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Miuccia Prada

Miuccia Prada compie 69 anni. Grazie al talento, alla modernità, alla fedeltà ai suoi principi e ad un approccio intellettuale al design, è riuscita a far crescere una delle case di moda più influenti al mondo partendo da una piccola azienda familiare.
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Miuccia Prada non ha mai voluto essere una stilista. Ciò contraddiceva le sue aspirazioni: studentessa di scienze politiche, femminista e membro del Partito Comunista. Fino al 1978 non mostrava un concreto interesse per l'azienda di famiglia: un marchio di accessori in pelle "Fratelli Prada" con un negozio nella galleria Vittorio Emanuele II nel centro di Milano."Per una femminista, scegliere la moda, sarebbe stato molto imbarazzante" ha raccontato in un'intervista al critico di moda Robin Givan. Eppure in qualche modo è successo. Nel 1985 ha realizzato la prima linea di accessori - zaini in nylon - e nel 1988 la prima collezione femminile di prêt-à-porter. "Forse non mi piace la moda. Ma io amo i vestiti. Non ho mai pensato di diventare una designer". Oggi Miuccia Prada realizza collezioni per Prada e Miu Miu, e insieme a suo marito Fabrizio Bertelli, è responsabile del gruppo Prada (che comprende anche Church's and Car Shoe) e della fondazione omonima che sostiene l'arte contemporanea. Ciò che teme maggiormente è la ripetizione del lavoro di qualcun altro. "Quante volte ho rifiutato di fare qualcosa, perché qualcuno lo ha fatto prima di me. Perché vogliamo essere originali. Tutti i designer dovrebbero sforzarsi di essere unici. La maggior parte, tuttavia, sceglie di rubare tranquillamente le idee degli altri" ha raccontato ad Alexandra Fury.

Qual è dunque la rivoluzione di Miuccia Prada?

Moda come arte

Il nome Prada divenne quasi immediatamente sinonimo di moda intellettuale, dovuto al fatto che la designer ha sempre lavorato a stretto contatto con artisti, cineasti e architetti. Wes Anderson ha girato campagne pubblicitarie per Prada, Rem Koolhaas ha creato il padiglione Prada Transformer e il progetto del centro espositivo La Fondazione Prada, Jacques Herzog, Pierre de Meuron e Damien Hirst hanno preso parte a collaborazioni con la maison, nove artisti hanno lavorato alla scenografia per la sfilata primavera-estate 2018 e ancora tanti altri nomi possono essere aggiunti a questa lista. Dopo la collezione di debutto del 1988, è stato subito chiaro che dietro ogni collezione vi fosse una componente ideologica complessa, non sempre compresa al primo sguardo. Sul processo creativo, racconta: "quando ho un concetto formulato chiaramente, il lavoro è finito". Per il trasferimento dell'idea ai vestiti, Miuccia lavora insieme al direttore del design Fabio Zambernardi. Tutto questo è simile al lavoro di un curatore d'arte.

Sull'onda della popolarità delle scarpe "brutte" e in generale della tendenza "brutto" è il momento di ricordare che per la prima volta questa parola è stata introdotta nel lessico moda da Miuccia Prada. E poi non è stata una mossa di marketing, come nel caso di Vetements, ma una dichiarazione politica. "Studiare il brutto per me è molto più interessante della bellezza, che per sua natura è borghese. Perché? Perché la bruttezza riguarda la persona. Rivela il suo lato oscuro e sporco. Nella moda, può trasformarsi in uno scandalo, ma nel mondo dell'arte è uno dei temi chiave - soprattutto nel cinema e nella pittura", racconta.

Nella foto: Prada primavera-estate 1996

 

Ecco perché nelle sue collezioni, ad esempio, non c'è mai stato spazio per le silhouette anni '50 - con un corpetto aderente, una vita sottile e una gonna lussureggiante. Perché è convenzionalmente ritenuto bello, e quindi, è borghese, dunque banale e poco interessante. Scarpe a punta squadrata e colori complessi, come il marrone sporco - è tutta un'altra storia.

Prada Primavera-Estate 2013

"Come apparire elegante? Per saperne di più studia la storia della moda, guarda film, leggi libri, approfondisci la psicoanalisi. Sii te stesso, e questa domanda non ti si presenterà più." Una volta Miuccia Prada mi ha dato questo  inestimabile consiglio. Per l'odierna opinione pubblica e per il dibattito sul femminismo, suona non solo reale, ma profetico. Qui è importante notare che Miuccia Prada ha sempre sostenuto questo punto di vista. E' più importante impegnarsi nell'auto-sviluppo piuttosto che cercare di compiacere qualcuno. Anche negli anni '90, quando le stampe animalier erano particolarmente apprezzate, le gonne erano molto corte e le tute molto aderenti come quelle di Giorgio Armani e Versace. E lo ha trasmesso nelle sue collezioni: pantaloni del pigiama a mo' di abito di seta nella collezione del 1995 o jumpsuit trasparenti su un abito da ufficio nel 2002.

Nella foto: Prada primavera-estate 1995

Miuccia Prada rifiuta la sessualità femminile? Niente affatto. Si offre solo di guardarla da un angolo meno familiare ed avere la possibilità, con un nuovo look, di liberarsi dal cliché che lo considera uno strumento di emancipazione: "La moda è uno dei modi più economici per cambiare te stesso".

Prada primavera-estate 2017

Sì, Miuccia, di regola, fa ancora appello a piume, feticci, motivi di lino e tutto ciò che è considerato come "strumento di seduzione". Ma tutto per lo stesso scopo: sollevare la questione se sia oggigiorno possibile condannare una donna per la sua voglia di essere attraente, reandendola oggetto di scherno agli occhi degli altri, di coloro che, in generale, hanno stabilito i criteri della sessualità e quale ruolo ha avuto la società in tutto ciò.

 

La stilista evita accuratamente le banalità nel suo lavoro, ma spesso ricade nel territorio di stereotipi e cliché. Ad esempio, i suoi hippie visti in passerella con abiti di lino, gonne dai colori sgargianti e ricami per la primavera estate 1999 corrispono alle classiche nozioni di hippie. Ma in effetti, a ben guardare non sono affatto simili a loro, perchè Miuccia si ispira alle immagini stereotipate, familiari, per restituirne un'immagine opposta, controcorrente.

Nella foto: Prada primavera-estate 1999

Autocitazioni

Nel 2018 gli archivi delle case di moda divennero uno dei principali argomenti di discussione: Calvin Klein, Versace e Helmut Lang si rivolsero alla loro eredità. La maison, seguendo fedelmente le tradizioni del postmodernismo, è sempre stata impegnata in questo - nel 1995 riprende infatti il tema del nylon già in voga nel 1985 - dall 2004 sono tornati i vestiti pieghettati con piume in scena qualche stagione fa, e per la nuova collezione autunno-inverno 2018/2019 ecco le scarpe con applicazioni voluminose sotto forma di lingue di fiamma, che molti ricordano nel 2012. E no, non è una ripetizione, è una citazione collocata in un contesto completamente nuovo.

Prada primavera-estate 2012

Miuccia Prada dice "Prada girls" non esisterà mai. La collaborazione non le interessa, perché nel formato che è praticato ora, è solo un modo per guadagnare rapidamente un sacco di soldi, e "il denaro è l'ultimo problema". E come prima non ha alcuna intenzione di compiacere qualcuno. Questo ideologia ha avuto delle ripercussioni soprattutto nel business. Due anni fa, ha avuto conseguenze allarmanti - nel 2016, l'utile annuo è sceso a quasi il livello del 2011, quando Prada ha tenuto una IPO. Nel 2017, i dati non si sono ripresi del tutto e non hanno soddisfatto le aspettative degli analisti.

Nella foto: Prada autunno-inverno 2015

 

Ma tutto questo sembra un prezzo abbastanza adeguato per l'opportunità di non deviare dai loro ideali e ogni nuova stagione si sviluppa di 180 gradi. Mentre molti designer si stanno avvicinando ai millennial, Prada è al passo con i tempi, che non sono ancora arrivati.

Miuccia Prada per Interview Magazine

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