interviste

#talkingwith Gioia Bini

L'artista classe '89 mescola stoffe africane con lo stile fiorentino per capi da collezione.
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La designer Gioia Bini, Italiana di nascita ma di adozione africana, conquista il pubblico con la sua creatività definita da oggetti e tessuti pregiati, in un irriverente mix di contrasti e affinità. Abiti realizzati a mano, unici e su misura. L'ispirazione? Arriva direttamente dalla sua cerchia di amici, artisti e fotografi che popolano il suo magico mondo. Tra un maestoso drappeggio, ricercati tessuti collezionati durante i suoi viaggi in giro per il mondo e l'amore per la città di Michelangelo, nasce la sua arte.

Le abbiamo fatto qualche domanda per scoprire tutti i suoi segreti...

LOI: Come hai iniziato e perché?
G.B.Ho iniziato cucendo vestiti per me stessa, poi i “one off” per le persone che mi vedevano e mi chiedevano di disegnare cose particolari per loro.  Da lì è partita l’idea di una capsule collection per Matches Fashion.  Guardo sempre avanti, ma il mio desiderio è quello di rimanere in un mondo “timeless”, senza stagioni, con semplicità, verità e libertà.

LOI:In quale epoca avresti voluto vivere?
G.B. Ammiro molto la moda degli anni 20, 40, 50 e 60. Mi piacciono Balenciaga, Gres, Dior e tutti gli stilisti che hanno saputo giocare e creare con il tessuto. L’abito deve ballare con la donna. Deve essere lei a portarlo e renderlo importante. Non credo nella donna che si piega alla “moda”.

LOI:Il tuo goal nel Futuro?  Sfilare?
G.B.Il mio goal è continuare a migliorare, sempre! Non mi voglio necessariamente far prendere dalla mania dalle quattro stagioni. Voglio restare fedele a me stessa, creare vestiti eleganti, belli e perfetti.  Il “made in Italy” è unico, desidero veramente portarlo avanti con la creatività e le possibilità che offrono questo mercato.

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