Fashion

Francesco Scognamiglio: unique punk dream

La controcultura underground londinese dei ’70 si scontra con il sogno delicato della couture. In quella liaison dangereuse Francesco Scognamiglio sceglie di tratteggiare la sua nuova alta moda
Reading time 5 minutes
Karina Kurzacz @ Fabrica: lungo abito di chiffon con pettorina di tulle e ricami 3D trafitti da spille gioiello; nella foto con Francesco Scognamiglio.

Una T-shirt torturata di safety pins, che diventano emblema della controcultura underground. Ovvero di quel punk che si preparava a invadere il mondo e a diventare linguaggio sociale ed estetico. «Non sono mai stato un punk ma ricordo una maglietta che da adolescente tagliavo, riassemblavo e decoravo con le spille da balia, in un gesto di completa ribellione a tutto quello che il mondo adulto rappresentava in quel momento». Francesco Scognamiglio è partito da qui per dare un volto alla sua nuova collezione dʼalta moda, una liaison dangereuse in cui la ribellione dei club underground incontra la tranquillità sofisticata degli atelier couture. A tratteggiare un romanticismo punk scandito da tulle monumentali, pizzi delicati e ricamature sontuose, ferite da preziose spille da balia decorate di perle e cristalli. Per un trionfo rockocò di mademoiselle lussuosamente pop. «Ho pensato a una nuova generazione di star e alla doppia anima delle donne di oggi, un po’ romantiche, un po’ ribelli... Ho cercato di dare il volto a una nuova idea di alta moda da giorno, in cui le tecniche tradizionali si mixano con una palette materica di tessuti contemporanei, in cui tutto racconta una modernità differente».

Lʼuniverso del designer di Pompei, classe 1975 e un passato da Versace ‒ «È stato uno dei momenti più felici della mia vita. Ricordo l’inizio del rapporto con Donatella, con la quale oggi ho un forte legame di amicizia, e la professionalità di suo fratello Gianni. Quella maniera di lavorare, quella moda, è un miraggio oggi», è un mondo popolato di donne. Da Lady Gaga a Rihanna, da Nicole Kidman a Kylie Minogue, da Björk a Beyoncé. Fino a Madonna, icona, musa e amica. «È stata la prima star planetaria a indossare una mia creazione. Era il 2008. Ricordo ancora che mi arrivò una chiamata in piena notte da un mio amico che si trovava a New York, che mi disse di controllare la posta elet- tronica. L’e-mail conteneva l’immagine di Madonna ritratta con una mia camicia di chiffon in un servizio scattato da Tom Munro. Il giorno dopo mi venne la febbre a 39 per lʼemozione», continua ancora. «Dopo qualche mese ebbi modo di incontrarla alla festa di un amico e guardandomi negli occhi mi disse che era felice di aver conosciuto una persona con tanta profondità nello sguardo. Pensai che mi prendesse in giro. Ma ero stato tra i pochissimi a reggere quegli occhi di ghiaccio... Ogni volta che la incontro resto magnetizzato dalla sua presenza. Penso di essere uno dei suoi più grandi fan al mondo e quando mi ritrovo davanti a lei torno bambino».

Un bambino che materializza i sogni della pop queen americana, tanto da aver creato alcuni outfit del tour Madame X. «Ho disegnato il costume di Madonna per il tour, per tutta la seconda parte dello show, che è il momento più emozionante dello spettacolo, quello dove interpreta alcuni classici latini degli inizi come “La Isla Bonitaˮ», aggiunge. «Durante la tappa europea, a Lisbona lo scorso gennaio, mi ha fatto una sorpresa dedicandomi lo show e ringraziandomi per averla vestita in tutti questi anni. Quando è scesa tra il pubblico ed è venuta a sedersi al mio fianco il cuore mi si è fermato... Tenendomi la mano ha raccontato al pubblico la nostra amicizia, dicendo che con indosso lʼabito blu notte ricamato di cristalli e zirconi si sentiva meravigliosa». Spenti i riflettori, Scognamiglio è rimasto il bambino che, a cinque anni, insieme a sua madre, passava pomeriggi interi nelle boutique di Napoli imbevendosi di eleganza e armonia. «Ho avuto la fortuna di saper disegnare. Mio padre mi voleva avvocato... Ma ora è il mio primo supporter». Nel cuore, ieri come oggi cʼè la sua Capri, rifugio dorato ma anche grande fonte di ispirazione: «È partito tutto da lì, da questa affascinante isola che da napoletano frequento da tutta la vita»). E soprattutto lʼOlimpo dellʼalta moda, dove ha debuttato nel 2016, dopo una lunga carriera nel ready-to-wear in cui ha raccontato una storia estetica popolata di «donne forti, indipendenti, volitive e audaci. Quando creo ho sempre in mente alcune supermo - del degli anni ʼ90. Per me lʼalta moda è tutto. Debuttare in questo mondo couture è sempre stato il mio sogno fin dallʼinizio della mia carriera. Creare in atelier. Vedere lʼabito che poco per volta si materializza sul manichino. Salutare un sogno che prende vita... Creare un capo di alta moda non è solo dare forma a un abito ma è vivere un esperienza di creazione pura, è un esercizio di stile dedicato a chi quel sogno lo vuole vivere e indossare. Lʼalta moda è condividere il mio sogno, far sentire il profumo dei tessuti e di abiti che sono al centro di una ricerca vera». Ricordando sempre un certo ideale di femminilità. «Le mie sono donne strong, romantiche ed erotiche... Sono donne con la D maiuscola. Raffinate e sensuali, modernamente eleganti. Anticonformiste. Libere nello spirito». Come quellʼicona che Scognamiglio avrebbe voluto vestire. «Lady Diana. Ricordo di averla osservata affascinato quando sedeva in prima fila alle sfilate di Versace alla fine degli anni ʼ90. Era una donna elegantissima, avrei avuto piacere di vederla con indosso un mio abito, ma non ho fatto in tempo».

Foto Saverio Cardia
Testo Raffaella Medici
Styling Camilla Sossi
Hair stylist Xavier Perez
Make-up artist Simona Rossello

Scarica qui la copia digitale di questo magazine.

Articoli correlati

Articoli consigliati