interviste

#TalkingWith Anna Foglietta

In occasione dell'uscita di "Genitori, quasi, perfetti", incontriamo l'attrice romana
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Anna Foglietta è un’attrice italiana particolare, celebre per i tanti ruoli e il talento, tanto discreta nella vita privata quanto appassionata nel ruolo di presidentessa della sua Onlus: EveryChildisMyChild.
La prima cosa che noti quando la incontri è il sorriso e il modo di fare super easy, non è “affettata” come molte sue colleghe, è spontanea, genuina che quasi non le credi. Conoscendola un po’ capisci quanta energia e precisione mette in ciò che fa: in famiglia, nel lavoro e nelle sue cause.

Mamma di tre bimbi, porta al cinema la madre single quarantenne protagonista di “Genitori, quasi, perfetti” (regia di Laura Chiossone), ruolo molto distante dalla sua quotidianità, ci racconta così la sua esperienza.

In "Genitori, quasi, perfetti" interpreti una madre single 40enne, come ti sei trovata in questo ruolo?
Per me interpretare significa mettersi a nudo per indossare gli abiti del personaggio, per cui mi sono immersa totalmente in questa donna così differente da me e questo mi ha dato nuovi spunti. Crescere un figlio da soli è un altissimo stress psicologico ed emotivo: non hai nessuno con cui confrontarti sull’educazione, i problemi, la vita di tutti i giorni, se non hai un partner devi cavartela. Il mio personaggio è incasinato ma le si perdona tutto perché è mossa dal voler il meglio per suo figlio.
Il bambino è intelligente e brillante, alle volte sembra quasi più maturo della madre.

Siamo in un momento storico dove, per colpa dei social, tutti devono essere perfetti. Il film tratta proprio questo tema, tu cosa ne pensi?
La differenza fra mamma e genitore è essenziale: io sono la mamma dei miei figli ma per la società sono un genitore e per cui dovrei essere perfetto. Questa nuova genitorialità si sta evolvendo in modo inquietante, devi sempre essere compiacente nei confronti degli altri, secondo me la perfezione rende noiosi e imperfetti, che ironia.
I social hanno acutizzato quest’idea, i bambini sono sovraccaricati di aspettative e ormai non siamo più capaci di essere felici al di fuori dei figli, ne parliamo sempre, anche quando abbiamo una “serata libera”.

Quanto è importante il giudizio degli altri?
Adesso ho imparato a fregarmene, col mio primo figlio ero molto attenta, gli parlavo come fosse un adulto quando invece è solo un bambino. Oggi ho capito che è importnate stare bene nei rapporti personali e a sospendere i giudizi.

A cosa stai lavorando?
Sto finendo di girare la docufiction su Nilde Iotti, una figura da conoscere, parte fondamentale della vita politica italiana e soprattutto una donna che ha difeso strenuamente i diritti delle donne. Questo è, senza ombra di dubbio, uno dei ruoli più importanati della mia vita.

Che cos’è il femminismo per te?
Il femminismo oggi è rivendicare, con fermezza, l’idea che non devi fare qualcosa solamente per un uomo. Questo non vuol dire rinunciare alla propria dose di femminilità o al volersi sentire coccolate e protette dal proprio compagno.

Parliamo del film che hai appena finito di girare con Carlo Verdone, cosa ci puoi dire?
Carlo Verdone torna con un grande film fatto di risate, tante, ma anche di emotività. Un’analisi arguta e spiritosa degli aspetti intimi e profondi della psiche umana. Carlo è patrimonio nazionale!

Qual è il personaggio che hai amato di più interpretare e quello che vorresti in futuro poter impersonare?
Io amo le donne forti, con grandi ideali, quelle che hanno molto da dire. La scelta, per cui, ricade su Alda Merini che ho avuto l’onore di portare a teatro. Poter recitare tutte le sere un personaggio così importante è stato un privilegio, mi son resa conto di quanto sono fortunata a fare questo lavoro. Ho espiato tante delle mie frustazione con le sue parole. In futuro vorrei un giorno poter dar vita a Evita e Frida Kahlo, donne intellegenti.

Next step? 
Due monologhi a teatro, ma per ora è tutto top secret.

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