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Richard Quinn veste Perrier Jouët

L'iconico champagne tra moda, party e tradizione
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Un gusto delicato, fiorito, e una bottiglia resa inconfondibile dagli anemoni Belle Epoque di Emile Galle’: sono i tratti distintivi dello champagne Perrier-Jouët. Per raccontarlo, la Maison di Epernay nata nel 1811 ha lanciato il progetto Artisans of the Wild, una community di creativi appartenenti a vari settori in grado di esaltarne il particolarissimo rapporto con la natura. Un rapporto nel cuore dell’heritage del marchio: fin dall’inizio infatti i fondatori, Pierre-Nicolas Perrier e la moglie Rose Adélaide Jouët, si distinguono dagli altri proprietari di cantine della Champagne per la passione per i giardini, piantando nelle serre attorno alla loro casa oltre 400 specie vegetali, ananas incluso. Tra i primi Artisans of the wild la designer inglese Bethan Laura Wood, col suo albero onirico visto anche all’ultimo Salone del Mobile. Ma è al recente festival di Cannes, alla cena dell’Amfar, che è stato presentata l’ultima collaborazione della Maison, con una statuaria Winnie Harlow vestita da Richard Quinn in un abito couture interamente ricamato col motivo floreale delle prime etichette Perrier-Jouët. La continua reinvenzione dell’heritage Art Nouveau è un modo per celebrare lo spirito dei fondatori, la loro casa arredata con mobili di Hector Guimard (e un ritratto della star del cabaret Yvette Guilbert di Toulouse-Lautrec). La scelta di Richard Quinn si è imposta come un’evidenza: il diplomato della Central Saint Martins ha restituito alla stampa (e successivamente al ricamo) floreale il suo aspetto edgy, privo di romanticherie, fatto di colori accesi, spesso in vivido contrasto tra loro e macro motivi, fino dal suo debutto alla sfilata conclusiva della Scuola. Altrettanto evidente per i codici Perrier Jouët la scelta dell’ambassador: Winnie Harlow, la modella canadese di origine giamaicana affetta da vitiligine che ha saputo trasformare la depigmentazione della sua pelle in un asset, perché “non ci interessano i personaggi convenzionali, quelli che mettono d’accordo tutti: ci piacciono gli spiriti liberi, anche divisivi, portatori di segnali e messaggi forti”, come sottolinea Antoine Flament, responsabile della comunicazione Perrier-Jouët. Visto da vicino, nello studio di Peckham dove Quinn stampa i suoi tessuti, l’abito è ancora più intrigante: la forma essenziale, squisitamente couture, è il supporto perfetto di un ricamo eseguito in India e dominato dal blu pavone il rosa il verde...
È affascinante osservare le 3 assistenti di Quinn intente alla stampa dei tessuti, le varie distese del colore, l’asciugatura manuale col phon tra l’una e l’altra per accelerarne i tempi..Quinn ha reinventato anche l’iconico intreccio di anemoni signature di Perrier-Jouët: “Penso di aver bevuto champagne per la prima volta in vita mia dopo la sfilata conclusiva della scuola” ammette divertito, eppure ritrovarsi coinvolto nel progetto sembra apparirgli naturale. Del resto fino ad oggi la sua carriera è stata velocissima: Col denaro guadagnato per una collaborazione con H&M ha aperto lo studio di Peckham, poi sono venuti la collaborazione con Liberty, il sostegno di editors influenti come Katie Grand e Sarah Mower, ovviamente il coup de theatre dell’apparizione della regina Elisabetta accanto ad Anna Wintour alla sua sfilata, le varie celebrities che hanno assicurato ai i suoi abiti la necessaria visibilità, da Beyonce ad Amal Clooney, un’altra collaborazione prestigiosa con Moncler Genius..Quinn sembra assolutamente sicuro di se’, sembra avere la certezza che le cose verranno naturalmente: il profumo, gli accessori...un passo alla volta, e solo quando si presenterà il partner davvero giusto, per il momento la collaborazione con Perrier-Jouët è destinata a continuare...

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