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#TalkingWith David LaChapelle

Un'intervista a David LaChapelle, il fotografo contemporaneo più irriverente.
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Irriverente, sfrontato, e surreale come la sua arte, David LaChapelle è una della star della fotografia contemporanea. Con le sue immagini iperrealiste e dal fascino pop, il fotografo americano ha raccontato il mondo a cavallo del nuovo millennio, svelandone fascino ed eccessi, in un gioco dialettico tra edonismo e disincantata ironia. Allievo di Andy Wharol, con il suo occhio indiscreto ha immortalato le stelle più brillanti della moda, del cinema e dello spettacolo, e ha contribuito a lanciarle nel vortice a volte spietato della notorietà, per poi prenderne le distanze. E’ il 2006 quando abbandona il mondo scintillante pailettes e lustrini della moda per trasferirsi alle Hawaii, suo nuovo Eden, dove vive una fase più intimista e matura della sua vita. Anche i temi della sua fotografia cambiano: si fanno spazio i paesaggi, gli elementi naturali, e il rapporto tra l'Uomo e l’ambiente che lo circonda. Lo incontriamo a Venezia, in occasione della presentazione del nuovo Calendario Lavazza 2020 Earth CelebrAction che porta la sua firma.  Di poche parole, defilato, con uno sguardo a tratti perso nel vuoto, quasi come volesse afferrare i concetti e le parole giuste per rispondere alle nostre domande, il fotografo americano si racconta a noi.

La fotografia è stata sempre la sua vocazione? 
L’arte in generale è stata sempre la mia vocazione. Sin da piccolo, mentre i miei coetanei si divertivano a giocare tra di loro, io seguivo corsi di arte plastica, mi appassionava. A17 anni, ho scoperto la fotografia. Un mondo tutto nuovo, me ne sono innamorato. 

Cosa l’ha colpita di questa arte?
La sua forza straordinaria. La fotografia era un potente strumento di comunicazione attraverso il quale potevo esprimere le mie emozioni. Oggi quello stesso mezzo mi permette di esprimere la mia visione personale e non solo.

Ricorda il suo primo servizio fotografico?
Ero un adolescente molto curioso, andavo in giro con la macchina fotografica, ogni occasione era buona per scattare e sperimentare. Frequentavo il college, ed ho ritratto i miei compagni di dormitorio completamenti nudi. Quello è stato il mio primo servizio fotografico. Davvero bello.

Come costruisce il suo immaginario?
Senza regole. L’ispirazione non conosce alcuna gerarchia. E non va cercata a tutti i costi, arriva… 

Cosa ha voluto raccontare con il nuovo calendario Lavazza? 
Il profondo legame dell’uomo con la natura. Abbiamo scattato alle Hawaii, un luogo di grande spiritualità, e attento a proteggere le proprie risorse primitive e sacre.  Nella Giungla abbiamo immortalato la bellezza della natura e l’abbiamo raccontata attraverso le immagini del calendario che invita ogni essere umano all’azione in difesa dell'ambiente.

Cosa l’ha spinta ad accettare questa nuova collaborazione?
Lavazza non è solo una grande azienda, ma una grande famiglia sensibile a temi importati come la sostenibilità, la protezione dell'ambiente e il rispetto del pianeta, in linea con la ricerca estetica che sto conducendo. Quando ho ricevuto la proposta ho subito accettato. Earth CelebrAction, non solo celebra la bellezza della natura, ma invita l’essere  umano ad agire in prima persona in difesa dell'ambiente. Ogni essere umano è parte di un delicato e magnifico equilibrio, e spetta a ognuno di noi il compito di preservarlo con un atteggiamento più attento e responsabile.

Lei è stato allievo di Andy Wharol. Che ricordi ha di lui? 
È stato il primo a offrirmi un lavoro come fotografo per Interview Magazine. Erano gli anni 80, avevo 19 anni e tanta voglia di sbarcare il lunario. Andy era una persona semplice e solitaria. Ci siamo incontrati a un concerto, mi sono presentato e gli ho subito detto: ”Sono un fotografo, vorrei poterle mostrare il mio lavoro”. E lui mi ha risposto: ”Passa a farmi visita nel mio ufficio”. Il giorno seguente ero da lui. Così è iniziata la nostra collaborazione. Inteview era la rivista patinata del momento. E’ stata una grande scuola che, con Andy, mi ha davvero insegnato molto. 

Cosa ha imparato?
“Fai ciò che vuoi, ma fallo bene” mi ripeteva Andy. Negli anni questa è diventata la mia filosofia.  Collaborando con Interview, ho poi imparato che il successo e la celebrità sono effimeri, e di non curarmi di ciò che la gente può dire o pensare.  C’è sempre qualcuno che non ci approva…

Nel momento di maggior successo, si è ritirato dal mondo della celebrità’ per concentrarsi sulla sfera artistica del suo lavoro. Perché?
E’ stato nel 2006. Ero arrivato al capolinea di un percorso umano e professionale. Ho raccontato tutto ciò che potevo raccontare del mondo della celebrità, non avevo più argomentazioni. Negli ultimi anni stavo maturando un senso di estraneità da quel mondo, avevo l’impressione che la moda e il glamour stessero lasciando spazio al materialismo, a tal punto da perdere la loro bellezza. Oggi ho una maturità diversa, e le mie foto riflettono questa evoluzione che inaugura un nuovo capitolo della mia vita.

La fotografia può essere uno strumento per cambiare il mondo?
Non posso dirlo con certezza. Sicuramente può suscitare un‘emozione, stimolare una riflessione, e invitare all’azione.

La moda è arte o no?
Non sempre. A volte mostra sola merce, altre invece, può trascendere e diventare un'esperienza sicuramente artistica.

E la bellezza, invece, che cos’è per lei?
Il personaggio di Hannah, ne “La notte dell'Iguana“ di Tennessee Williams, dice: "Niente di umano mi disgusta.... a meno che non sia scortese o violento". Mi ritrovo molto in queste parole. Sono sempre affascinato dal trovare la bellezza in luoghi non convenzionali, non ancora battuti, e perché no? persino banali.

E l’amore? 
Dio è amore…

Se un giorno per qualche ragione non potesse più fotografare, che cosa farebbe?
Mi dedicherei alla musica, le emozioni sono molto simili a quelle della fotografia.

Fra 50 anni, cosa le piacerebbe che si dicesse di lei?
Nulla in particolare.

Earth CelebrAction - Il calendario di Lavazza 2020

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