Fashion

Comme des Garçons che veste l’opera di Vienna

Rei Kawakubo mette in scena l’Orlando di Virgina Wolf nella pièce teatrale della compositrice austriaca Olga Neuwirth.
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Una data in comune, un filo sottile che annoda due destini, una liasion che sarà celebrata a Vienna il prossimo dicembre. Perché l’11 ottobre del 1928 veniva pubblicato per la prima volta l’Orlando di Virginia Wolf. L’11 ottobre di 14 anni dopo nasceva Rei Kawakubo, sacerdotessa del concettualismo made in Japan con la sua Comme des Garçons. A unire i destini di queste due figure ci ha pensato la compositrice austriaca Olga Neuwirth che, quando ha iniziato a lavorare alla sua versione dell’Orlando, ha pensato bene di chiedere alla creativa nipponica di disegnarne i costumi di scena, in un gemellaggio di creatività senza paragoni. «Sin da bambina mi sono interessata a tutto, mi sono lasciata ispirare dalle piccole e grandi cose che il mondo ha da offrire, dalla meravigliosa diversità della vita, e vedo che ciò si riflette in Orlando. Perché è l’amore per le stranezze, il paradossale, il grottesco, il virtuosismo e l’esagerazione a essere l’essenza di questa biografia immaginaria», ha spiegato la Neuwirth che l’8 dicembre al Teatro dell’Opera di Stato di Vienna svelerà la sua personale visione del romanzo inglese. A cui ha lavorato a quattro mani con la Kawakubo costruendone un percorso in tre atti. 

Il primo lo scorso giugno, durante le sfilate del menswear di Parigi. Quando in passerella è salita una collezione, o meglio l’Act I del progetto: uno show che la designer ha raccontato come dedicato alla: «Trasformazione e alla liberazione (di genere, ndr) attraverso gli anni».

L’Act II solo poche settimane fa sempre a Parigi: un trionfo di suggestioni e citazioni alla storia del costume, maturate dopo aver trascorso giorni esplorando l’archivio storico del teatro di Vienna, dove sono custoditi oltre 250 mila abiti.

E a dicembre il terzo atto, conclusivo. Con la messa in scena dell’opera, la prima realizzata da un compositore donna nella storia del teatro austriaco, e il debutto dei costumi immaginifici creati tra Tokyo e Vienna. Per un progetto che, come ha spiegato la Kawakubo durante l’ultimo défilé in uno statement, è volto a: «Tracciare lo sconosciuto». (riproduzione riservata)

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