Timothée Chalamet - L'Officiel
interviste

Timothée Chalamet

Newyorkese di 21 anni, attore, sarà nel prossimo film di Guadagnino “Chiamami col tuo nome”, «un’ode al primo amore, quello che non ti abbandona più» . Recitare per lui è come un passo a due: devi fidarti di chi lo fa con te
Reading time 6 minutes

«Durante lo shooting per L’Officiel Hommes Italia ho scelto la musica che amo - la playlist del giorno includeva anche David Bowie e Nancy Sinatra e, nonostante io non sia un modello ma un attore, mi sono divertito. Credo sia fondamentale vivere con leggerezza, non prendersi mai troppo sul serio». Parola di Timothée Chalamet. Il viso fanciullesco e disteso dei vent’anni (ventuno per l’esattezza compiuti a dicembre), un bagaglio colmo di traguardi, tra i più recenti la pièce teatrale Prodigal Son da lui interpretata, scritta e diretta da John Patrick Shanley. E, all’orizzonte, un film in uscita, Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino (in anteprima a gennaio al Sundace Film Festival a Park City, nello Utah), pellicola in cui Timothée recita accanto ad Armie Hammer nei panni di un giovane travolto da una bruciante passione sbocciata in Italia. «La storia ha più di una chiave di lettura. È un film sul cercare e accettare se stessi, ma anche un’ode all’amore, il primo amore, quello che si ricorda come forte e incontrollabile. C’è qualcosa di quell’esperienza che non ti abbandona mai», rivela Chalamet. Come è iniziata l’avventura?

«Ho conosciuto Guadagnino circa tre anni fa a New York e ho subito capito che se si fosse presentata l’opportunità di lavorare con lui, quella sarebbe stata l’occasione della mia vita. Allora, non sapevo altro». Ecco che, una manciata di mesi dopo, Chalamet si trova tra le mani il romanzo di André Aciman da cui la pellicola è tratta: «Per prepararmi al ruolo di Elio il primo step è stato leggere il libro, una grande opportunità: non sempre una sceneggiatura consente di indagare in modo

così puntuale l’anima dei personaggi. Poi mi sono concentrato sull’italiano come lingua viva, parlata, ho imparato a suonare la chitarra e perfezionato il mio livello di pianoforte. Un mese prima delle riprese, infine, sono partito per trascorrere un periodo a Crema dove Luca Guadagnino vive. Volevo respirare l’atmosfera che si percepiva lì». Una prima volta? «Piuttosto un ritorno, ero stato in Italia anni fa. E oggi, come allora, ho amato la storia, l ’architettura». Dei giorni successivi, quelli sul set, invece, cosa ricorda?? «Guadagnino è tra i più geniali registi del suo tempo. Mi ha insegnato a fidarmi dell ’istinto. Ha senso dello humor ma è abile anche a toccare corde profonde», racconta Chalamet. A chi gli chiede, quasi si tratti di un ’ana - lisi pirandelliana, quanto sia importante l ’umori - smo, fuori e dentro lo schermo, Timothée risponde: «Molto. È l ’attimo in cui realizzi, insieme a chi ti sta accanto, quanto assurda sia la vita. Sul set permette di ritagliare pause ma nelle scene dalla forte carica emotiva è superfluo, meglio concentrarsi e ricreare uno stato d ’animo». Empatia è la parola chiave, anche per entrare in sintonia con il co-

protagonista di Chiamami col tuo nome, l ’attore Armie Hammer: «Siamo diventati grandi amici. Quando reciti insieme a qualcuno è come se ballassi in un passo a due: devi fidarti di chi è con te, imparare dalla sua esperienza. Un percorso pieno di stimoli e sfide», racconta con una saggezza pacata, insolita per un ragazzo della sua età. Di Christopher Nolan, invece, che lo ha voluto, nel 2014, nel cast di Interstellar,ricorda: «Prendere parte a quel film è stata una fan - tasia diventata realtà! Come tanti altri ragazzi sono cresciuto amando i suoi film ». Tornando ancora indietro nel tempo, Chalamet rievoca gli inizi: «Il mio primo vero ruolo? A dodici anni ho preso parte a una puntata di Law and Order. È ancora viva in me l ’emozione che ho provato». Ecco, tra le righe, prendere forma un ’adolescenza «calma e irrequieta allo stesso tempo», come rivela con un sorriso che non riesce a trattenere. «Ho frequentato una high school con indirizzo “performing art”. Mi ricordo interi weekend spesi a perfezionare il mio stile ma non sarei qui ora se anche i miei insegnanti non avessero creduto in me», continua.

Quali allora, i suoi idoli di celluloide? «Quando ero bambino mio padre mi ha fatto vedere in VHS un film con l ’attore e comico francese Louis de Funes. È il mio primo ricordo connesso al mondo del cinema. Credo, negli anni successivi, di averlo riguardato svariate volte».Quali, invece, i suoi miti oggi? Con un balzo avanti Chalamet guarda al futuro con entusiasmo. «Sogno di lavorare con Paul Thomas Anderson e, tra gli attori, con Bruce Dern». Ecco un altro salto nel tempo e si torna al presente, alla quotidianità che si intravede tra i traguardi raggiunti e quelli ancora nel cassetto. «Vivo a New York, qui ci sono i miei amici, la mia famiglia, la mia vita. Sono cre - sciuto a Hell ’s Kitchen, ora ho scelto l ’East Village, un ’area ricca di fermento artistico», chiosa. Ma non prima di aver chiarito un punto fermo: «Cosa mi fa dire sì a uno script? Innanzitutto ogni volta mi sento fortunato. Come primo elemento considero il regista, una storia, anche se valida, ha bisogno del tocco di un maestro per prendere vita. Talvolta, poi, preferisco scegliere un ruolo che al primo sguardo non mi piace o in cui non mi identifico, questo mi spinge a mettermi sempre in discussione».

Foto Carlotta Manaigo
Styling Ahnna Lee

Cover:Giubbino di seta con intarsio Valentino, cardigan di lana Lanvin e maglia di cotone Dondup
Foto1. Camicia di seta Boglioli, pantaloni in gabardine di cotone e lino Ermenegildo Zegna Couture, sneakers Converse
Foto2.Maglione di cotone Boss, coperta di lana Louis Vuitton
Foto3. piumino di nylon Moncler e camicia di seta Lanvin
Foto4.Parka di nylon Dries Van Noten, maglione di lana Maison Margiela e pantaloni di lana 3.1 Phillip Lim e calze di proprietà della stylist
Foto5.Maglione di lana mohair Louis Vuitton Grooming: Jessica Ortiz - The Wall Group

Articoli correlati

Articoli consigliati