interviste

#talkingwith Ghostpoet

by Michaela Laczko
05.10.2017
In conversazione con Ghostpoet che ci racconta del suo secondo album "Dark Days + Canapés" e qualcosa di sé...

Iniziamo da “Ghostpoet”…Da dove viene questo nome?

Volevo un nome che non fosse collegato a nessun genere in particolare e che rappresentasse un punto d’accesso per tutti coloro che sono grandi appassionati di musica.

 

Credi ai fantasmi?

No. Ironico, vero?

 

Hai appena registrato il tuo nuovo album “Dark Days & Canapés”. Com’è un giorno nello studio di registrazione? Raccontaci un po' della tua routine, come funziona?

Un tipico giorno in studio comporta un mucchio esperimenti, poi un processo metodologico di dissezione e l’eliminazione di elementi inutili. A dir la verità niente di speciale.

 

“Dark days & canapés”.. come hai trovato questo titolo? Cosa ti ha ispirato?

Mi piace giocare con le parole e con il loro significato. E' divertente leggere frasi in compagnia che, su carta, sembrano imbarazzanti. In questi termini, ho sentito che il titolo dell'album era il riflesso dei cambiamenti sociali, emotivi ed economici che stavamo attraversando in questi tempi incerti.

 

Ci sono altri progetti, oltre all’album/tour, su cui stai lavorando? O su cui lavorerai in futuro?

Sto per iniziare un nuovo programma radio online per la stazione di Margate, la città inglese che adesso considero casa mia.

 

Qual è la parte migliore di esibirti davanti ad una grande folla?

L’indescrivibile connessione sonica che si instaura con gli esseri umani.

 

Come hai sviluppato il tuo stile personale e come sei diventato sicuro che questo sia quello più calzante per te?

Immagino che questo dipenda dal fatto che nella mia vita cerco di essere semplicemente me stesso e di fare ciò che mi rende felice.

 

Qual è la cosa più pazza che è accaduta mentre ti stavi esibendo?

Il lancio del reggiseno sul palco immagino. Un po’ “più strano”, non proprio pazzo, ma penso che vada bene come risposta alla domanda.

 

Suoni spesso nei festival, hai qualche aneddoto da raccontare nel post esibizione?

Quello che succede al festival, rimane al festival.

 

Come ti prepari per la performance?

Suono della musica punk davvero molto rumorosa, quindi mi rilasso e sorseggio qualcosa di alcolico.

 

“It’s all palmtrees and appletinis”, qual è il tuo drink preferito e dove preferiresti berlo?

Vodka forte con due cubetti di ghiaccio e una spruzzata di limone. Da solo, in una stanza scarsamente illuminata.

 

Cosa c’è nella tua playlist oggi?

Protomartyr, Nadine Shah, Benjamin Clementine, Captain Beefheart, Richard Hell, This Is The Kit, Skinny Pelembe.

 

Nella tua gioventù, cosa ascoltavi? Hai attraversato qualche fase particolare?

Quando ero ragazzo non consideravo nulla “strano” o “particolare”. Mi piacevano artisti e band come Badly, Drawn Boy, Sepultura, Iggy Pop, Squarepusher and Patti Smith.

 

Se la tua musica fosse un quadro, quale sarebbe?

Uno costoso.

 

Se la tua musica fosse una parola, quale sarebbe?

Instabile.

 

Se la tua musica fosse un’emozione, come ti farebbe sentire?

Sicuro.

 

 

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