interviste

#talkingwith Mike Watt

by Cristian Scarola
10.10.2017
Mike Watt: bassista, cantante e compositore statunitense. Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato che...

L'Officiel: Ciao, Mike. Come ti senti nelle ultime settimane? Come vedi il futuro? E il mondo?

MW: Questa è la terza settimana del tour, suoniamo ogni sera e questa è una cosa che adoro. Adoro suonare con in miei fratelli (lo dice in italiano, n.d.t.). Ieri sera c’è stato il primo concerto in Italia. È stato incredibile e vorrei ringraziare gli straordinari ragazzi che lo hanno reso possibile! Abbiamo altre dieci date, non vedo l’ora. Sento che il modo migliore per conoscere il mondo è attraversandolo il più possibile. Mi sento molto fortunato ad essere un musicista.

 

L'Officiel: Come sei diventato un musicista?

MW: Mi sono avvicinato alla musica grazie al mio amico D Boon. La musica era qualcosa che ci univa e grazie alla quale potevamo condividere del tempo insieme. Avevamo dodici anni quando abbiamo iniziato, sua madre voleva che formassimo una band e voleva che io suonassi il basso. Non sapevo nemmeno cosa fosse un basso, ma ho imparato per poter stare con suo figlio, D Boon. È stato tremendo per me perderlo in un incidente d’auto nel 1985. Gli amici (tra i quali anche Thurston Moore) mi hanno aiutato e sono tornato a suonare il basso e a darmi da fare. Non mi sono quasi mai fermato da allora, se non per un breve periodo a causa di una malattia che nel 2000 stava per uccidermi. Ho scritto il mio secondo pezzo traendo ispirazione da questa esperienza e rifacendomi anche alla Divina Commedia.

 

L'Officiel: Che cos’è il Sogno del Marinaio?

MW: Lascia che prima ti dica che cosa NON è. Non è un progetto parallelo di Mike Watt, ma di un trio fondato da Stefano Pilia (stefanopilia.it) nel 2009. Anche se è stato così disponibile da farmi scegliere il nome. Il primo batterista era Andrea Belfi (andreabelfi.com), un amico di Stefano che viene da Verona e che gli sembrava in linea con il nostro stile. Ognuno di noi è stato responsabile di un terzo del materiale prodotto con il quale abbiamo creato due album e fatto quattro tour. All’inizio di quest’anno Andrea Belfi è stato costretto ad abbandonare per gli impegni legati al suo progetto da solista e Stefano ha scelto Paolo Mongardi, già in ZEUS! e Fuzz Orchestra su Offset records, perché lo sostituisse. La prima volta che ho suonato con Paolo è stata circa quattro settimane fa in una cascina fuori Bologna, durante la preparazione per questo nuovo tour. Il concept di Stefano Pilia adesso ha un nuovo spirito e abbiamo fatto un passo avanti.

 

L'Officiel: Come sta andando il tour?

MW: Sono molto contento. Potete leggere il mio diario qui: #tourdiary E’ una raccolta delle mie impressioni riguardo il tour. Paolo Mongardi mi ha sorpreso per come ha saputo entrare in connessione con me e Stefano, in un modo davvero straordinario. Ho molta stima in lui e il pubblico ci ha accolti molto bene.

 

L'Officiel: Il famoso album dei Red Hot Chili Peppers “Blood Sugar Sex Magic” era dedicato a te. Ci spieghi la ragione?

MW: Perché penso che i Red Hot siano molto gentili. C’è stato un incontro significativo tra di noi agli inizi. E’ stato durante la loro seconda apparizione in occasione dell’apertura del concerto dei Minutemen a Hollywood nel club Lingerie… Credo che fosse il loro secondo concerto, davvero all’inizio del loro percorso musicale. Io ho scoperto questa cosa mentre ero in tour in Europa. Ricordo che ero in un negozio di dischi in Germania e il commesso mi ha mostrato il retro di copertina… è stata una gran sorpresa. Gli sono molto grato per questo.

 

L'Officiel: Cosa ne pensi del film di Jarmush sugli Stooges?

MW: Mi dispiace, ma non l’ho ancora visto. Comunque, Jim Jarmush, per il film, mi ha intervistato due volte e posso dire che ha un grande amore per gli Stooges e sono sicuro che avrà fatto un ottimo lavoro. Entrambi amiamo molto gli Stooges.

L'Officiel: Qualcuno dice che una volta hai fatto un concerto sdraiato sul palco con Iggy Pop. Perché?

MW: Penso che tu ti riferisca a un concerto degli Stooges al Lowlands Festival nel 2006, durante il quale Iggy mi ha scaraventato a terra ma nonostante questo io ho continuato a suonare. Amo davvero molto gli Stooges e ho sempre desiderato fare del mio meglio con loro. A Iggy piace scaldare l’atmosfera, lui è sempre stato una fonte d’ispirazione infinita per me. Mi ha aiutato a diventare un bassista migliore di quello che ero.

 

L'Officiel: Cosa pensi della scena musicale californiana? Com’è cambiata negli anni? Com’è ora?

MW: In realtà esiste un panorama musicale a San Francisco che si differenzia da quello di Los Angeles, anche se si tratta sempre di artisti californiani. Penso che l’ambiente di cui facevamo parte noi Minutemen fosse molto influenzato da quello che succedeva a Hollywood con band come Germs, Screamers, Nervous Gender, X and the Dils e poi dai nostri amici della South Bay, Black Flag, Descendents, Alley Cats, The Last, ma anche da band della SST come gli Husker, Du e Meat Puppets che invece suonavano a Minneapolis e in Arizona. Scoprire nuove originalità era d’importanza fondamentale per noi. Ci sembrava essenziale avere un’identità personale e la ricerca ci dava grande ispirazione. Come ti ho già detto i punti di riferimento erano molti e tra questi c’erano anche alcune band straniere che non abbiamo mai potuto vedere dal vivo come Pop Group, Wire, Alternative Television, Lemon Kittens, Der Plan ma che conoscevamo solo attraverso i dischi. Ora viaggio così tanto per i tour che non so come sia la scena nel sud della California. Non so nemmeno se abbia una sua identità, visto che le persone ora possono conoscere tutto attraverso internet e i concerti internazionali.

 

L'Officiel: Com’è vivere negli Stati Uniti ai tempi di Trump?

MW: Sento un clima insalubre nel paese. Quest’anno ho fatto un paio di tappe negli States e mi è sembrato che la gente un po’ ovunque fosse piena di rabbia. Non so se le cose siano legate, ma pare che alle persone riesca davvero facile comportarsi in modo veramente cattivo con gli altri. Forse dipende dalla comunicazione online, nella quale puoi dire qualunque cosa senza doverti mai trovare faccia a faccia con qualcuno. Vedevo lo stesso tipo di cultura (in realtà per me, mancanza di cultura) nelle comunicazioni con le radio CB negli anni 70. Era un ambiente molto più ristretto quello di allora, però. Del tizio di cui mi chiedi penso che sia stato influenzato da uno dei vostri ex-capi, Silvio Berlusconi. Non voglio incolpare l’Italia dicendo questo, ma penso che noi (cittadini statunitensi) dobbiamo essere più consapevoli.

 

L'Officiel: Hai mai lavorato come attore?

MW: Ho recitato nei tre film che ha girato il mio migliore amico, Raymond Pettibon:

•  Weatherman 69 (1989)

Sir Drone (1989)

Red Tide Rising (2001)

 

L'Officiel: Hai qualche legame particolare con l’Italia?

MW: La famiglia di mia madre da parte del padre veniva dalla Sicilia e quella di madre dalle Dolomiti, ai due estremi dell’Italia.

 

L'Officiel: Quali sono i tuioi riferimenti culturali? Libri, arte, cinema, filosofia…

MW: Dante Alighieri, Umberto Eco, James Joyce, Creedence Clearwater Revival, James Jamerson, "The Sand Pebbles" (sia il libro di Richard Mckenna che il film con Steve Mcqueen) (In italiano, Quelli della San Pablo)

 

L'Officiel: È vero che la copertina più significativa dei Minutemen era una foto che hai fatto in taxi? Cosa significa per te?

MW: Per taxi credo che tu intenda il mio Maggiolino del 1964, che sto guidando sulla copertina di “Double NIckels On The Dime” dei Minutemen. Quello è uno scatto molto importante. Era importante che avessi il tachimetro esattamente sulle 55 miglia all’ora (il titolo dell’album si riferisce a quello) con i miei occhi nello specchietto e il cartello della mia città, San Pedro, sull’autostrada, che si vede dal finestrino. Il mio amico Dirk Vandenberg ha fatto la foto dal sedile posteriore, abbiamo fatto solo un paio di scatti. Era il 1984 e non c’erano macchine digitali quindi abbiamo dovuto aspettare di poter sviluppare la pellicola. Abbiamo intitolato l’album con una frase idiomatica che indica il fatto di andare esattamente alla velocità del limite stradale perché Sammy Hagar aveva dichiarato che non riusciva a rispettare i limiti di velocità e poi faceva musica posata e stantìa, la nostra risposta era che noi volevamo fare proprio il contrario: guidare entro i limiti di velocità e fare musica folle. L’idea ebbe successo e portò in alto la bandiera della cultura freak. Quell’idea e quell’etica sono ancora molto importanti per me.

 

 

Traduzione di Andrea M. Monti

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