interviste

Priscilla Tea

by Valeria Montebello
20.06.2017
Dove vanno a finire le immagini che ci passano davanti agli occhi in continuazione, quelle che scordiamo un attimo dopo? E le lettere che digitiamo a caso, mentre pensiamo ad altro?

Priscilla Tea, classe ‘83, vincitrice del Club Gamec Prize 2017, con le sue opere, risponde a questa domanda. I suoi sono panorami a metà, che comprendono sia la vita virtuale che quella reale.

“La pittura e lo schermo riflettono la dualità che viviamo ogni giorno. M'interessa ripensare l’idea di spazio, che li comprenda entrambi”, dice l'artista.

La realtà è aumentata e ha bisogno di essere rappresentata. Dallo schermo alla tela. Senza tornare indietro. Tea usa mezzi antichi (pittura, tela) per dipingere il contemporaneo, per fissare un mondo. Pittura paesaggi di internet fuori dallo schermo, innestandoli alla realtà, come ha fatto durante la sua ultima personale a Berlino: “Ho usato la nebbia artificiale in modo che lo spazio del quadro si estendesse in quello reale e viceversa”.

Cos'è lo schermo per te?, le chiedo. “Lo schermo è un confine”. E le sue tele oltrepassano in continuazione questo limite. È come se la lucidità del vetro del computer uscisse fuori dalla pittura, luminosissima, anche se dai colori tenui. “Gli spazi rappresentati nei quadri sono influenzati dall’estetica dei virtual worlds che si sono configurati all’inizio del 2000. In realtà siamo già immersi nello spazio online, quando la VR sarà più sperimentata questa percezione diventerà più chiara”. 

Opere che escono dal pc e si mischiano al mare, al deserto, alle immagini che sono entrate negli occhi dell’artista. Acqua, nuvole, aria, cielo, luce, spigoli, dune, oasi, riflessi. “È l’accessibilità che trasforma un pensiero astratto in luogo. Questi paesaggi rappresentano un’idea di spazio che già esiste in cui online e reale sono uno l’estensione dell’altro”.

Aria, acqua, cielo, illimitato. Gli elementi greci si mischiano al digitale, allo schermo che da piatto diventa tridimensionale. “M’interessano gli elementi base della natura perché ne ritrovo l’essenza online dove vengono usati per scandire lo spazio al di là dello schermo creando un luogo sospeso nel quale coesistono multiple finestre temporali, uno scenario molto più vicino al reale della nostra stessa percezione del reale”.

Questa semplicità sa di un tempo potenzialmente eterno, circolare. Spazio e tempo si dilatano, si allontanano dalla percezione sensoriale, immediata, e tutto si trasforma in un pensiero semplice, ripetuto in gesto, in una linea mossa che sembra un mantra distensivo, un’iniziazione ad un nuovo tipo di meditazione. Nelle tele di Tea non ci sono cieli e mari particolari, ma cielo e mare assoluti, metafisici. Pezzi di un mondo che abbiamo sotto agli occhi ma che non vediamo. È come se scavasse nelle immagini e ne tirasse fuori l'essenziale. Spingendosi addirittura a ricreare zone silenziose e incontaminate, difficili da trovare nella realtà: “Online si trovano luoghi senza tempo, deserti, calmi, liberi, che non esistono quasi più nella realtà”.

Montagne innevate tagliate in due, la partizione di colore che si ripete, che forma due tramonti. Un'immagine che sfarfalla, subisce qualche interferenza. Poi le montagne diventano due linee su fondo blu che degrada verso il bianco. E dove è blu, la linea è bianca, dove è bianco, la linea è blu. Come qualcosa di scritto, che ha perso la sua forma: la lettera si è sciolta ed è diventata linea sconnessa, grassetto colorato.

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