interviste

#TalkingWith Chiara Ferragni

Presentato a Venezia il documentario sulla vita dell’influencers e imprenditrice digitale Chiara Ferragni, Unposted.
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Sicura e caparbia non ha sbagliato un outfit, né una parola fuori posto, alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha presentato con la regista Elisa Amoruso il suo documentario. Abbiamo incontrato Chiara Ferragni durante l’attività stampa dedicata al suo film Unposted:

Ti chiedono di partecipare a tante cause umanitarie, perchè hai scelto quella contro il cyber-bullismo?
Quando pensavo alle varie iniziative proposte quella verso il cyberbullismo mi sembrava la causa che fosse mia, in cui ritrovarmi anche con la mia storia. Sono una vittima da sempre ma l’ho vissuta in maniera positiva. Pubblicavo già la mia vita prima di Instagram, perché è da quando ho 15-16 anni che pubblico foto e ho una community con cui interfacciarmi quotidianamente online. Buona parte cercava di sminuire quello che stessi facendo. Queste critiche, soprattutto in maniera gratuita e cattiva, non costruttiva, mi facevano molto male e facevano dubitare anche me stessa. Adesso è più facile fregarsene delle critiche, ma all’epoca era più difficile. Ecco perchè ho sposato questa causa. Tutto oggi succede sui social, pensate quindi come queste critiche possano fare male. Una cosa che accomuna chiunque. È facilissimo essere un leone da tastiera, quindi bisogna battersi per insegnare all’utente a ricevere critiche negative, prenderne il giusto ma seguire sempre i propri istinti.

Entrerà mai in politica?
Non mi candiderei mai e non mi ci vorrei mai mettere.

Avere successo è una colpa se sei una donna?
Ci sono dei pregiudizi fortissimi della nostra società in questo senso. 

In Unposted si riferisce a lei spesso in terza persona, come mai? 
Sono una persona trasparente e nella realtà ho più sfaccettature rispetto ai social, ma sono la stessa persona. Parlo di me in terza persona perchè mi riferisco all’idea della persona che sempre più vorrei essere, ecco perchè parlo in terza persona della Chiara che vorrei. È la persona a cui ambisco di essere. 

I social non sono dunque da demonizzare?
Social hanno creato un nuovo linguaggio, rapporto più diretto. Adesso puoi scrivere al brand. Prima era difficile creare un dibattito. Ora possiamo, e dobbiamo farlo. 

 

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