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La sindrome della capanna: come combattere la paura ad uscire di casa

La chiamano la “sindrome della capanna”: le persone che hanno vissuto sotto stress, ma che hanno gestito bene il confinamento, con il tempo per loro stessi, gli affetti, le passioni, e a cui il ritorno alla normalità genera molto più stress del lockdown
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Un'immagine della campagna Bottega Veneta Spring-Summer 2020

In Italia e in alcune nazioni d'Europa, dopo il lockdown e la quarantena si inizia ad uscire di casa, eppure non tutti si sentono pronti a farlo.

L'effetto post COVID-19 non sembra essere quello di farci sentire di nuovo liberi, ma piuttosto ancora più imprigionati. Gli esperti parlano di sindrome della capanna o del prigioniero – in inglese cabin fever – ed è una condizione piuttosto diffusa, al contrario di quel che si possa pensare. A esserne più colpite sono le persone che hanno saputo gestire bene il periodo di isolamento e che, ora, provano un forte senso di smarrimento e inadeguatezza all’idea di ricambiare la loro routine. O peggio di non saper come ricrearla in base a nuova normalità. Non è che sia qualcosa di particolarmente strano, in realtà, è del tutto normale. Dopo mesi di quarantena c’è chi vive l’ansia di riprendere i ritmi precedenti, la paura di uscire e, magari, c’è anche chi ha scoperto che la vita in casa non è poi tanto male come si pensava all’inizio.

Insomma, il ritorno alla normalità non è da tutti gradito, in particolare per la pressione di dover nuovamente lanciarsi nel mondo e riprendere il solito tran tran. Le nostre case, in questo periodo, sono diventate un rifugio, ci hanno tenuto al sicuro dal coronavirus ma anche lontani dal mondo, la cui routine spesso ci stressa. Abbiamo stabilito un perimetro di sicurezza e ora dobbiamo abbandonarlo in un clima di incertezza.

Perché non vogliamo più uscire?

La quarantena ha permesso alle persone di avere maggiore tempo per se stesse, i loro affetti e i loro hobby, ed è anche per questo che ora possono essere riluttanti a tornare alla frenetica vita precedente. E poi c’è anche chi, mal volentieri, si è abituato alla nuova routine e a ritmi differenti da cui ora, ugualmente, ha paura di ricambiare tutto. L’isolamento è spiacevole, ma i nostri meccanismi di sopravvivenza ci hanno permesso di contrastare quel sentimento e di adattarci al confinamento.

Quale sarà la nuova normalità? 

Viviamo nella società del fare: fare sempre cose, produrre sempre. La rinascita fa sempre paura, ma è necessaria. A lanciare l'allarme è stato il Collegio Ufficiale di Psicologi di Madrid. Un team di ricercatori spagnoli aveva segnalato che a soffrire di questo disturbo ci sono più persone di quante si possa immaginare in tutto il mondo. 

Come superare la sindrome?

Parola chiave, gradualità. Rimanere chiusi in casa potrebbe solo contribuire ad accrescere le nostre paure e portarci a problemi peggiori in seguito. Bisogna riabituarsi al mondo esterno gradualmente. Ogni piccolo passo quotidiano sarà essenziale per verificare che il mondo non è sempre una minaccia.

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