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GucciGhost

"E' interessante come il nostro linguaggio, nato da una famiglia fiorentina quasi un secolo fa, ancora oggi rappresenti qualcosa di molto contemporaneo".
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"E' interessante come il nostro linguaggio, nato da una famiglia fiorentina quasi un secolo fa, ancora oggi rappresenti qualcosa di molto contemporaneo". Con queste parole Alessandro Michele esprime perfettamente la forza impattante di Gucci, forza di un logo e di un brand. L'accezione iconografica della doppia "G" ha davvero una portata mondiale, capace inoltre di coinvolgere trasversalmente le realtà più disparate e antitetiche. Lo street artist Trouble Andrew diviene l'emblema più palese del potere di Gucci, trasfigurandolo in modo spesso infantile, fino a divenirne alfiere: nasce GucciGhost. La crudezza e l'imperfezione del graffito, con ironica enfatizzazione, diventa la sua firma e forse un paranoico messaggio artistico. Un'appropriazione di un logo iconico che conquista con immediatezza, supportata anche da Alessandro Michele che, grazie al fotografo Ari Marcopoulos, amico di entrambi, consente alle sue creazioni di accoglierne l'arte.

La collezione GucciGhost autunno-inverno 2016 si propone quale connubio tra due anime fortemente punk, per uno strabiliante duetto moda-arte. I graffiti di GucciGhost diventano brillanti fantasie, che creano ripetizioni infinite o argute rappresentazioni. Felpe, souvenir jacket, gonne a pieghe, così come pellicce e giacche di pelle sostituiscono i muri, le porte e i cassonetti, divenendo "vittime" di questo elettrizzante vandalismo. I foulard, le pochette e gli zaini più classici, perdono il loro aplomb un po' geeky, vestendosi di una irriverente ribellione e dimostrando appunto, la forza comunicativa di questa speciale collaborazione.

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