Vestoj: the journal of sartorial matter - L'Officiel
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Vestoj: the journal of sartorial matter

Vai oltre la superficie, metti in dubbio la conoscenza e guarda con occhio critico quello che gli altri ammirano senza farsi domande.
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Il tagline di Vestoj recita: “A platform for critical thinking in fashion”. La fondatrice e editor-in-chief della rivista parigina Anja Aronowsky Cronberg la definisce “un progetto ideologico, uno specifico modo di affrontare la moda”. Se lo “sguardo critico” è un soggetto ben conosciuto all’interno del mondo delle università, è altrettanto incomprensibile per chi vive al di fuori di questa realtà. La ricerca è importante, interessante e di indubbio valore ma perchè abbia rilevanza anche nel mondo di chi fa e consuma la moda, deve parlarne la lingua. Un approccio in-between, a metà tra i paper e le riviste di settore, che forma un ponte tra il discorso accademico e l’industria. Un’operazione difficile, o titanica, come la definisce Anja, essere “parte di una realtà e un outsider al tempo stesso. Ma collocarsi a metà, nelle intersezioni e nella “crepe” del sistema è da sempre una scelta vincente. Vestoj significa abbigliamento in esperanto, l’unico esempio di lingua inventata per essere interazione, che ancora oggi rimane indipendente e senza patria. Che si distacchi in modo netto dai modelli editoriali tradizionali si capisce già guardandolo: un giornale annuale, che affronta un tema per numero, come fosse un libro, ma si sviluppa attraverso il sito, nei social e in eventi, come fanno i magazine. Se una volta la divisione tra riviste e libri di moda era netta, oggi sempre più spesso si fatica a tracciare un confine tra i due mondi. I libri stanno capendo che ad essere accattivanti non si rimette in credibilità, e le riviste puntano a contenuti sempre più approfonditi e autoriali, pur mantenendo il glamour che da sempre le contraddistingue. È innegabile che il fashion si stia affrancando da quel giudizio frettoloso che per anni l’ha marchiato come frivolo. Anche se questo cambiamento è tutt’altro che compiuto. Basti pensare che c’è ancora chi si meraviglia nel vedere un abito all’interno di un museo, e che relega la moda ad un “affare da donne”. O peggio, la considera un mero scambio di merci e un inno al consumo senza freni quando invece è un sistema complesso e articolato, l’unico capace di riflettere i tempi in cui viviamo. Se nelle pagine di Vestoj ha trovato spazio lo sfogo di Lucinda Chambers, quando la scorsa estate è stata liquidata dal posto di editor a British Vogue, è perchè quello di Anja è uno sguardo innamorato ma non acciecato dal sentimento. La scelta di affrontare argomenti attuali, che riguardano la nostra epoca ma che non sono mai totalmente a registro, serve a mettere in luce quanto della cultura e della società in cui viviamo, si possa imparare attraverso un argomento apparentemente irrisolto come la moda.

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