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Valentina Farinaccio

La strada del ritorno è sempre più corta è il romanzo d’esordio di Valentina Farinaccio.
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La strada del ritorno è sempre più corta è il romanzo d’esordio di Valentina Farinaccio. Scena principale del romanzo è la città d’origine di Valentina, la stessa di quella di Vera, Campobasso, il luogo “in cui la storia torna e da cui tutto parte.” È uno dei pochi spunti autobiografici presenti nel libro, “Il resto lo ha fatto l’immaginazione, anche se poi… abbiamo tutti un amore finito, un dolore che ci ha distrutto, e la speranza che domani andrà meglio.”

Più lunga è stata, invece, la strada per portare il romanzo a termine, dopo averlo scritto in un anno tra 2010 e 2011. “Da lì, la strada è stata lunga e tortuosa: in questi ultimi sei anni questa storia l’ho amata, odiata, aggiornata, messa in discussione, ma alla fine ho lasciato, semplicemente, che crescesse con me.” È il metodo che Valentina ha usato anche nella prima fase di scrittura: “I personaggi entravano e uscivano dal romanzo a loro piacimento e mi sono molto divertita a lasciarli fare, a vedere che cosa avrebbero combinato.” Questo metodo l’ha meravigliata molto: “Tutto è stato una sorpresa, come sorprendente è quello che sta accadendo ora che questa storia si sta staccando da me.” Si nota che è la storia che si sta staccando da Valentina. Lei si sente madre; il romanzo è “nato”, “sta crescendo” e “c’è da tagliare il cordone ombelicale.” Ma non subito: “Ho deciso di fare come ogni buona madre che si rispetti: aspetterò che cresca ancora un poco, solo un poco, poi lo lascerò libero di andare dove vuole.”

Ciononostante Valentina pensa già al prossimo. Dopotutto la fine di qualcosa è sempre l’inizio di qualcos’altro. “Su questo io proprio non ho dubbi.” Questo è un concetto che ha fatto proprio, in un giorno di settembre di qualche anno fa, dopo aver camminato i 900 chilometri del Cammino di Santiago, dalla Francia fino a Finisterre, attraversando tutto il nord della Spagna. “Quel giorno, dopo un mese e quattro giorni di strada, ho capito che da lì ricominciavo.” Aggiunge: “E che tutto avrei potuto, purché lo avessi voluto.”

Mentre si descrive “piena di paure e difetti,” riconosce del coraggio , lo stesso che l’ho portato a non aver mai smesso di credere che un giorno il suo lavoro sarebbe stato scrivere. “È la cosa di cui più vado fiera è la fatica bellissima e massacrante che ho fatto per portare avanti i miei progetti.” Perfino se questo è il suo primo romanzo, Valentina è ed è sempre stata scrittrice. A differenza di Vera, nel libro, il cui padre era scrittore, non ci sono scrittori nella famiglia di Valentina. Spiega: “L’amore per le parole mi è arrivato dai libri che leggevo e la voglia di scrivere dalla fantasia (talvolta eccessiva) che mi ritrovo da sempre.” Il suo grande sogno è sempre stato quello di scrivere un romanzo, cosa ben diversa dall’essere giornalista e critico musicale, mestiere che porta avanti da diversi anni. Anche se le piace non è la stessa cosa. “La scrittura giornalistica ti costringe ad alcune regole, in qualche modo ti imprigiona; scrivere un romanzo, invece, ti permette davvero di fare con le parole, i punti e le virgole, quel che più ti piace.”

Tuttavia Valentina non potrebbe vivere né senza la musica, né senza scrivere, e il primo fa grande parte del primo romanzo; da Ringo Starr, amico immaginario di Vera (“sono una beatlesiana incallita, la musica dei Beatles non mi mollerà mai” dice Valentina), alle citazioni di canzoni (“credo fortemente che aggiunga qualcosa; che dia a chi legge uno strumento in più per entrare nelle vite dei personaggi, e per sentirle”). Per Valentina la grande letteratura non si trova solo nei romanzi: “Penso che il testo di una canzone non debba essere considerato meno nobile di una meravigliosa poesia soltanto perché poi viene musicato e cantato davanti a milioni di persone.” Allora l’idea di dare a Bob Dylan il Premio Nobel della Letteratura l’ha “condivisa e trovata, in qualche modo, incredibilmente romantica.”

Quello che è chiaro, sia dal romanzo d’esordio, sia parlando con Valentina, è l’amore per le parole e per il loro potere, motivo per cui Valentina dice che ogni mattino legge qualcosa: “Mi piace trovare nelle storie degli altri le parole giuste per affrontare le giornate.”

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