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Cucina di sostanza da Alfresco

Lo chef Nicola Delfino propone un nuovo approccio informale ma elegante, con un menu che punta sull’eccellenza delle materie prime e sulle influenze romane.

Alfresco è un termine con il quale gli anglosassoni definiscono il “mangiare all’aperto”, ma è anche il nome di uno dei ristoranti più noti agli habitué della buona cucina di Milano.  La location bucolica che fa dimenticare di essere in centro città, si sviluppa attraverso ampie sale arredate con un tocco caldo e accogliente, dal profumo di casa. Infatti, qui si mangia con i piedi poggiati su grandi tappeti, circondati da piante e da una ricca selezione di vini, oppure nella sala con tavolo alto e vista privilegiata sulla cucina. Come se non bastasse, tutto il locale è incorniciato da vetrate che affacciano sul cortile, una vista rilassante d’inverno e cuore pulsante del servizio quando arriva la bella stagione.

Da sempre apprezzato per il menu oltre che per la bellissima cornice, il 2017 ha portato una ventata di novità in cucina, grazie all’arrivo dell’impetuoso chef Nicola Delfino. Genovese di nascita, ma romano di adozione, è giunto a Milano dopo essersi follemente innamorato del locale. Un colpo di fulmine che lo ha portato in soli due mesi a trasferirsi, chiudendo il suo ristorante nella capitale, Benito al Ghetto, dove proponeva una cucina attenta alla tradizione, ma rivisitata in chiave contemporanea. Con grande dispiacere della critica romana, ma per la fortuna dei palati milanesi, ha portato in via Savona un nuovo approccio, che ha mantenuto il tocco elegante di Alfresco, rendendolo più informale, poiché, come dice lui, dentro a un ristorante si deve sentire la gente che parla. Oltre ad aver rivoluzionato l’approccio in sala, lo chef propone un menu che parla di lui in modo semplice e diretto. I piatti di mare nascono dalla sua grande passione per la barca e la pesca, mentre quelli della tradizione romana rappresentano la “sostanza” con la quale ha sperimentato negli ultimi sette anni. Ma la cosa a cui Nicola Delfino tiene di più sono le materie prime, per le quali ha un amore quasi viscerale. Le cerca e le prova, rivolgendosi a piccoli produttori locali per garantirne l’eccellenza.

Il menu degustazione racconta in modo perfetto il suo approccio: due entrate di mare delicate preparano il palato a primi e secondi piatti con note più forti. Si inizia con una bugnola di baccalà, mantecato in pastella di birra artigianale con composta al fico d’india, per passare poi a macco di fave, ovvero una zuppa di pesce e conchiglie. Si prosegue con un piatto ricco di contrasti: lo spaghettone aglio, olio e peperoncino terminato con scampi crudi di santo Stefano. Un perfetto equilibrio di temperature, due consistenze che si completano unendosi alla delicatezza del crostaceo, seguite da un’esplosione piccante.

Spaghettone aglio, olio e peperoncino e scampi di santo Stefano 3.jpg
Macco di fave con zuppa di pesce e conchiglie 3.jpg

Arriva poi il cavallo di battaglia romano, una carbonara ubriaca che sembra una gricia, dove il Franciacorta incontra la consistenza cremosa delle uova a pasta gialla e la croccantezza estrema del guanciale.

Il crescendo di sapori continua con una costina fondente di agnello spagnolo, cotta quattordici ore e abbinata a puntarelle e salsa alle alici, mentre l’ultima portata di mare, ha con sé note affumicate con baccalà al pil pil e cavolo nero bruciato.

Un babà caramellato con crema pasticcera conclude la cena con un’interessante crosticina dalla consistenza croccante. Un consiglio: se capitate Alfresco provate anche il famoso tiramisù dello chef.

 

Alfresco,

Via Savona, 50 — 20144 Milano

02 49533630

location 4.jpg
costina fondente di agnello spagnolo con le puntarelle di salsa di alici 3.jpg
baccalà al pil pil con cavolo nero bruciato 1.jpg

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