sensi è un crescendo di esperienze avvolgenti distribuite sui tre piani della Fondazione Simone et Cino del Duca punteggiato da installazioni surreali come le gambe giganti che troneggiano nel salone delle feste o la Raperonzolo dai capelli avvolti nella ringhiera che conduce ai piani alti. La stanza dell’olfatto è animata da madame naso che solleva cloche di vetro sotto cui sono racchiuse décolleté profumate. Nella stanza del gusto troneggia una torta monumentale con in cima una cantante lirica. La stanza del tatto è vestita di pelliccia rosa confetto ed è animata da due damine-gattino. Mentre la stanza del sesto senso, quella del mistero e dell’esoterismo, è popolata di ballerine fantasmatiche dai veli colorati. «Anche questa volta mi sono divertito un sacco nel raccontare  una storia e nel regalare a Roger Vivier un po’ di pazzia», ha poi detto Felloni. Che ha abbinato, a ogni stanza, una serie di accessori ad box. Dai cuissardes al ginocchio ricamati di piume e cristalli alle borsine couture dalle forme geometricamente rétrò e dai manici sbalzati nell’argento, dalle décolleté dalle fibbie iconiche alle bag porta borraccia, dai sandali gioiello ai cerchietti punteggiati di strass. Fino alle shopper mignon con i manici parlanti: da una parte una grande R dall’altra una V gigante. Perché tutto nell’hotel Vivier non è quello che sembra. 

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